a Maledetta [1]

Voglio te, solo te! Lascia che il mio cuore lo ripeta senza fine. Tutti i desideri che mi distraggono di giorno e di notte in sostanza sono fasulli e vani.

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crystal ship
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Messaggio 07 Mag 2014, 05:33   a Maledetta Rispondi citando
Voglio te, solo te!
Lascia che il mio cuore
lo ripeta senza fine.
Tutti i desideri che mi distraggono
di giorno e di notte
in sostanza sono fasulli e vani.
Come la notte tiene nascosta nel buio
l'ansia di luce
così nel profondo del mio cuore
senza ch'io me ne renda conto
un grido risuona:
Voglio te, solo te!
Come la tempesta cerca la quiete
mentre ancora lotta contro la quiete
con tutte le sue forze
così io mi ribello e lotto
contro il tuo amore
ma grido che voglio te, solo te.

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Se rubi i miei sogni divento il tuo incubo
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crystal ship
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Messaggio 07 Mag 2014, 08:16   Rispondi citando
C'è un tempo per mantenerti distante
un tempo per guardare altrove
un tempo per tener giù la testa
per proseguire la tua giornata

c'è un tempo per truccare il viso
un tempo per tagliare i capelli
c'è un tempo per le compere nella via principale
per trovare il vestito giusto da indossare

eccola... i volti si girano per guardarla
eccola, viene a prendere la sua corona

c'è un tempo per correre al riparo
un tempo per baciare e dirlo a tutti
c'è un tempo per colori diversi
diversi nomi che trovi difficili da pronunciare

c'è un tempo per per il tuo dio
un tempo per vagabondare
c'è un tempo per voltarsi
c'è un tempo per essere una regina di bellezza

eccola, la bellezza gioca a fare il clown
eccola, surreale con la sua corona

(Dici che il fiume
trova la via al mare...
e come il fiume
giungerai a me...
oltre i confini
e le terre assetate,
dici che come fiume
come fiume...
l'amore giungera'
l'amore...
e non so più pregare
e nell'amore non so più sperare
e quell'amore non so più aspettare...)


un tempo per gli alberi di Natale
c'è un tempo per apparecchiare le tavole
quando la notte è bloccata dal gelo.
[/b]
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Hypnotize
Banshee del whiskey

Banshee del whiskey
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Messaggio 10 Mag 2014, 11:46   Rispondi citando
Davvero molto bella questa tua poesia. Fortunata la musa che ti ha ispirato tutto questo Wink
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crystal ship
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Messaggio 29 Mag 2014, 11:09   Rispondi citando
E poi ti chiedi

se tutto il mare

ha da raccontare

sogni d’incanto

o storie di quelli

incantati dai sogni



Sembra strano

ma son tutti là

i racconti della vita



Tutti nel mare

ad aspettare

di esser letti



ad aspettare

di esser detti



Solo così

volgeranno per sempre

in un imperscrutabile splendore

la storie tristi

di marinai senza remi

in un mare senza onde

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crystal ship
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Messaggio 30 Mag 2014, 20:30   Rispondi citando
Tangeri, Marocco marzo 1997

Avevo voglia di un caffe’. Un vero caffe’. Non che volessi qualcosa che mi ricordava il mio paese, anzi …
Quando visito un paese mi piace assaggiare anche la cucina del luogo . Chissa’ che ci sia qualcosa di nuovo da archiviare nei ricordi. I ricordi…
Ma volevo un caffe’ vero che non fosse un intruglio di cicoria o di chissa’ quale altra cosa.
Ero nella zona turistica del porto. Seduto al tavolo di un bar dal nome occidentale, vedevo una miriade di persone dal passo veloce. Non diverso dal nostro correre sempre e in ogni caso. Urla, i megafoni delle moschee e gli immancabili clacson che nello stesso momento che scatta il verde riempiono le vie di un assordante rumore che ti ricorda che l’ uomo ha voglia di fretta anche quando non ne ha bisogno.
Le sirene dei mercantili mi davano un aria d’ avventura. Navi che solcavano le onde come se venissero da esplorazioni in paesi lontani.
Finalmente un caffe’. Il cameriere me lo ha servito insieme ad un bicchierino d’ acqua. “E’’ l’ usanza” mi son detto. Un sorriso e poi e’ andato via. Da parte mia un grazie mettendo mano ai soldi . Ma lui era gia’ andato. Di un europeo ci si puo’ fidare. Paghera’ prima di uscire.
Un uomo e un bambino. Non ci avrei fatto caso a questi nuovi entrati in questo bar. Ma a differenza di tutti i clienti erano vestiti con abiti piu’ tradizionali. L’ uomo tunica lunga bianca e il bimbo una tunica sgualcita che arrivava ai piedi e le lunghe maniche coprivano completamente le sue manine. Il bimbo lo vidi entrare spedito ma subito trattenuto dal padre che con un fare gentile accarezzo’ il bimbo sui capelli . Il bimbo pesto’ un piede a terra e l’ uomo si decise a entrare.
Mi colpi’ il fatto che attese il cameriere per chiedere dove poteva sedersi col suo piccolo. Io non l avevo fatto e mi chiedevo se avrei dovuto chiedere anch io o… peggio… a noi “ricchi” e’ permesso tutto.
Il cameriere li indirizzo’ verso la parte piu’ nascosta del locale. Avevo visto giusto.
Mi passarono davanti tenendosi per mano e vidi il volto del bambino. Sei sette anni , capelli neri come la notte , la pelle liscia gia’ baciata dal sole di quei paesi e due occhi. Due occhi grandi e scuri. Due bellissimi occhi con lunghe sopraciglia. “ mi piacerebbe avere un figlio cosi’ fu’ il primo pensiero. Quelle due finestre aperte sul mondo erano l’ essenza dell’ innocenza . Li vedevo mentre il padre impacciato si sedeva al tavolo come se non sapesse come fare per non tradire il suo imbarazzo. E il bimbo composto nei movimenti si mise accanto a lui. Gli occhi sgranati verso quel luna park di dolci e torte messi con cura sui carrelli.
“Dove sara’ la mamma ? Forse non ce l’ ha piu’ “ Volevo dare a quel quadretto un senso piu’ drammatico. Vedevo in quel padre col bimbo una poverta’ tipica di quel paese e sapere che la mamma non c’era piu’ completava quel senso di pena che a noi occidentali piace tanto avere .
Il cameriere si avvicino’ col carrello pieno di torte. Il padre disse qualcosa e il bimbo comincio’ a scandagliare ogni cmq di quelle torte dai mille colori. Vedevo l uomo contare in continuazione le monete che aveva in mano. Il cameriere si secco’ per l’ attesa e il bimbo punto’ il dito verso una torta al cioccolato cercando l’ approvazione del padre che annui’ solo quando si era accertato che gli bastavano le monete che aveva. Il cameriere taglio’ una fetta di torta e la mise davanti al bimbo. Quegli occhi…. Quei nerissimi occhi neri si illuminavano di una luce per noi adulti ormai dimenticata. Il bimbo si guardo’ attorno come se volesse invitare gli sguardi su di lui. Su di lui che in quel momento stava coronando quello che sembrava un sogno. Lui e il suo papa’ su un tavolo della Tangeri bene a mangiare una fetta di torta. Forse la prima volta in un posto cosi.
Il piccolo comincio’ a staccare con la forchetta piccoli pezzi di torta portandoli alla bocca mentre l’ uomo lo guardava come se gli avesse donato tutto l’ oro del mondo. E forse era cosi. Provate a chiedere a un bimbo se vuole una torta oggi o un milione di euro domani.
Dopo i primi tagli con la forchetta passo’ subito alle mani sotto lo sguardo del padre che sembrava voler nascondere ai clienti del bar quei naturali gesti di un bimbo. Erano indubbiamente fuori luogo. E almeno il padre questo lo sapeva benissimo.
Ma quegli occhi erano tutta la bellezza dell universo puntati su una piccola fetta di felicita’. Brillanti nel loro luccicare a ogni morso. Il bimbo disse al padre qualcosa e il padre disse no col capo. Poi ci ripenso’ e con un coltellino estratto dalla tasca taglio’ una piccolissima fetta di torta e la mise in bocca guardandosi intorno , forse vergognandosi di non potersi comprare una fetta anche per lui.
Il piccolo dagli occhi neri si fece cadere un po di crema sulla tunica bianca. Il padre tento’ di sgridarlo ma subito sorrise come se forse era una festa speciale quel giorno per quel bambino. Forse il suo compleanno. E per quella festa speciale anche il solito pezzo di crema sul vestito ci poteva anche stare. I bambini sono cosi e sgridarlo dopo avergli donato cosi tanto sarebbe stato interrompere un gia’ breve idillio. Con un dito prese quel piccolo pezzo di crema e fece per portarlo alla bocca sotto gli occhioni del bambino incredulo di vederlo indirizzare verso la bocca di un adulto. Ma torno’ alla sua torta mangiandola lentamente perche’ il sogno e’ bello quando dura all’ infinito.
Dovevo fare qualcosa. Volevo comprare la felicita’ a quel bambino. Prima che finisse il suo piccolo pezzo di torta mi avvicinai al carrello e chiesi al cameriere di confezionare una meta’ di torta. Quella che aveva mangiato il piccolo.
I due si alzarono sistemando le sedie come per ridurre l’ ingombrante presenza , come per scusarsi per il disturbo . Mi avvicinai a loro con la torta confezionata e dissi qualcosa al padre. Erano gesti i miei. Gesti che non hanno una patria che non hanno confini. Non c’era bisogno di parlare la loro lingua per far capire quello che stavo facendo. Del regalo che volevo fare loro.
E fu un attimo. Un attimo in cui vidi gli occhi di quel bambino guardarmi dentro senza un espressione del viso ma solo con quegli occhi che mi stavano attraversando la mente incapace di spiegare perche’ stavo regalando quella torta. Il padre disse un grazie in francese ma il bimbo non disse nulla. E non c’era un ringraziamento neanche nei suoi occhi. Quegli occhi grandi in cui cercavo una ricompensa al mio gesto.
Li vidi uscire come erano arrivati. Tentennando all entrata del paradiso e tentennando al ritorno all inferno.
E cercai gli occhi di quel bambino. Mi sarebbe bastata anche un occhiata senza un sorriso.
Rimasi in quel locale pensando che forse quel gesto era stato frainteso. Accettato senz altro ma forse un gesto di pieta’ nei confronti di chi nella sua poverta’ aveva anche la propria dignita’.
Io cercavo la riconoscenza forse perche’ quel bambino avesse un buon ricordo in un gesto fatto col cuore. Volevo il suo sorriso perche’ potesse avere un altro attimo di felicita’ . Ma era il suo papa’ che gli aveva regalato la gioia portandolo nel mondo ricco a mangiarsi la sua fetta di torta al cioccolato. E io non potevo sostituirmi a lui. Forse l ho fatto per me stesso cercando nel suo sguardo compiaciuto la rivincita della mia coscienza. O semplicemente volevo che ricordasse quel gesto.
Il tempo e’ passato e ricordo ancora quel bimbo dagli occhi che guardano dentro. Un anonimo bimbo di un paese lontano e’ rimasto nei miei ricordi e sicuramente nella scala delle persone importanti che lasciano un segno, lui e’ rimasto immortale nella mia vita e io sono stato un brevissimo istante nella sua . E sono
felice cosi.

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Messaggio 24 Luglio 2014, 10:29   Rispondi citando
anche il silenzio e' morte perchè le parole non dette finiscono per soffocarti
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Alisea
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Residenza: Lasciate ogni speranza Voi che entrate!
Messaggio 23 Agosto 2014, 09:30   Rispondi citando

E tu prova a non soffocare con esse.
Riemergi.
C'è sempre una seconda possibilità.

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"Siamo andati sulla luna, stiamo studiando le cellule staminali...possibile che non riusciamo a brevettare un calzino che non si buchi sulla punta?"


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