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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Mercoledý, 02 Luglio 2014

Davo la colpa a me stessa di non riuscire a parlare, di non riuscire a spiegare i miei problemi, poi l’ho fatto scrivendo, poi li avete letti, poi mi avete riso in faccia trovando nelle mie domande, nelle mie paure, soltanto dei pagliacci ridicoli, che avrebbero fatto ridere chiunque, anche in punto di morte. Eppure quei pagliacci a me spaventano tanto quanto non sapere ciò che mi aspetta,e la mia paura la si nota dal fatto che quando arrivo ai picchi massimi del mio dolore io non riesca più a parlare affatto bene, divento un groviglio di tremori, di parole mezze dette, di laghi di lacrime. La cosa che nessuno ha capito è che il mio dolore è un pozzo nero, dove anno dopo anno ci è finita dentro una goccia, poi sono annegata. Ciò che mi viene detto puntualmente è soltanto: smettila. Se sapessi come fare, forse la smetterei sul serio. Non trovo un piacevole sadismo nel farmi del male, è che non decido io su cosa e quando piangere, non decido quando sentirmi male, non decido quando i brutti pensieri debbano toccare ogni punto del mio cervello, del mio cuore, e spingere spingere, spingere, come una bambina che salta sul suo letto. Fanno capriole e poi pugnalano alle spalle, mi procurano ferite lancinanti, spasmi d’aria, insonnia, disadattamento alla vita. Il fatto è che sono un vero e proprio fantasma, sono morta forse chissà quanti anni fa, ma lo ignorano tutti. Sono un fantasma perché non vi siete accorti di cosa ho fatto ai miei capelli, non avete fatto caso ai miei desideri, non fa pena il mio modo lento di accasciarmi al suolo. Forse credete sia finzione, forse solo una ricerca di affetto, in fondo è così che si liquidano le persone sofferenti. Non ho problemi, o almeno è così che credono. Se vi fa piacere pensarlo beh potete farlo, in fondo ve l’ho detto, ma  non negate il fatto che in venti anni della mia vita io abbia provato ogni emozione negativa possibile: l’abbandono, la solitudine, gli addii, la fine, gli schock improvvisi, l’adattamento, il buio. Non mi è riconosciuto neppure questo, tutto ciò che mi viene detto è trovati un lavoro e fatti un ‘amica che abiti dietro l’angolo. Le persone importanti non possono essere quelle che abitano dietro l’angolo, devono assolutamente essere quelle che ti fanno stare bene, non importa quanto siano lontane, quanto il fatto di vedersi anche solo per un caffè diventi problematico. Non intendo scendere a patti, non voglio fare ciò che mi dite, non volterò le spalle a chi mi ha fatto del bene, a chi riesce a farmi sentire viva. Non ci sarà ostacolo alcuno fino a quando sarò in grado di digitare un messaggio, sussurrare una frase, lotterò con tutta me stessa affinchè certe cose belle non smettano di esistere, senza o con il vostro aiuto. Non sono proprio ciò che vi aspettavate, in fondo basta guardare la famiglia, tutti ragazzi moderni con amicizie di convenienza, quelli che il sabato sera escono, quelli che stare a casa è tabù. Io sono l’opposto di tutto questo, sono la figlia più sbagliata del mondo, sono un codice erroneo, sono una delusione, e questo mi è stato detto in pieno viso. Mi spiace. Lo sono anche per me certi giorni. Sogno solo un mondo diverso, un mondo che mi faccia un inchino e non solo sgambetti, un mondo dove tu sei dietro l’angolo, dove io posso scappare, rincorrerti, sentirmi meglio. Un mondo dove non bisogna aspettare se tutto va bene una volta l’anno per abbracciarsi, un mondo dove non vengo continuamente discriminata, denigrata. Un mondo dove quando tutto va male ci sei tu.

Beh te ne resterai sola di questo passo.

Probabilmente si, ma è una mia scelta.


Scritto da <$Miriana> alle 14:30
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