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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Gennaio 2017

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Sabato, 07 Gennaio 2017

C’era una volta un pulcino, i suoi occhi erano così piccoli che chiunque si sforzasse a guardarli, si perdeva in due buchi microscopici e bui. Il pulcino era una pulcina tanto vanitosa quanto insicura, passava le sue giornate a specchiarsi nelle pozze d’acqua per trovare anche solo un dettaglio speciale nel suo piccolo visino. Un giorno, addormentato su un ramo alto alto, di un albero del parco, vide un’ aquila reale. Il suo becco sembrava quasi fatto d’oro, le sue ali erano coperte da schegge infuocate e il suo respiro era così dolce che non sembrava affatto appartenere ad un’ aquila selvaggia. La piccola pulcina a passi incerti guadagnò terreno, e aiuola dopo aiuola raggiunse il ramo alto alto, si mise ai piedi dell’albero centenario e con il suo musetto piccolo quanto una goccia d’acqua, passò tutto il suo tempo a rimirare l’aquila dormire. Quando essa si destò, e in cielo si fece buio, l’aquila si accorse di quel piccolo esserino, spalancò le sue ali grosse e lo raggiunse, beccò qua e là, la pulcina non ebbe paura neanche un istante, ma gli sorrise forte come a sorridere ad un amico. L’aquila che spaventava tutti e aveva spesso problemi nel sentirsi se stesso, poggiò le sue ali lungo i fianchi della pulcina, e quando la sera divenne notte rimase a vegliare sul suo sonno per tutto il tempo a seguire. Giorno dopo giorno la pulcina crebbe in grandezza e bellezza. L’aquila non la lasciava mai sola, ma la pulcina era curiosa, e tante erano le sue domande.

-Perché non posso volare come te?-

-Perché tu sei diversa.-

-Perché sono diversa?-

-Perché tu non rischi come noi, perché sei unica, e perché non mi assomigli.-

-Io voglio assomigliarti e voglio volare accanto a te.-

-Non puoi, non voglio.-

 

Queste erano le domande di sempre, queste erano le risposte di sempre.

 La pulcina si innamorò perdutamente dell’aquila selvaggia, e per quanto esso fosse a sua volta completamente perso di quell’esserino di terra, non riusciva mai a darle il rischio che sarebbe costato il suo amore. Più la pulcina gli confessava il suo amore, più l’aquila le diceva che non aveva molto senso, alchè un giorno, confidando sulla realtà delle cose rispose alla pulcina che lui l’avrebbe amata e scelta tra tante, solo se un giorno ella gli sarebbe assomigliata, solo se ella avrebbe volato al suo fianco.

 

La pulcina pianse per tre giorni di fila, tanti erano i galli a farle la corte, ma lei non voleva un gallo, non voleva nessuno che non fosse la sua bella aquila selvaggia, così di notte poco prima di dormire, le si presentò la luce fatua dei desideri. Quella piccola luce le chiese allora quale fosse il suo grande sogno, e a cosa sarebbe stata disposta a rinunciare per esso. La pulcina disse alla luce fatua che voleva essere un’ aquila reale, e che avrebbe rinunciato per sempre ad essere della sua specie per quanto le piacesse. Così la luce fatua le entrò nel petto, e prima che facesse giorno il suo aspettò mutò totalmente.

Quando ella si ridestò pensò fosse stato solo uno strano sogno, ma quando si avvicinò alla pozza d’acqua lasciata dalla pioggia notturna, notò che il suo aspetto era assolutamente diverso. Le sue piccole ali non funzionanti adesso erano grandi e piumate, ricoperte da schegge biancastre, il suo piccolo becco, era ormai una grande bocca d’oro, e i suoi minuscoli occhi adesso erano due grandi punti luminosi. Quando l’aquila selvaggia si posò sul suo ramo, nel parchetto della città, dove ogni giorno faceva visita alla sua pulcina si accorse che ella era sparita, provocandogli una profonda angoscia, prima che potesse partire in cerca della sua piccola amata, l’aquilotta batté le ali per la prima volta e raggiunse a gran fatica il ramo alto alto, quello dove aveva sempre visto il suo innamorato.

-Sono io mio dolce amore..-

L’aquila selvaggia si accorse di chi si trattasse da quella voce sottile ed elegante

-Pulcina?-

-Tu avevi detto che semmai fossi stata in grado di volare e se ti fossi assomigliata, in qualche modo mi avresti amata, eccomi..-

-Tu sei pazza… non tornerai mai più come prima.-

-Non voglio tornare come prima se il mio aspetto ostacola il nostro amore.-

-E’ questo aspetto che lo ostacolerà sempre, adesso sei troppo uguale a me, io non ti voglio così. Ne ho cento mila uguali a te, vattene via!-

Le parole dell’aquila furono così violente, che l’aquilotta perse quota, cadde fino a schiantarsi sull’erba bagnata. L’aquila la trovava assolutamente ripugnante, l’aveva per sempre bandita dal suo cuore. Tanto era l’amore che provava per quel rapace che non aveva avuto problemi a rinunciare a sé stessa,  ma quando l’aquila ripartì in cerca di qualcuno di diverso, qualcuno che potesse essere come la pulcina, l’aquilotta divenne spenta, fino a non muoversi più dal ramo alto alto, dove il suo amato non vi fece più ritorno.

 

L’aquilotta non sarebbe più ritornata pulcina, e l’aquila selvaggia non sarebbe mai più ritornato da una così uguale alle altre, non l’avrebbe mai più amata come una volta.

 

L’aquilotta si ammalò gravemente, si lasciò poi morire sul quell’albero antico, dove una volta aveva visto la cupola della città sulle ali del suo amato profondissimo amore.


Scritto da <$Miriana> alle 19:05
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