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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Gennaio 2021

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Luned́, 18 Gennaio 2021

A volte non so se ciò che vedo è finto o vero, se le forme sono solo curve che vanno e vengono, o stagni in mezzo ai corsi d’acqua. Ho timore che ciò che gli altri vedono di me, sia reale, così come lo specchio parla e grida il suo chiacchiericcio. Fa male impugnare coltelli e forchette, sapendo che alla fine ti farai male, che stai pizzicando pezzi di cose che ti odiano, e che ti prenderanno a morsi dentro e fuori. Che quel gusto che ti si scioglie in bocca, in realtà è come una pinta di veleno e ambra. È strano vedersi alti e smagriti, contro uno specchio, nelle foto belle che mostri agli altri entusiasta, e sentire al contempo, la pelle che ti si arriccia nei punti sbagliati se ti siedi senza compostezza, se lasci calare la schiena dritta, se non allunghi la pelle, se non stendi i bordi in eccesso. Senti il calore che ti si accumula addosso, e poi i punti freddi di posti che nemmeno sapevi di avere. Senti le gambe che fanno fatica ad accavallarsi, l’ansia di avere le spalle più grosse del posto dove dovrai passare, o del maglione a collo alto che hai paura di indossare, delle sciarpe che usi per sentirti della giusta misura e grandezza. La dimensione di quello che sento di essere, si mescola a quello che si aspettano che io sia, con tutti i km marciati, con tutte le rinunce, e i pezzi di zucchero lasciati lì sulla lingua quando il vortice dell’aria inizia a stringersi a cono sulla gola, annaspando, chiedendoti pietà. Allora ti rassegni solo quando c’è un bombardamento di vuoto nello stomaco, come mezzanotte di ogni notte, dove cumuli di macerie, ti chiudono la visione, ti spingono fuori strada, facendoti addormentare così come sei, anche se sei mezza, mezzana, spezzata e vuota nel mezzo. Alla fine dopo le tue infinite capriole, lasci stare, e pensi di essere almeno bella come quel foglio di carta accartocciato in un angolo.

E smetti di piangere, solo allora.


Scritto da <$Miriana> alle 17:24
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