La religione dei Celti [1]

All段ncirca all段nizio del primo millennio avanti Cristo i Celti fecero la loro comparsa tra il Mare del Nord, il Reno, le Alpi ed il Danubio. Il periodo d

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Druido del Boccale

Druido del Boccale
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Messaggio 06 Marzo 2006, 01:03   La religione dei Celti Rispondi citando
All段ncirca all段nizio del primo millennio avanti Cristo i Celti fecero la loro comparsa tra il Mare del Nord, il Reno, le Alpi ed il Danubio. Il periodo della loro massima diffusione fu tra il VI ed il IV secolo avanti Cristo, in cui attraverso la Francia raggiunsero Spagna e Portogallo indi le isole britanniche e l棚rlanda, mentre in Italia occuparono la Valle del Po, la Puglia e la Sicilia giungendo infine in Grecia, dove nel 279 a.C. saccheggiarono Delfi: da l giunsero a toccare l但sia Minore.

Il termine Celti aveva per gli antichi differenti significati; per i Romani questi erano i Galli, per i Greci erano i popoli dell但natolia, questo in quanto i Celti nella loro espansione diedero vita a gruppi etnici assai differenti tra loro. Una delle prime particolarit che li riguardava fu l置tilizzo a fini puramente pratici della scrittura, lo afferm tra gli altri anche Giulio Cesare nel De bello gallico, in quanto questa veniva utilizzata prevalentemente per dediche alle divinit, iscrizioni funerarie o per indicare limiti e confini. Tutta la loro conoscenza veniva tramandata oralmente dai druidi spesso in forma poetica, soprattutto in quanto era ritenuto fondamentale abituare i giovani aspiranti druidi all誕llenamento mnemonico ed in secondo luogo per non divulgare il sapere presso il popolino: ma di ci si dir pi avanti.

Lo storico e geografo greco Strabone ricord l置so che suscitava orrore tra greci e romani del taglio delle teste del nemico vinto in battaglia, cos come quello del sacrificio umano ad opera degli stessi druidi: scopo di quest置ltimo quello di placare gli d鑛. Cesare aggiunse che in alcune etnie era invece uso bruciare vivi i colpevoli di delitti in "grandi gabbie di vimini a forma umana" (1).

Le divinit celtiche vennero, come sempre accadeva, identificate con le divinit del pantheon romano; gli studi in merito hanno comunque portato a concludere che non si certi sia possibile affermare l弾sistenza di un vero e proprio pantheon celtico valido per tutte le etnie, anche e soprattutto perch l段dentificazione data dai Romani non sempre fu coerente, tanto che gener tra gli studiosi non poche incertezze. E quindi possibile affermare con un buon margine di sicurezza che la ricostruzione di un vero e proprio pantheon celtico quanto meno problematica. Figura centrale anche in questo campo quella del druido; una definizione approssimativa pu tradurre la parola druido con sacerdozio; anche se altre interpretazioni lo traducono invece con molto esperto o esperto della quercia, resta certo invece che tale casta fosse una vera e propria 駘ite intellettuale che praticava la conoscenza.

La formazione culturale dei druidi poteva durare fino a vent誕nni ed era appunto fondata sull誕pprendimento mnemonico per due ordini di ragioni: in primo luogo per abituare il neofita a non contare troppo sugli scritti e quindi impigrirsi, in secondo luogo al fine di evitare che il popolo venisse a conoscenza del sapere e della conoscenza "esoterica" druidica. Ancora Cesare fece sapere che il centro pi importante di irradiazione culturale celtica fu la Britannia. Sembra altres certo che anche la metempsicosi entrasse tra le competenze dei druidi, che peraltro mantenevano con i capi un rapporto di non concorrenza, anche se spesso in realt ne ispiravano le azioni: la loro autorevolezza consentiva inoltre ai druidi di parlare prima degli stessi capi, e fu proprio dettaglio questo che preoccup a tal punto i Romani da imporre durante il processo di romanizzazione della Gallia l誕biura della "religione druidica" per quei Galli che avessero voluto diventare cittadini romani.

Altre figure di rilievo nella societ celtica erano i bardi ed i vati; secondo alcuni studiosi il bardo altro non sarebbe stato che il druido durante la celebrazione di imprese eroiche, cos come il vate sarebbe ancora stato il druido nel momento della interpretazione della volont divina. E per idea di altri studiosi che le tre caste rappresentassero invece tre differenti gradi gerarchici di tre ben distinte e rispettive classi sociali. L段potesi di un弛rigine indoeuropea della cultura celtica viene invece oggi ampiamente accetta dal mondo accademico, tanto che " anche possibile intravedere un retaggio culturale della cultura indoeuropea nel timore dei Celti che il cielo crollasse loro sulla testa" (2), timore fondato dall段dea che questo fosse di pesante pietra e che il medesimo potesse un giorno crollare pesantemente sull置manit.

Quel che oggi appare invece certo il fatto che gli accademici da qualche tempo sono anche concordi nel parlare del fatto che "in quasi tutti gli autori greci e latini fortissimo il pregiudizio [in quanto] essi pongono in rilievo tutto ci che vi appariva barbarico e incivile" (3), fatto da non poco se si considera che l段dea generica e comunque negativa dei "barbari" assimilata per secoli a scuola ha formato generazioni di studenti con tale convinzione. Fu comunque anche e soprattutto la cristianizzazione a disperdere l誕ntico patrimonio culturale trasmesso oralmente dai druidi ma, ad esempio in Irlanda, i prncipi convertiti non rinunciarono all段dea di essere discendenti di un dio, come da idea tradizionale.

A proposito di dei Lucano ricorda alcuni dei costumi religiosi sacrificali dei Galli; Teutates (identificato con il romano Mercurio) veniva placato mediante la coercizione di un uomo la cui testa veniva immersa in una tinozza piena d誕cqua, mentre Esus (Marte) lo si placava appendendo un uomo ad un albero e facendolo morire dissanguato, infine Taranis veniva soddisfatto bruciando uomini vivi in un bacino di legno. Non si scordi ad ogni modo che, per quanto aberranti siano potuti sembrare tali costumi agli occhi dei Romani, proprio questi ultimi andavano in delirio assistendo ai cruenti scontri di gladiatori o a massacri "in diretta" di cristiani da parte di animali selvaggi e feroci, e che ci accadde ancora molti secoli dopo.

"L弛pinione pubblica vedeva nei Celti l弾spressione di tutto ci che [era] negativo, crudele, barbarico, incivile e, quindi, anche sciocco, irrazionale, bestiale, e spesso sostanziava tali giudizi con riferimento a specifici usi valutati, per, in maniera del tutto astratta ed avulsi dal loro contesto culturale o, addirittura, interpretati in maniera arbitraria e scorretta" (4). Non a caso ancora Strabone descrisse come i Celti usassero conservare le teste dei nemici vinti in battaglia unte d弛lio per mantenerle integre, e sottoline il fatto che non le avrebbero cedute a chicchessia nemmeno a peso d弛ro. Ma ci derivava dalla credenza che il cervello fosse la sede dell誕nima e che quindi almeno oggi si ipotizza ci - la conservazione della testa fosse un modo per impedire la rinascita tramite metempsicosi.

E interessante rilevare che l段dea di rinascita da un corpo all誕ltro non era strettamente vincolata agli uomini, bens ci era ritenuto possibile anche da uomo ad animale o ad oggetto inanimato; altres v aggiunto che l置so di mozzare teste era retaggio di una credenza assai pi antica.

Cicerone ricord invece sempre in forma denigratoria, come descritto anche da Cesare, il sacrificio umano in cui ladri o assassini, ma in mancanza anche gente comune, venivano arsi vivi in enormi figure umane intrecciate di vimini: peraltro "questo uso che tanto offendeva la coscienza degli autori greci e romani, non [era] in realt affatto ignoto nemmeno alla loro civilt" (5). Infatti il governo di Roma nei momenti di maggiore difficolt aveva pi volte praticato questo rito spesso senza renderlo pubblico, sacrificio peraltro in uso tanto in India quanto nella cultura iranica, come presso i Germani ed i Balti o nelle cultura pre-colombiane e anche nel civilissimo mondo greco. Si pensi che proprio nella periferia di questo era in uso una singolare forma di sacrificio (il pharmaks) che prevedeva tra l誕ltro sferzate di rami di fico sul membro per almeno sette volte dopo che il malcapitato era stato disseccato dalla fame. E ancora in Ionia "un infelice, ridotto all弾stremo della miseria e della disperazione, veniva arruolato dalla citt per essere sacrificato, con disumane torture, come capro espiatorio di tutte le colpe dei cittadini, dopo aver goduto per un anno di cibo abbondante e di vari piaceri".(6) Il sacrificio umano era quindi ampiamente praticato sotto varie culture e oggi l段dea degli accademici che spesso venisse censurato, ovvero si parlasse solo di alcuni di quelli in uso tra i Celti e non di altri, forse proprio perch ricordavano troppo costumi analoghi di romani e greci.

La religione celtica era comunque indubbiamente volta ad ottenere il successo in questa vita e su questa terra; si richiedevano buona salute, mandrie abbondanti, lunga vita, figli obbedienti e riti e sacrifici erano praticati per ottenere dagli dei questi favori. Della morte le testimonianze galliche lasciano invece intuire un段mmagine disperata. Precisando comunque che sulla cultura celtica il mondo accademico tende a sostenere che non esistono fonti del tutto soddisfacenti, v aggiunto che le notizie inerenti sono spesso frammentarie e a volte assai controverse, come quella con cui concludiamo.

Un ecclesiastico inglese del XIII secolo, Giraldo di Cambrai, comp un viaggio nell旦lster in Irlanda e descrisse un episodio legato al rito di un段nvestitura regale a cui aveva personalmente assistito: per molto tempo il racconto fu ritenuto fantastico (e da alcuni accademici lo tuttora), ma uno studioso tedesco, F.R. Schroder, scopr che nel mondo indiano un誕naloga cerimonia aveva luogo in tempi antichissimi. Questo il racconto: "Vi sono cose che [] il pudore suggerirebbe di tacere. [] C定, dunque, nella zona pi settentrionale dell段sola, cio a Kenelcunnil, una trib che suole intronizzare il suo re con una cerimonia barbara e abominevole. Radunatasi in un posto tutta la gente del luogo, si fa venire una giumenta candida. E allora colui che verr elevato non certo a re bens ad animale, non certo a sovrano bens a criminale, bestialmente innanzi a tutti si accosta all誕nimale e con imprudenza pari all段mpudenza manifesta la sua natura bestiale. Subito dopo la giumenta viene uccisa e bollita a pezzi, e in quella stessa acqua gli viene preparato il bagno. Quivi egli mangia di quella carne, circondato dal popolo, che ne mangia anch弾sso. Del brodo, in cui fa il bagno, egli ne beve non una coppa o con la mano, ma solo succhiando con la bocca tutto intorno. Compiuta questa cerimonia secondo la tradizione (ma non secondo vera giustizia), il suo potere di sovrano diviene definitivo" (7). Il racconto suscit molto sconcerto, ma fu in seguito la conoscenza della letteratura irlandese che potette parzialmente spiegare il rito: il concetto reiterante era infatti che poteva diventare re soltanto chi si fosse unito fisicamente ad una bella fanciulla recante il nome di un誕ntica dea pagana o chiamata proprio Irlanda, in questo caso materialmente rappresentata da una cavalla.

testo di Lodovico Ellena (pubblicato dal Centro Studi la Runa)
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Darfel_Nep
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Messaggio 14 Novembre 2007, 14:19   Rispondi citando
A proposito di relogione dei celti! chi che crede ancora che stonehenge sia una costruzione celtica?? alcuni dicono sia una specie di calendario! ma allora come hanno fatto i celti ha alzare e spostare massi cos alti? e poi se fosse un calendario solare sarebbe inutile xk l'asse della terra verso il sole cambia e si sposta di gradi anche se lentamente.....i celti si sarebbero trovati con un calendario sballato Very Happy
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Messaggio 07 Dicembre 2007, 15:50   Rispondi citando
io forse sono l'unico nel forum che pratica druidismo o celtismo
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Darfel_Nep
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Messaggio 10 Dicembre 2007, 13:49   Rispondi citando
piirlandesenonsipu ha scritto:
io forse sono l'unico nel forum che pratica druidismo o celtismo

Irlandese, ma che c'entri tu cn il post??? questo nn il post dedicato a " cosa fa l'irlandse" , se vuoi dire cose su di te sei pregato di crearti un post tuo , e nn di disturbare post cn altri argomenti
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Rihannon
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Messaggio 27 Settembre 2010, 19:50   Rispondi citando
Davvero interessante questo post. Mi sempre piaciuta la mitologia. : )
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Tomb Raider
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Messaggio 01 Ottobre 2010, 07:47   Rispondi citando



//www.youtube.com/watch?v=-hjQk-Mfjsg&feature=related

Ciao Rihannon ho letto anch'io, sai tanti post non vengono letti perch sono di qualche anno f e quindi se non si prendono nella bacheca e si rispolverano nessuno le legge sono sicura che questo post messo da ut sia nato per raccogliere curiosit, racconti e argomenti su tutto quello che va al di l della comune realt...e condividono lo stesso interesse..anche perch I Celti misterioso e antico popolo tutta storia che abbiamo studiato a scuola e quindi ogni tanto fare un ripasso non male..
Visto che ci troviamo in tema mi piacerebbe aggiungere anche a me qualcosina su questo popolo...le Donne tra i Celti..nella mitologia irlandese si racconta della Tirr na mban, la Terra delle Donne, un mondo invisibile ma parallelo, con cui possibile entrare talvolta in rapporto.
In Irlanda e in Britannia succede qualcosa di molto interessante circa le figure femminili: accanto al perdurare della figura dell'antenata mitica, la madre del clan va a sovrapporsi la cultura guerriera e gerarchica tipica dei popoli indoeuropei producendo la figura della donna insieme madre, amante, maga e guerriera.
Nel mondo celtico la donna gode degli stessi diritti dell'uomo e pu continuare ad essere capo-clan, druida, regina, madre che d il suo nome ai figli.
Il mondo celtico una struttura divisa in ranghi in cui essere maschio o femmina non elemento determinante: esistono uomini e donne libere, uomini e donne servi. In alto stanno i guerrieri, tra cui viene espresso il capo clan, che spesso si chiama Re, semplicemente Re del clan. Poi venivano i druidi,i padroni del bestiame, i piccoli agricoltori e infine i commercianti e i servi.
Le numerose regine, guerriere e capi clan continueranno ad esistere fin dopo la cristianizzazione (fino al 600 circa), quando la nuova legislazione vieter il possesso di terra alle donne, escludendole dall'eredit in presenza di fratelli maschi e proclamando la loro esenzione dal combattere.
Fino a quel momento in Irlanda e in Britannia le donne avevano ricoperto un ruolo centrale nella vita religiosa come sacerdotesse e come regine e capi clan.
Un altro aspetto della vita sociale al tempo dei Celti era il fostering, cio l'affidare il bambino o la bambina intorno ai sette anni fino all'adolescenza o al matrimonio a una famiglia diversa, per completare l'educazione.
Questa usanza rispondeva al bisogno di ampliare le alleanze tra un clan e l'altro, fungendo da correttivo allo stato di belligeranza tra i gruppi diversi.
Inoltre la maestra dei guerrieri era quasi sempre una donna. L'insegnamento era composto da tre fasi: dare il nome, dare l'arma, e l'iniziazione sessuale.
Solo dopo un periodo in cui venivano completate le tre fasi, il guerriero o la guerriera poteva ritenersi tale a pieno titolo.
La posizione della donna celta, che a tutti gli effetti era uguale a quella degli uomini Insomma, una figura quella della donna celta che se immaginata come vuole la tradizione, libera, sicura di s, bellissima e armata di lancia o della grande spada celtica, forse oggi potrebbe incutere qualche fondato timore agli uomini moderni, abituati da molti secoli ormai a una donna sottovalutata e subordinata dalle convenzioni e dalla religioni a ruoli sociali di secondo piano.
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