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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Gennaio 2017

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Giovedý, 26 Gennaio 2017

Sono sempre stata alla costante ricerca di qualcosa di più. E’ da quando sono bambina che mi sento in cerca di qualcosa di prezioso, grande, grandissimo, persino più grande di me, quando mi chiedo cosa sia non so darmi una risposta. Nel corso degli anni qualcuno mi ha detto che sono destinata a qualcosa di grande, inizialmente pensavo si trattasse di un errore di sopravvalutazione, ho ben compreso che non c’era da fare i conti con la mia autostima, o con l’idea che avessero gli altri di me, il problema non era che quella cosa grandissima che mi stava aspettando fosse lì come una prova, e che solo i più audaci e i più in gamba avrebbero potuto superarla. Non si trattava di questo, né di un sacrificio, forse neppure di un desiderio, forse non si trattava nemmeno delle persone, si trattava di me e soltanto me. Di me che sarei stata qualcosa nel mondo, o meglio qualcuno. Da bambina cercavo la fama, volevo a tutti i costi essere qualcuno, e scioccamente pensavo che prima del compimento dei miei quindici anni avrei fatto il botto, e il mio nome sarebbe stato in ogni libreria d’italia. Col tempo questo desiderio si è affievolito, certo non mi dispiacerebbe se un giorno qualcuno potesse tenere il mio libro sul comodino, proprio accanto a letto, che avesse smesso di piangere dopo avermi letto, o che avesse iniziato a farlo sorpreso dall’emozione.

Ciò che voglio adesso è non essere dimenticata. Voglio che qualcuno mi tenga così dentro da non riuscire a lavarmi via, un po’ come succede alla ruggine, che ti si pianta sui vestiti, e non riesci a toglierla via. Non smacchi, non ci provi nemmeno, perché sai che non potrai farcela contro di lei. O come la pioggia, che quando arriva la accetti con pazienza e conforto, immagini che la terra si sia abbeverando, e che i fiumi secchi possano respirare un po’, e che la calura d’estate grazie ad essa possa smorzarsi a poco a poco.

Voglio che il mio nome ti si appicchi addosso, che più provi a tirarlo dalla pelle, più questo ti ustiona. E quando smetterai di lottare capirai che in fondo se ci fossi riuscito a mandarmi via, in qualche assurdo modo, in qualche folle tempo e spazio, ti sarei mancata.

Voglio mancarti maledettamente, anche quando ci sono, perché sai di non averne mai abbastanza. Voglio essere il posto dove sbatti i pugni quando sei nervoso, e il cuscino su cui posare le tempie stanche. Voglio che quando mi guardi ci vedi tutto, e quel tutto smetta di spaventarti ogni tanto. Voglio diventare la tua più grande ossessione, e la tua pioggia, e la neve che ti bagna il vialetto di casa, e il vento che ti butta giù la porta. Voglio che quando ti ritrovi a pensare, io sia il tuo primo pensiero, e che quando inizierai a cantare vorresti cantare forte per me. Voglio essere quella grande cosa che in fondo cercavo per il mondo, ma altro non era che io, e voglio esserlo per te.

A volte tremo al pensiero che anche tu possa dimenticarmi, mi dà conforto il fatto che dopo anni tu non l’abbia ancora fatto. Mi chiedo se non sia stata già ossessione, e pioggia, e neve. Mi chiedo se tu non abbia già per caso posato le tue tempie stanche su di me, se non abbia già cantato forte, e se hai già smesso ogni tanto, solo un po’, di avere paura di me.

E se ti stai chiedendo cos’altro ancora stia desiderando, sto addormentandomi con te.

Strano, quando sono con te riesco a vedere le stelle anche in mezzo al temporale


Scritto da <$Miriana> alle 17:15
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