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06:10 del Mercoledý, 23 Febbraio 2011
Ed è impossibile quando parli con la tua migliore amica, spulciare le sue immagini tanto per, per poterla avere ancora in mente, per poterla immaginare anke se non vi vedete da un sacco di tempo, e quando vedi quella foto anke se l'hai già vista dieci,cento, mille volte, ti colpisce ancora, rimani basito, di sasso, e inizi magari ad essere un poco geloso, un tantino, beh tanto geloso, perchè l'amicizia è amore infondo, amore corrisposto attraverso un profondo senso di stima ed attaccamento alla persona..E a volte ti capita che inizi a tremare, perchè? Perchè hai paura infondo, ammettilo, hai paura che la sua bellezza valga molto di più dell'amicizia ke vi lega, e che un giorno si vanifichi tutto, il vostro rapporto, i ricordi, e tutto quello che avete condiviso insieme. Perchè in fondo io le mie migliori amiche le Amo..Ed è una gelosia inutile nell'amicizia, perchè chi è amico per sempre lo rimarrà tale. Ma tu, povero stolto hai paura, paura di perderle, perchè verrà quel fatidico giorno chiamato innamoramento in cui il suo ragazzo inizierà a fare le fregnacce, a rompere gli ermenicoli, e a farti allontanare da Loro, ma tu rimarrai zitto, sopprimendo nel tuo interno le ferite, e con una faccina nel mexx le dirai stai tranquilla ci sentiamo domani. Non credere quando ti dicono ''niente è per sempre'' tu rispondi ''Se le mie migliori amiche rappresentano il niente, allora vorrei vivere così per il resto della mia vita, perchè il niente che voi dite, per me è il Tutto.''
Autore: Damien MC
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08:49 del Sabato, 05 Febbraio 2011


<!--[if gte mso 9]> Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 "Di nuovo" pensai.

Mi girai e buttai il cuscino verso mia sorella."Ogni volta è la stessa storia". Lei schivò il cuscino e si buttò sopra di me, poi mi baciò sotto il mento. "Scema alzati" mi sussurrò in un orecchio."Lo sai che hai lezione, o vuoi che continui??" mi continuò a sussurrare in un orecchio, mentre con una mano accarezzava il mio corpo."La smetti? Lo sai che effetto mi fa. Dai, spostati mi alzo", la spinsi di lato e mi alzai."Dai scema io vado mi raccomando".Mi afferrò e mi diede un colpo di tacco sul sedere."Ma la smetti con sti colpi??", le gridai dietro mentre usciva di casa. Quanto la odio quando si mette in mostra con questi colpi di Capoeira, perché per essere precisi la mia sorellina, oltre a praticare l'arte della Capoeira dall'età di 12 anni è nientemeno che medaglia d'argento di arti e tecniche di combattimento alle gare nazionali di qualche anno fa. "Di nuovo, di nuovo in ritardo no ti prego" pensai mentre spingevo i piedi sui pedali della mia BMX. Andavo cosi forte che mi sembrava di volare quasi, i miei capelli erano liberi, al vento, come piace a me, e mi sentivo sopra tutti. E mentre pensavo al mio ennesimo ritardo scolastico non mi accorsi di quello che mi sarebbe accaduto."Attenta!!", mi sentii urlare dietro. I miei pensieri svanirono e la realtà tornò al suo posto, e a quel punto preferii essere immersa ancora nei miei pensieri. Un autotreno avanzava immerso a folle velocità verso di me, ed io pedalavo verso di lui.I miei occhi si spalancarono ancora di più prendendo atto della situazione critica, insensata, ma soprattutto assurda e pericolosa in cui mi trovavo. Le possibilità erano due: o evitavo una morte tragica e certa in qualche maniera o mi schiantavo contro l'avantreno dell'automezzo."Ma come??Rifletti cribbio!", mi dissi nella mente. Cominciando dapprima a frenare la corsa della mia bicicletta, poi guardandomi attorno disperata alla ricerca di una via d'uscita a morte certa."Il fioraio!" esclamai a voce alta intravedendo il negozio di Jimmy con la sua insegna a forma di fiore e il suo furgone parcheggiato lì davanti e alcune travi addossate al muso del furgone che Jimmy aveva scaricato. C'era il fioraio Jimmy, da noi soprannominato Jimmy Stecchino perché aveva il vizio di mozzicare gli stuzzicadenti e anche perché era di una magrezza impressionante, tanto che c'era persino chi diceva che fosse anoressico. In quel momento Jimmy sbraitava da dietro la vetrina del suo negozio con le braccia alzate e gli occhi allampanati dalla paura e dalla preoccupazione."Devo trovare una via d'uscita, e subito", e un idea mi balenò nella mente: c'era davanti al fioraio di Jimmy il suo furgone per le consegne e davanti una specie di rampa creata con degli avanzi di travi."E se?" mi dissi, riflettendo sulle possibili conclusioni del gesto che stavo per compiere arrivando all'ultima, forse la più scontata:"O provo o schiatto, tanto sarebbe lo stesso non provandoci". Così ripresi la marcia, pestando sui pedali della mia bici, riprendendo e poi man mano aumentando la velocità. E saltai, saltai sulla rampa, sul furgone di Jimmy il fioraio, reclinai la testa e mi venne un sorriso quasi spontaneo, nel vedere il viso di quel pover'uomo che quasi non schiattava dalla paura. Volavo letteralmente in aria, stavo entrando in un buon 360 gradi sorpassando il furgone di Jimmy, e l'autotreno. Quando con la coda dell'occhio vidi nella cabina del mezzo l'autista, era accasciato lungo i sedili, sembrava svenuto o cosa, un brivido di paura percorse la mia schiena e mi fece perdere il controllo della traiettoria della bici, stavo per superare il telone del rimorchio, quando ad un certo punto sentii un dolore lancinante alla mia schiena, capii che qualcosa non aveva funzionato come doveva, atterrai pesantemente di spalle, poi niente. Mi son alzata senza saper che brutta mattinata avrei passato, non ero andata a scuola quindi ero sola a casa, mia mamma era a lavoro e ritorna sempre alle tre di pomeriggio. Per i miei allenamenti una  mattinata del genere mi andava veramente a genio, non si sentiva anima viva per tutta casa, così silenziosa che se urlavo ero quasi sicura che avrei sentito il rimbombo delle mie parole per le pareti di casa mia. Scesi nel giardino sul retro con il pigiama, non c'era nessuno e poi il giardino era coperto da un pergolato quindi non si sarebbe visto lo stesso niente. Presi le katane che avevo sceso dalla mia camera e le sfoderai, le loro lame luccicavano al riverbero del sole. Passai una mano sul filo delle spade, erano davvero fredde, poi passai un dito sull'incisione che un mio amico mi fece su una delle due katane per il mio diciottesimo compleanno: il mio nome scritto in lingua cinese e sul pomo della stessa fece attaccare un nastro di seta bianco:"Perché quando ti vedo combattere mi assomigli ad una ballerina,  con quelle spade non combatti:tu balli."  Erano le parole che mi disse quel giorno, ed ogni volta che impugno questa katana mi vengono in mente quelle parole, e mi viene in mente lui. Stavo provando qualche affondo quando il mio cellulare squillò. Quasi lo odiavo ormai il mio cellulare, perché ogni volta che mi allenavo puntualmente squillava e qualche notizia usciva fuori."Ahh!" sospirai."Lo sapevo, giuro che la prossima volta lo fracasso sto cellulare. Chi sarà ora??". Presi il cellulare da sopra il tavolino e lessi la scritta in bianco che lampeggiava sul display."Nuovo messaggio ricevuto"."Come se ormai non lo sapevo, ormai sono una veggente con il mio cellulare, vediamo di chi è il messaggio di oggi." Non è che avevo una gran voglia matta di leggere il messaggio, e mentre mi rigiravo il cellulare tra le dita il display continuava a lampeggiare in una disperata richiesta di attenzione. "Jessy io un giorno ti decapito che cosa vuoi da me oggi??" ero in una fase di disperazione inca**osa così come la chiamo io, nel senso che quando mi succedeva una situazione come questa ero disperata ed inca**ata con chi mi inviava messaggi quando non volevo essere disturbata. Aprii il messaggio, all'inizio una sensazione di panico per quello che lessi, poi terrore solo sentivo dentro di me. La spada mi cadde dalla mano e rimbalzò sul filo della lama a terra con un tonfo sordo. Feci un salto dalla sedia, mi infilai le scarpe come una furia, raccattai al volo le chiavi di casa dal tavolino accanto all'entrata ed uscii di casa, in direzione dell'ospedale. Amo la libertà, ed è risaputo tra tutti quelli che mi conoscono, e quando sono libero sono felice, e voglio correre, saltare e fare pazzie."Evviva!!" esclamavo ogni volta che potevo star fuori di casa, ma quella mattina ero super contento, avevo appena terminato il terzo anno delle superiori, non è che mi piaccia così tanto la scuola come potrebbe sembrare, ma ero felice magari di poter conoscere qualche ragazzo o ragazza che abbia la mia stessa passione: il Freerun, ossia la corsa libera. Anche se il Parcour è il padre della corsa libera, il Freerun è la variante più tecnica, con salti ed acrobazie che superano la mente ed il coraggio umano. La cosa bella è che le persone che ci vedono ci scambiano per pazzi davvero e a me fanno ridere un sacco le espressioni stupite degli spettatori del momento. Certe volte le persone dicono delle frasi assurde del tipo "Scusami ma se ci sono le scale proprio al tuo lato perché vuoi saltare rischiando anche di farti male?". La nostra filosofia in un certo senso e che noi odiamo le barriere architettoniche e troviamo tutte le strade possibili per arrivare alla nostra destinazione senza usare scale o prendere ascensori, noi usiamo il nostro corpo come navigatore. Ero in vacanza quindi quel giorno ero libero, sfogandomi ed allenandomi ancora un po', quando circa ad un'ottantina di metri dal punto in cui mi trovavo un camion nero mi sfrecciò davanti ad una velocità spropositata per poi concludere la sua folle corsa distruttiva contro la parete di un vecchio magazzino demolendolo per tre quarti, e spargendo ciò che restava del carico dal pianale semidistrutto per tutta la zona circostante. Quando mi accorsi di un rottame, era l'asse di una bicicletta di quelle da BMX, più in là trovai la forcella della stessa, ancora più avanti la ghiera delle marce con la catena spezzata incastrata, e preso da una frenesia di cui non sapevo dire da dove venisse mi misi alla ricerca del ciclista, o forse di quel che ne restava. Mi imbattei in una pozza di sangue ed il cuore cominciò a martellarmi in petto, continuai ad avanzare facendo attenzione dove mettevo i piedi, quando intravidi un braccio che mi diede la conferma di aver trovato il suo corpo. Cominciai a spostare le macerie e tentare di liberare il corpo, quando mi accorsi che il corpo era di una ragazzina, forse sui diciassette anni, le liberai il capo e ci misi un braccio sotto per sollevarle il collo, una striscia di sangue raffermo le rigava la guancia scorrendo sul petto e finendo in una piccola pozza in terra. Aveva addosso solo il reggiseno perché di sicuro a causa dell'incidente la maglia le si era strappata, infatti era semi appallottolata qualche metro più in là, un top di quelli corti senza spalline, di un colore giallo canarino. Tornai a concentrarmi sulla ragazzina, aveva un paio di jeans larghi strappati alle ginocchia ed ai piedi un paio di scarpe da ginnastica, i capelli marroni, lunghi sino alle spalle ed un viso d'angelo davvero, di una bellezza immane anche se martoriato dall'incidente. La liberai dal resto delle macerie e la presi da sotto le ascelle cercando di fare più prudenza assoluta, poi piano piano cercai di portarla lontano dal luogo dell'impatto, con i piedi calciavo lontani i detriti che potevano creare qualche altro danno sul corpo della ragazzina, dato che comunque la stavo trascinando. Scelsi un punto sicuro in cui sdraiare il corpo della ragazzina e la depositai delicatamente al suolo, poi cercando di far mente locale sulle lezioni di pronto soccorso che un'ispettore della Croce Rossa Italiana veniva a tenere nella mia vecchia scuola, abbassai il mio capo sul suo viso, l'orecchio sinistro sulle sue labbra ed i miei occhi puntati sul suo petto, in cerca di qualche sintomo che mi faccia capire che fosse ancora viva. Il suo respiro era molto debole, i polmoni erano danneggiati dall'urto, sperando sempre che non erano stati perforati da qualche costola rotta, ma respirava fortunatamente. Tentai di parlarle, ma senza alcun esito. Presi di tasca il mio cellulare e tentai di chiamare il 118, ma il mio cellulare non dava segno di linea, quando sobbalzai di scatto, sentii una voce che mi chiamava ed una mano che mi toccava una spalla."Ehi tu!" Riconobbi il fioraio all'angolo, era appoggiato ad una vanga da giardino e si sosteneva il braccio sinistro all'altezza del torace."Ehi niente di rotto?Stai bene?Cavoli che casino che c'è qui!" stava finendo di parlare, quando vedendo il corpo della ragazzina i suoi occhi si spalancarono come se fosse stato punto da una vespa."Qui si deve fare qualcosa, e subito caro ragazzo mio". Era in preda all'agitazione, al panico più totale. "Dobbiamo chiamare immediatamente il pronto soccorso, o la perdiamo." Queste ultime parole mi uscirono, fredde, spente, come se la ragazza fosse senza speranza ormai. Quando mi ripresi, mi feci forza, dissi a me stesso che quelle lezioni di primo soccorso dovevano servire a qualcosa, che non potevo fare quasi niente perché non sapevo niente, ma potevo fare tanto per quel poco che so, che c'è una luce di vita per tutti, e che dovevo trovare la maniera giusta di far del bene. Jimmy mi guardò con una faccia stranita, come se vedesse in me un pazzo o roba del genere:"Ho provato prima di uscire in strada, il telefono è muto da me." Mi disse come se sapeva già la domanda. Mi alzai di scatto a quel punto, convinto che lo facevo per una giusta caus."Quanto dista l'ospedale da qui?" chiesi rivolto al fioraio. Jimmy, preso alla sprovvista dal mio gesto, si mantenne sul manico della vanga, e per poco non si ritrovava a terra se non lo sostenevo da un braccio."Ti ho chiesto quanto dista l'ospedale, non di farmi qualche acrobazia" mi venne spontanea come battuta, e credevo che se la fosse presa se ad un certo punto non intravedevo un mezzo sorriso tra le sue labbra."Circa una buona mezz'oretta, a piedi." mi rispose sicuro di sé. Mi stirai i muscoli, mentre un fantomatico orologio dava il via alla mia corsa contro il tempo e la morte, mi girai e rincuorai il fioraio-"Si prenda cura della ragazza, io arrivo subito." Volevo far vedere che ero in grado di far del bene, non solo a me stesso ma anche agli altri, ed ero sicuro che quel gesto mi avrebbe fatto star bene. "Woow!!" Ero in preda alla follia pura. Era un sogno diventato realtà."Sono il ragazzo più ricco del mondo!!" Avevo tra le mie mani il mito sportivo giapponese primo nella mia personale classifica: si trattava di una Nissan 350z roadster, 280 cavalli di pura potenza, tremila e cinquecento centimetri cubici sormontati da sei cilindri a V,in grado di fare i cento orari in un botto, tutto perfettamente modificato in chiave italiana."Nissan mia ti adoro!!Wow!!" Non riuscivo a crederci, facevo fatica ad accettare la realtà: esterni MOMO, interni Sparco, motore con vari pezzi di marca Brembo, come tocco di galanteria automobilistica strumentazione a Led e fibra di carbonio tra gli interni. Appoggiai una mano sul sedile del passeggero, cullandolo ed accarezzandolo come se fosse un neonato, pensando alle due bombole di Nos installate sotto il sedile stesso, ed ansiose di fare la loro bella figura. Accesi lo stereo dell'auto e cominciai a battere il palmo della mano sul volante a ritmo del mio preferito Hip-Hop mondiale, quando ingaggiai una fantomatica corsa con un ragazzo che mi sembrava volasse mentre scavalcava muri, scalinate o addirittura saltava recinzioni come cancelli di ville, andando sempre avanti, verso una meta solo a lui conosciuta. Non mi sembrava quasi vero, io acceleravo e me lo vedevo che saltava muri, scalinate e cancellate, sempre al mio fianco, arrivando quasi a centoventi orari e con quel ragazzo sempre affianco che continuava a saltare muri senza mai fermarsi, inesorabile come un uragano che avanza senza freni. Rallentai un po', tentando in qualche modo di metterlo a fuoco. E lo vidi, indossava scarpe da ginnastica larghe, pantaloni di jeans ed una felpa, il suo viso grondava sudore da quanto correva, e mi era parso che non stava solo facendo una piccola corsa così per fare, perché non aveva certo un aspetto tranquillo e rilassato, bensì sembrava piuttosto teso. So che forse non piacerebbe a certa gente, ma io non sono certa gente, nella maniera più assoluta, forse non me ne poteva nemmeno fregare minimamente, ma mi misi in testa di dargli una mano, ed era quello che avrei fatto. Riaccelerai di botto e curvando di strada in strada mi misi nella sua direzione in una specie di inseguimento come nei film polizieschi di Jackie Chan. Controllai l'orologio cronometro che portavo al polso, ero a un buon punto tra l'ospedale e il fioraio e la tipa svenuta, ma dentro era come se qualcosa non andava molto bene, ero sovrappensiero, certe volte quasi inciampavo, la mia mente era come ipnotizzata dallo sguardo di quella tipa, dal suo viso rigato dal sangue, quando ad un certo punto sentii un'auto dietro di me a folle velocità che, curva dopo curva faceva stridere le gomme ed insisteva con il clacson, come se ce l'avesse con me. Può sembrare strano, ma in me cominciò a salire un senso di paura, un moto di angoscia che mi metteva a disagio e mi faceva pensare in maniera non lucida, così accelerai l'andatura, mi sentivo in pericolo. A quel punto il clacson si fece più insistente, ma sopratutto più vicino, sempre più vicino. E me lo sentii alle spalle, quel clacson che mi impressionava e metteva paura al tempo stesso, con la coda dell'occhio vidi ad un certo punto persino il muso di quella macchina, così mi feci forza e girai lo sguardo; un ragazzo che poteva avere almeno una buona ventina d'anni, di colore, che con una mano suonava il clacson e con l'altra gesticolava verso di me. La famosa macchina che incuteva in me quel malnato senso di paura non era altro che una Nissan modello cabrio, molto sportiva, notai che aveva un muso elaborato, quindi da lì si capiva che fosse uno di quei tipi che in gergo della strada chiamano streetracers, una specie di pilota di strada, tipo quelli che fanno le corse clandestine."Ehi, ehi tu fermati voglio parlarti!!" mi sentii gridare dietro da quel pilota improvvisato. Ma non mi fermai, continuai a correre sempre avanti, perché volevo arrivare all'ospedale il più prima possibile e salvare la vita a quella ragazza, ormai era diventato un chiodo fisso, la sua vita dipendeva dalle mie azioni, e volevo fare in modo che le mie azioni le avessero salvato la vita. Sentii i giri del motore della sua auto aumentare in maniera vertiginosa quando me lo trovai a lato, io non potevo ormai evitarlo, perché correvo su un marciapiede e mi separava da lui soltanto una fila di piante ornamentali disposte dai proprietari dei negozi a bordo del marciapiede stesso."Cristo quanto corri, fermati ho detto, cavoli, non ti rapisco voglio solo domandarti una cosa!" mi urlò appresso. Io non lo guardai nemmeno, ma continuavo ad andare dritto, quando lui accelerò bruscamente e si mise di lato al termine del marciapiede, in modo tale da bloccarmi il passo, così anche se riluttante mi dovetti fermare a parlare con questo perfetto sconosciuto, mentre la vita di quella ragazza era nelle mie mani, anzi, nelle mie gambe. Mi fermai a bordo strada, mentre lui spense il motore e scese da quella che riconobbi in una perfetta 350z versione roadster, e non aveva solo il muso modificato, ma di serie si poteva dire che aveva solo il nome sul posteriore: 350z, poi fari posteriori a led, scarico elaborato, paraurti rasoterra, interni tutti recanti la stessa scritta, Sparco, deducendone che fosse un'azienda che produceva articoli per auto."Alla fine ti sei fermato, porca miseria, non correvo così da non so nemmeno io quanto tempo, scusami comunque se ti ho fatto sembrare un rapitore di ragazzi con quel modo brusco di farmi dare attenzione" mi disse con un mezzo sorriso. Lo streetracers in questione era un ragazzo di colore, di quasi ventidue anni forse, con un piercing al sopracciglio destro, occhi di un marrone intenso e dread neri, indossava una maglietta nera con una catenina al collo, mentre sotto portava dei jeans firmati con delle scarpe che non potevano che non essere della stessa marca delle mie. Dal suo accento mi sembrava capire che provenisse da qualche zona limitrofa della città."Comunque, per prima cosa dove cavolo corri in questa maniera assurda?? Seconda cosa, ti chiedo scusa ancora per la mia sfrontata curiosità, terza cosa chiamami Karim". Le sue ultime parole le disse con una serietà quasi impressionante, mentre il suo nome, Karim, lo disse con orgoglio e con una faccia tranquilla. Qualcosa in me mi diceva che mi potevo fidare di lui, che non era un ragazzo come gli altri che pensano ai loro interessi e basta, cosi gli spiegai la situazione in cui ero capitato, e del pericolo che correva la ragazza."Ok, scuse accettate, il mio nome e Joshua. Devo assolutamente correre all'ospedale, giù al negozio di Jimmy Stecco c'è stato un incidente, ed una ragazza è in fin di vita." Lo dissi in maniera frettolosa ed agitata, quando lui mi squadrò con gli occhi sgranati ed esclamò colto di sorpresa:"O porca miseria, qui le cose sono peggiori del previsto". Quando ad un certo punto lo vidi convincersi, risalire in auto e rimettere in moto il motore, si voltò verso di me e disse: "Joshua questo passaggio lo vuoi?O vuoi arrivare all'ospedale davvero correndo?Beh mi sa che poi dovrebbero portarti in degenza anche a te se fai così!". Così salii a bordo dell'auto di Karim, destinazione ospedale."Christie mi senti?"Riesci a vedermi?". Un dottore con un camice lungo pronunciava il mio nome e mi puntava un fascio di luce negli occhi. Provai ad alzarmi, ma una fitta lancinante mi costrinse a rimanere stesa a letto. Mi guardai, ero sdraiata su un letto, in una stanza completamente bianca ed a lato una sacca appesa ad un'asta che faceva gocciolare ritmicamente del liquido che arrivava direttamente nel mio braccio grazie ad un tubicino che terminava nel mio polso coperto da un cerotto. Misi a fuoco la stanza in cui mi trovavo, non aveva un granché, anzi era quasi del tutto spoglia, le uniche cose che intravidi furono un tavolinetto ad un angolo della stanza con due sedie e nulla più. Ad un lato della stanza c'era Alima che teneva la sua testa tra le mani e la sentivo singhiozzare. Poi notai altri ragazzi, in tutto c'erano mia sorella Jessy, Alima, la mia migliore amica, ed altri due ragazzi. Erano entrambi di statura media, uno era appoggiato sul davanzale della finestra, mentre l'altro era seduto su una sedia con lo schienale girato in avanti che mi fissava. Spostai di nuovo lo sguardo sul ragazzo in piedi davanti la finestra, era un ragazzo di colore, indossava una maglia nera senza maniche, una catenina d'argento al collo, pantaloni di jeans firmati ed un paio di guanti di pelle senza dita alle mani, era piuttosto carino non c'è che dire, ma l'altro ragazzo anche non era da meno,forse. Mi sentii in soggezione con quel tipo che mi fissava, era come se non vedesse niente in quella stanza all'infuori di me. Lo squadrai, aveva una felpa aperta scura addosso, un paio di pantaloni larghi ed ai piedi un paio di scarpe larghe come le mie. Tentai di vederlo in faccia, ma quando incrociammo lo sguardo lui fece un sorriso che mi rese paonazza, così mi girai dall'altra parte dalla vergogna."L'orario visite è terminato su ragazzi dovete andare" sentimmo una voce da dietro di noi, all'unisono ci voltammo tutti verso la fonte del suono e scoprimmo che era il medico che ci stava avvisando che si era fatto tardi, Così uno ad uno ci presentammo alla ragazza e la salutammo, poi il dottore ci spinse delicatamente fuori dalla stanza."Ok ragazzi, io sono Jessy, la sorella di Christie, beh se non l'avete capito Christie e la ragazza nel letto dietro quella porta" ci disse Jessy indicando con un cenno del capo in direzione della stanza da cui eravamo appena usciti, in cui era sdraiata Christie con una flebo al braccio. Uno ad uno ci scambiammo i convenevoli di rito, ma stavolta lo facemmo con calma, ed anche con un sospiro di sollievo. Jessy ci presentò la loro amica, Alima,ed io prima presentai Karim poi mi presentai. "Piacere ragazze, lui e Karim, io sono Joshua." Ad un certo punto, mentre stavamo uscendo dall'ospedale e ci stavamo congedando Jessy si voltò verso di noi e chiese:"Ragazzi, ditemi chi è stato, si intendo chi è stato ad avvisare il 118 che mia sorella ha avuto l'incidente e tutto il resto," Gli occhi di Jessy cominciarono a lacrimare, mi feci avanti e dissi:"Sono stato io, ma poi ho incontrato Karim che mi ha accompagnato per l'ultimo pezzo del tragitto all'ospedale." Jessy ci abbracciò singhiozzando, mentre con le lacrime agli occhi ringraziava prima me poi Karim. Come presa da un raptus Jessy si buttò su Alima, l'abbracciò e la bacio sulla guancia, poi la fissò negli occhi e scoppiò di nuovo in lacrime. Erano passati quasi due mesi dall'incidente, da quel giorno avevano stretto una tale amicizia che perdura nel tempo. Si formò un gruppetto affiatato, è tutti erano felici. Persino Christie aveva cominciato la fisioterapia e quando andavano a trovarla era sempre di buonumore e sfidava ogni volta il medico mostrandogli i suoi progressi con dei passi di Capoeira, anche se il suo medico non riteneva molto promettente sforzare così i suoi muscoli con gesti del genere, certe volte si infuriava nel vedere la sua paziente mentre volteggiava in camera davanti a quel minuscolo pubblico formato dai suoi amici, ma in fondo era anche lui fiducioso in una rapida guarigione di Christie, solo che non voleva tanto darlo a vedere."Ragazzi chi ha sete?Vi ho portato qualcosa fresca da bere venite, sù!". La mamma di Jessy e Christie uscì in giardino portando un vassoio con una brocca di succo di frutta e qualche bicchiere, lo appoggiò su un tavolinetto ed era in procinto di andarsene, quando Christie la chiamò affannata correndo verso di lei."Mamma mamma aspetta dove scappi devo presentarti una persona, mamma fermati ho detto!"."Christie si ti ho sentita che mi urli?Così ti fai dipingere come una scaricatrice di porto figlia mia, non farlo mai più e presentami questa persona, che mi hai fatto incuriosire su"."Mamma lui e Karim, il ragazzo che accompagnò Joshua a chiamare il pronto soccorso quando, quando beh successe quel che successe". La mamma si voltò di scatto, con un cambiamento d'espressione lampo, spalancando gli occhi come  quelli di un pesce preso alla sprovvista dal suo cacciatore, tentò di nascondere la sorpresa rivoltandosi dall'altra parte ma fu troppo tardi, perché Christie se ne accorse, e si mise a ridere come non aveva mai fatto sino ad ora."Mamma oddio mamma, che faccia che hai fatto, sembrava che avessi visto papà mentre montava il barbecue in giardino per farti la sorpresa dovevi vederti mamma, o mamma non ce la faccio più scoppio dal ridere!" riuscì a biascicare qualche parola tra le risate e le lacrime che le spuntavano agli occhi per il troppo ridere, però aveva ragione Christie, la mamma ebbe la stessa espressione di quando tre anni fa suo marito montò il barbecue in giardino per farle una sorpresa, ma alla fine la sorpresa la ebbero tutti quanti perché, causa l'inadempienza con il fai da te che aveva suo marito, si ritrovarono il padre con cinque punti alla mano, la mamma e la figlia piegate in due dal ridere nella sua stanza in ospedale, ed il marito ebbe lo stesso comportamento. "Ehi ragazzina, non ti permetto di mettere in mezzo tuo padre in discussioni tipo queste, altrimenti mi vien da ridere anche a me!" Esclamò la mamma di botto, ed esplose in una gran risata, con gioia di tutti i presenti."Mamma che hai oggi che ridi così di gusto, come mai tanta felicità?" domandò Jessy facendo sbucare la testa al di sopra del libro che stava leggendo sdraiata sulla sdraio, poi afferrò un bicchiere dal tavolino e cominciò a bere."Niente Jessy, non ti preoccupare del mio buon umore oggi, spero almeno di essere contagiosa altrimenti va a finire che ci giochiamo la giornata eh" ironizzò sua madre."Alima, è tua!" esclamò ad un certo punto la mamma di Crhistie, lanciandole contro una arancia succosa e piena di polpa, Alima si stava esercitando un po' con le sue spade quando sentì la mamma chiamarla, fissò l'obbiettivo, si concentrò, e con un movimento velocissimo del polso tagliò l'arancia in due pezzi perfettamente uguali, che poi rilanciò alla mamma."Ora mi deve una spremuta d'arancia signora!" le esclamò dietro Alima sorridendo."Accipicchia che fulmine sei con le spade Alima, ma hai imparato nel tuo paese o e merito di una scuola di arti marziali o cosa??" chiese meravigliato Joshua."No caro" rispose Alima facendo scorrere il filo della lama sotto il mento di Joshua."E tutto merito mio e degli insegnamenti di mio nonno" continuò sorridendo."Ok, allora io mi faccio da parte, sapete com'è: mai provarci con una provetta ninja, altrimenti vi farete molto male"."Ora basta raga, andiamo a farci un buon boccale" disse d'improvviso Karim. Joshua gli cinse le spalle."E  bravo Karim ha avuto una bella idea." Il pub era molto spazioso, arredato in stile irlandese, dava l'impressione di essere molto accogliente. Sulle pareti c'erano appese delle fotografie e degli autografi di gruppi famosi. I cinque presero posto ad un tavolo vicino ad una finestra che faceva filtrare le luci della sera. Una ragazza si presentò loro e porse i menù, poteva avere almeno diciassette anni, aveva un fisico piatto, liscio, senza niente al posto sbagliato."Che vi posso portare ragazzi?" disse cercando di fare il suo miglior sorriso."Vediamo...dai portaci quattro boccali di birra, ed un panino alla grigia...Angela" Rispose Karim leggendo la targhetta che portava con una spilla all'altezza della scollatura che metteva in risalto i lineamenti del suo seno. La ragazza a sentir pronunciare il suo nome arrossì timidamente, e si allontanò al bancone con le loro ordinazioni."Wow che schianto di cameriera, cavoli che fisicaccio hai notato Karim?" Joshua si rivolse così a Karim che a sentir quelle parole tossì per la sorpresa."E che abbiamo qui??Un folle che si è innamorato di una cameriera??Che scoop!Che dite voi ragazze??" si stava rivolgendo ora con un sorriso malizioso alle ragazze. "Io dico che hai pienamente ragione Karim" disse Jessy fissando il volto di Joshua così intensamente che lui alla fine abbassò lo sguardo per la vergogna. "Ma smettetela di parlare scemi, che Angela non era altri che una mia cara amica ai primi anni del liceo" rispose cercando di farsi sembrare convincente Joshua."Ah abbiamo appena scoperto l'arcano. La signorina Angela non era altri che una carissima amica del nostro Joshua ai tempi del liceo, e perché ora non cercare di riallacciare i rapporti???" Karim continuava la sua opera di prese in giro ai danni di Joshua. Angela si ripresentò dopo qualche minuto con un vassoio con le ordinazioni:"Ecco a voi ragazzi" disse porgendo al centro del tavolo il vassoio, se ne stava per andare, quando Karim la afferrò per un braccio e lei si girò spaventata e fece cadere il suo blocchetto delle ordinazioni."Non ti spaventare Angela non sono così ubriaco da provarci con te stai tranquilla, piuttosto ti volevo presentare, anzi farti rincontrare un tuo caro amico del liceo, ti ricordi di Joshua??" Le disse spingendo Joshua davanti a lui e facendole un sorriso smagliante. Angela cambiò atteggiamento all'improvviso, dall'agitazione passò ad una faccia molto sorpresa, prima sgomenta poi si buttò su Joshua e lo abbracciò."Oddio oddio Joo come stai???Da quanto dannato tempo non ci vediamo?Non vale però mi promettesti di uscire insieme qualche sera,e dall'ultimo giorno di scuola non ti sei mai fatto più vedere"."S...si Angela hai ragione, scusami davvero" la faccia di Joshua era paonazza dalla vergogna. Da dietro Karim e le ragazze si lanciavano occhiatine e sguardi maliziosi."Ora me la vedo io, aspetta un po" sussurrò Jessy a Karim in un orecchio, poi si alzò e disse che doveva andare al bagno, ma non ci andò, infatti quando scomparse dalla loro visuale andò con passo deciso verso il bancone, chiamò Angela e le disse che Joshua voleva riallacciare i rapporti con lei."Capito Angela? Lui ha detto che ti voleva tanto far fare quella passeggiata che ti promise all’ultimo anno, e che non ti ha mai potuto far fare". Angela rimase sorpresa per la seconda volta da quel ragazzo quella sera."O..ok io stacco alle 23:00 digli che sarò lieta di uscire con lui, lo aspetto dietro, diglielo" rispose Angela con un fil di voce."Riferirò non ti preoccupare Angela sarà la passeggiata più bella che abbiate mai fatto" le disse Jessy, ignara che tra di loro c'era già qualcosa di più dell'amicizia, solo che non sapevano come fare per dichiararsi l'uno all'altra, e per quell'occasione Joshua l'avrebbe ringraziata sino alla fine dei giorni."Via ragazzi, leviamo le tende" sussurrammo in coro io e Karim ai nostri due amici complici dello scherzo."Sarà che sono io, ma non so, questo scherzo non mi va giù, qualcosa mi puzza"."Ehi Karim, mai provato un deodorante?" Esclamò Alima dal fondo del gruppo, con cui fece scatenare l'ilarità generale. "Sh silenzio, stanno uscendo" disse d'un tratto Alima che si abbassò dietro una macchina parcheggiata a pochi passi da un lampione. "E così ci siamo ritrovati" disse Joshua ad Angela con un fil di voce. "Già Jo, quanto tempo è passato dal nostro incontro? Quattro, cinque anni? Siamo cambiati molto sia io che te a quanto vedo, o sbaglio?" Joshua la fissò negli occhi senza parlarle. Era una nottata senza vento, ma Joshua sentiva freddo, freddo nelle ossa, una sensazione strana ma allo stesso tempo vecchia che gli premeva in petto come una martellata. In cielo le nuvole nascondevano parzialmente la luna, che ogni tanto faceva capolino con quel suo bagliore quasi spettrale. Joshua si guardò attorno d'un tratto spaesato mentre qualche uccello schiamazzava dalle fronde di alberi immersi nell'ombra della sera. "Beh Angela, che dirti..ecco beh..tutto bene in famiglia da te?" chiese Joshua ad Angela con un tono di voce che tradiva la vergogna del momento a chilometri di distanza, mentre i fautori dello scherzo spiavano da dietro i cespugli con aria divertita e con Karim che continuava a dire che c’era qualcosa che non andava in quell’incontro tra i due, come se già si conoscessero, ma non come amici. "Certo che si conoscono pezzo di scemo!" rispose seccata Jessy verso Karim. "Si frequentavano da molto prima che noi ci incontrassimo!" continuò Jessy rivolgendosi a Karim dandogli le spalle. "Non è quello che sto cercando di dire Jessy" "Ve l’ho già detto ragazzi, e quando parlo io ho quasi sempre ragione, ma mi state a sentire? O volete che mi sveli a Joshua e gli racconti la verità?" continuò Karim lanciando una pigna in direzione di Christie. "Ma che sei scemo Karim?? Vuoi farci scoprire? E poi ricorda che ci sei anche tu di mezzo, e sarai il primo a pagarne le spese ti avviso, quindi ora taci che non sento cosa si stanno dicendo!" E in tutto quel trambusto non si accorsero che i due ''sospettati piccioncini'' si allontanarono, e facendo un giro più largo si appostarono dietro due cespugli adiacenti spiando i loro discorsi. "E così Joshua?" sussurrò Angela dolcemente ad un orecchio verso il suo ''Jo''. "E non me l’hai mai detto??" continuò Angela. ‘’Non ne ho mai avuto il coraggio, ma scusami un attimo ora, voglio sistemare questi miei ‘’amici’’’’ cosi dicendo gli balenò in mente un piano di vendetta niente male. ‘’Stammi a sentire Angela ora, adesso mi devo vendicare di questo tentativo di scherzo che mi hanno fatto, adesso ti spiego noi torniamo alla panchina o se ne accorgeranno’’ E così facendo si incamminarono testa china verso la panchina a cui gli amichetti di Joshua avevano tirato lo scherzetto. Nessuno degli artefici di quella marachella si accorse che i due si erano allontanati di soppiatto prima, perché erano in una zona d’ombra e quindi era quasi impossibile vedere almeno i loro lineamenti da quella distanza, i quattro erano in grande silenzio tentando di intercettare qualsiasi suono giunga ai loro orecchi e specialmente la discussione tra il loro povero Joshua e Angela. ‘’Ragazzi provo ad avvicinarmi’’ disse Jessy mentre sgattaiolava da cespuglio a cespuglio tentando di avvicinarsi al luogo di incontro dei due piccioncini. ‘’Angela facciamo finta di niente e continuiamo a parlarci dei vecchi tempi senza che se ne accorgano, perché tra poco scatterà la seconda fase del piano. Quando voglio sono un diavolo lo sapevi questo Angela??’’ disse rivolto alla sua amica. ‘’Adesso scatta il piano B. Baciami Angela, devi essere convincente e far capire a quelli che sta funzionando il loro scherzo. Ma sarà il nostro scherzo a funzionare e loro ci cadranno in pieno!’’ continuò Joshua sottovoce verso Angela. I quattro non cedettero ai loro occhi quando videro Angela in uno slancio di passione buttarsi tra le braccia di Joshua e baciarlo sulle labbra con foga come se aspettava questo momento da un sacco di tempo. ‘’Che vi dicevo io?Non sbaglio praticamente quasi mai!Due a zero per me!!’’esclamò Jessy ma si zittì immediatamente rituffandosi dietro il cespuglio in cui aveva trovato rifugio. ‘’Adesso torniamo al bar, entra nel bar e procurami un paio di secchi o se avete un tubo da giardinaggio attaccalo al rubinetto della cucina e fallo uscire dalla finestrella della cucina, ora ci divertiamo tesoro’’ il piano di Joshua era semplice, sorprendere quei quattro farabutti e dargli una bella lezione a base di getti e secchi d’acqua...

 

 

 


Autore: Damien MC
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