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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Giovedý, 31 Dicembre 2020 E' finito.
Quest'anno senza speranze, quest'anno che mi ha fatta a pezzi almeno cento volte.
E' finito l'anno senza abbracci, l'anno che mi ha tenuta col fiato sospeso,
quello dei sè, quello dei ma.
L'anno che mi ha vista prima infinitamente piccola e poi immensa.
L'anno che mi ha messa troppe volte alla prova,
dove ho scoperto che forse il mio futuro sarà diverso.
L'anno che mi ha cambiata in modo totale,
che mi ha vista meno fiduciosa,
con meno speranze,
eppure con centomila forze da investire su di me.
E' stato un anno di saluti 
saluti dedicati a chi ha deciso di interrompere il suo cammino insieme a me,
l'anno dei vigliacchi che in silenzio hanno esploso l'ultimo dardo,
l'anno dei coraggiosi, di quando ci si sorride anche se in torno c'è la guerra.
L'anno dei regali rimpallati fatti col cuore,
delle cose da scrivere e da leggere, ammucchiate sulla scrivania,
l'anno dell'oro, delle mie turbe, delle mie tantissime notti insonni.
L'anno delle attese e delle consapevolezze,
l'anno del peso che cala giù, di corsa, come la discesa delle montagne russe,
delle costole che fanno paura,
dei saltelli in camera,
l'anno dove come non mai, ho tenuto a mente le parole di nonna,
l'anno che mi ha vista debole e poi rinata,
l'anno dello specchio imperiale,
delle prove, dei tentativi,
persino dei silenzi che a poco a poco mi hanno resa più forte.
L'anno del rimpasto sentimentale,
delle pillole mandate giù come cioccolata,
delle decisioni, e delle cose messe lì in pausa
per quando sarò più forte.
L''anno delle grida, dei pugni,
della pelle sbucciata,
delle canzoni che ancora ascolto.
L'anno delle grandi paure,
delle rinunce, dei -forse domani-
L'anno di chi ha scarabocchiato sul mio cuore,
delle lacrime salate come acqua di mare,
delle nuotate al largo,
dei fiumi, delle grandi piogge.

Facciamo che proverò a dimenticare tutto, 
ed iniziare da capo.
Auguri a tutti,
anche a chi ha sparato l'ultimo colpo.


Scritto da <$Miriana> alle 17:02
Grazie per i Link - commenti

A volte la notte o la poggia,
fanno uno strano rumore. 

Scritto da <$Miriana> alle 05:19
Grazie per i Link - commenti

Martedý, 29 Dicembre 2020 A volte le cose che immagino, diventano vere.
Scritto da <$Miriana> alle 23:51
Grazie per i Link - commenti

Venerdý, 25 Dicembre 2020 Buon Natale a tutti,
a chi è dovuto andar via, per forza di cose,
a chi ha deciso di andar via,
a chi si guarda ancora indietro
e a chi è costretto a guardare solo avanti.
A chi sta piangendo,
e a chi a capo tavola beve calici di vino ridendo.


Scritto da <$Miriana> alle 16:28
Grazie per i Link - commenti

Martedý, 22 Dicembre 2020 Quando ero piccola Natale era bello.
Non erano giornate noiose da passare a casa, ma era la volta dei nonni.
La mia nonna era speciale. Quando entravo nel salone, per posare il cappotto, c'era sempre un forte odore di agnello con le patate. Per quanto io fossi maniaca delle pulizie anche da bambina, quell'odore mi confortava, mi faceva sentire sempre a casa.
I miei nonni abitavano a pochi passi da me, quella casa in realtà c'è sempre, ma sono anni che non ci metto più piede.
La cucina era così piccola, che a stento ci si entrava tutti. I più piccoli sedevano ai margini del frigo, accanto al balcone, in una tavola a parte, destinata il resto dei mesi al balcone principale. I grandi invece sedevano nella tavola -classica- quella della cucina. Mia nonna cucinava sempre un sacco di cose, tutte buonissime. Quando mi vedeva mangiare poco, mi incitava sempre a prendere qualche boccone in più, ma quello credo che sia la mania di tutte le nonne.
La nonna in genere sedeva di fronte a me, -dal lato dei piccoli- perchè voleva godersi i suoi nipoti. Mi chiedeva che classe facessi, se i miei voti fossero buoni, e poi mi sorrideva, con quel sorriso buono che aveva solo lei.
Mia nonna profumava sempre di ammorbidente e talco. Non ho più trovato da nessuna parte un profumo così buono.
Coi miei cugini era sempre una festa. Ci inventavamo i giochi più belli con poche cose. Allestivamo delle vere e proprie tende fatte con mollette, tovaglie da tavola e sedie di fortuna. Ci sentivamo indiani, bambini, pirati, a volte persino ostaggi di una rapina. Le piastrelle dei miei nonni erano freddissime, perchè fuori si gelava, ma seduta accanto ai miei cugini, sentivo uno strano calore che mi faceva sentire come ai Caraibi. 
Ci raccontavamo le storie più buffe, io coccolavo i miei cugini più piccoli, e mi sentivo un po' madre, anche se in realtà ero bambina anche io. Sarà il solito istinto di -protezione- quella nota che mi contraddistingue da sempre: ho bisogno di accudire qualcuno per sentirmi felice, anche se le mie premure andrebbero date solo a chi merita.

  I vetri del balcone avevano gli aloni del freddo, dalla cucina venivano tutto il tempo grida di felicità, battute vietate ai minori, rumori di stoviglie, la risata di mia nonna, il profumo buonissimo dei dolci migliori.
Quando arrivava la sera, toccava a noi. I più piccoli mangiavano la bistecca al sangue. Io l'adoravo, come l'adoro ancora oggi. Non mi importava un granchè dei pacchi regali, la cosa che mi piaceva di più di quei giorni, era il fatto che ogni impegno si azzerasse, noi piccoli non avevamo scuola, e i grandi smettevano di lavorare. Era una sorta di carezza stretta, che amabilmente ci costringeva tutti in una casa. Mia madre era ancora felice, perchè nessuno le aveva strappato un pezzo del suo cuore. Io adoravo vederla così, credo di non avere mai più visto un sorriso così puro da parte sua.

 Io indiana, bambina, pirata, e ostaggio, volevo che quelle giornate non finissero mai, per non allontanarmi mai da quella che in ogni caso era la mia famiglia.
Mia nonna era ciò che teneva tutto saldo, il bullone che annodava le viti matte, la stringa delle scarpe malandate. Lei era il motivo per cui tante volte restavo anche quando avevo da fare, solo per accarezzarle il collo, e ascoltare le sue storie di vita difficili.
Avere i nonni è un lusso che non mi è più capitato.
Avere mia nonna a Natale e tutti i giorni, non mi è più successo.
A volte la immagino ancora lì seduta nella sua amatissima cucina, a cucinare il suo agnello, a dirmi di mangiare, a chiedermi di sorridere un po', a dirmi - chi ti ha spezzato il cuore che lo ammazzo?- a chiamarmi -miliana- con quella dolcezza di chi non sa parlare bene, ma sa tenerti stretta al cuore.
Vorrei tornare a venti natali fa, per riaverti, per riavere indietro tutto.
Buon Natale nonna, ovunque tu sia, ti amo.

Scritto da <$Miriana> alle 19:26
Grazie per i Link - commenti

Sabato, 19 Dicembre 2020 Succede all'improvviso
non te ne accorgi affatto
è un attimo
ti fa serva
prigioniera
e bambina.
La luce viene presa a morsi da un cieco
e alla fine ti si tinge l'aria di un sottovuoto che non conosci
gli dai un nome
che ti si stringe dentro
la chiami ansia
due schiaffi al sonno.

Scritto da <$Miriana> alle 23:59
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Venerdý, 18 Dicembre 2020 Il corredo.
Ma quale corredo?
Quando mai mi hai conosciuta, 
quando ti sei sforzato di farlo?
Non lo sai.
Non sai nemmeno quando sono stata bene,
figuriamoci quando sono stata male.
Ma quali passioni,
ma quale ruota che si segue.
Io non seguo niente, non ho mai seguito nessuno,
e quando mi è sembrato di stare seguendo me stessa,
anche li mi sono accorta di stare sbagliando.
Ma quale saluto a bordo di una nave altrui,
io non salpo se la nave non è mia.
Tu non lo sai mica quanto ho pianto
quanto ancora piangerò.
Pensi che tutto abbia un prezzo,
persino io.
Non mi soppeso, perchè se salgo su una bilancia adesso,
c'è poco e niente come libra.
Mi hanno svuotata, come cleopatra d'Egitto.


Scritto da <$Miriana> alle 20:56
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Mercoledý, 16 Dicembre 2020 Quando guardo le luci di natale penso.
Quando mi trovo in giro penso sempre un sacco.
Credo che i pensieri mi si leggano negli occhi
come il futuro viene letto dai mistici dai fondi del caffè.

Chissà cosa dicono i miei occhi.

Scritto da <$Miriana> alle 23:33
Grazie per i Link - commenti

Martedý, 15 Dicembre 2020 Oggi ho mal di gola.
Ce l'ho sempre, quando parlo o quando scrivo.
Perchè dovrei avere mal di gola se scrivo?
Perchè quando devo lavorare, e devo raccontare di un libro, leggo ad alta voce, come se parlassi ad un caro amico. Diversamente non sa fare. In verità parlo ad alta voce anche quando devo rileggere, o quando scrivo cose per conto mio.
E' un bisbiglio leggero, che se fatto di continuo, alla fine stanca comunque.

Beh, sono stanca.
Ma quando arrivo stanca alla sera, lo preferisco.
Mi concilia di più il sonno, e riesco ad avere meno incubi ed ansie.

Mi piace parlare dei libri degli altri,
sperando che prima o poi, 
qualcuno possa essere in una stanza come la mia,
dall'altra parte dell'Italia,
con questa stessa luce arancio,
con la candela sulla sinistra e la penna sulla destra,
a parlare di ciò che ho scritto io.

Per ora, un abbraccio, che di questi tempi serve sempre.

Scritto da <$Miriana> alle 20:03
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Sabato, 12 Dicembre 2020 Sono sabato strani, questi sabato.
Scritto da <$Miriana> alle 20:58
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Mercoledý, 09 Dicembre 2020 Che poi avere poco e dividerlo, fa bene al cuore.
Avere niente e dividerlo, fa bene al cuore.
Ho comprato dei vestiti che non sono miei, e questo ha fatto bene al cuore.
Che strana la sensazione di chi esce da un negozio e ha comprato per altri.
Meschinità per gli egoisti, stranezze per gli ingordi, sazietà per quelli che vivono nella bontà.
Io che non so più se sono buona o solo addormentata, riesco a pensare di aver fatto la cosa giusta.
Che poi mi viene detto -grazie- ed io non capisco.
Le cose che ho comprato andranno a chi riesce ad essere felice con poco, e questo rende tutto questo, un gesto senza prezzo.
Oggi ho corso su e giù per otto chilometri, e alla fine sono collassata, come mi succede sempre ultimamente, ma la sofferenza è una questione di allenamento, che se frizionata bene, non ti demolisce mai del tutto.
Cioccolato, una boccata d'aria, e un tergicristallo sotto la pioggia.
Quando ho toccato cibo, avevo perso l'appetito e la luce, e avevo pianto un po'.
Una carezza fatta di voce, ti rimette in circolo un po' della vita che avevi perso sotto la pioggia.
Eppure adesso che il caldo ha smesso di soffiare, è ancora troppo strano essere qui di fronte al muro, a desiderare di dormire.


Scritto da <$Miriana> alle 23:31
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Venerdý, 04 Dicembre 2020 Bentornata a casa Mirià
Scritto da <$Miriana> alle 18:45
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