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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Maggio 2016

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Luned́, 30 Maggio 2016

Ho sempre avuto un terribile presentimento circa la mia vita, come se  stessi correndo per i centro metri in staffetta, e una strana creatura mi stesse osservando dal bosco. Centro metri son pochi direte voi, non se diluiti nel modo giusto. Sono sempre stata paranoica al riguardo, quando raccontavo questa cosa a qualcuno, gli altri facevano spallucce e ridevano. Come può un lupo rincorrere te? In piena città? E perché vorrebbe catturare proprio te? Malgrado i miei sforzi di spiegarlo, davvero in pochi mi hanno presa sul serio. I centro metri sono la mia vita, giovane, esigua, ancora breve. Li faccio tutti correndo perché andare piano mi spaventa. Se rallentassi, quella strana creatura potrebbe acciuffarmi. Perché un lupo mi sta rincorrendo in piena città? Perché il lupo nero sceglie sempre bene le sue vittime, le individua tra quelli che si sono meritati una piccola felicità o fortuna. Il lupo dorme sotto il tuo letto senza farsi sentire, entra nei tuoi sogni ed estrapola degli incubi che poi ti farà vivere in seguito. Il lupo nero ha scelto me perché avevo iniziato a cavarmela davvero bene. Dopo i quindici anni, in cui ero stata maltrattata duramente da questa o quest’altra cosa avevo iniziato a capire come funzionasse lo sfarzoso ingranaggio della vita. Una botta alla fronte, una cicatrice all’occhio destro, un osso spezzato, e poi una ottima cena ricostituente, un abbraccio in salotto, il sorriso elettrico di chi ami. Mantenevo un certo equilibrio tra quello che sarei voluta essere e quello che ero nella realtà. Mi accarezzavo i lividi, e nel contempo cercavo di non procuramene degli altri. Talvolta, mentre mi specchiavo, o camminavo per strada, notavo tra i cespugli uno sguardo arrossato, simile a due rubini luminescenti. In ogni pupilla almeno una dozzina di vene rossastre. Non scorgevo l’intera figura, il resto del corpo restava celato dietro l’angolo della strada, dietro il cofano dell’auto, o tra i cespugli del parco. Mi voltavo di scatto, ma non c’era mai niente, se non il riflesso sbiadito di queste due pupille malefiche. I miei amici continuavano a chiedermi cosa guardassi, io avevo smesso di rispondergli perché tanto non mi avrebbero mai creduto. Qualcuno potrà prendere questa storia come utopica, o irrealistica, ma il lupo nero esiste, ed è sotto il letto di ognuno di noi. E’ uno o più, è tanti o pochi, sa aspettare o è famelico. E’ questa o quest’altra cosa insieme. Quando mi svegliavo di notte, e l’avevo sognato, mi asciugavo il sudore, e scrivevo  alla persona che all’epoca era il mio amore grande. Mi tranquillizzava il fatto di poter riacquistare il mio contatto con la realtà. Non si è mai manifesto in sogno, erano solo un ammasso di incubi incastrati. Mai visto un lupo nero mentre dormivo, ma  ho visto tutto ciò che poteva essere il lupo nero: mia madre moriva, la mia casa veniva venduta, l’amore della mia vita andava via con un altro, io restavo sola seduta su una gru completamente al buio. Per quanto io abbia controllato sotto al letto, e nel cuscino, non sono mai riuscita a catturarlo, perché Lui è fatto così, sempre un passo davanti agli altri.

Avevo la convinzione di stare correndo forte, che i miei centro metri si sarebbero quadruplicati, e che per quanto corressi veloce il lupo mi avrebbe seguita si, ma restando sempre indietro a me e a tutti quelli che amavo. Ho avuto questa convinzione fin quando le cose mi sono andate bene. Non mi sono mai fatta beffa di lui, in fondo lo rispetto, perché ha un obiettivo e lo persegue. E’ sempre stata così la mia vita, io corro, e lui mi insegue. Ho avuto dapprima le mie gambe forti, poi sono stata aiutata da altra gente, da tutti quelli che amavo. Hanno corso insieme a me, e abbiamo fatto persino delle pause. Ci siamo presi del tempo da trascorrere al mare o per dormire, per amarci, litigare e fare pace. Il lupo nero sembrava quasi rispettare queste assurde tempistiche, estranee nella caccia alla gazzella. Il lupo nero forse si era quasi affezionato a me, mi aveva dato il tempo giusto per riprendere le forze, ma non appena ho avuto bisogno di rallentare, e ho perso qualche pezzo per strada del mio equipaggiamento speciale, lui è sbucato per la prima volta dal buio.

Dopo anni di corse lui era lì davanti a me. Gli stessi occhi luminescenti, un pelo folto e cadente, quasi sporco di sangue, due denti aguzzi, più bianchi della neve, sporchi solo ai lati. Si è avvicinato lentamente, mantenendo un’ andatura lenta e circospetta. Ho pensato fosse inutile iniziare la corsa, che vicino com’era con un solo balzo mi avrebbe già raggiunta.  L’ho guardato negli occhi, e lui ha guardato me. Ci siamo quasi detti qualcosa, come due vecchi amici, cui uno dei due è obbligato a far qualcosa all’altro. Ha saltato, si è messo carponi sul mio petto. Riuscivo a sentire il mio cuore battere più forte di un treno. La sua saliva calda mi è colata sulla guancia e poi sul petto. Il peso dei suoi artigli conficcati nelle carni.

 Il lupo nero pesa quanto pesa l’universo. Pesa quante siano le tue sventure. Emettendo un grido ha poi sferrato la sua prima zampata, la guancia mi grondava di sangue. Quel primo colpo mandò in frantumi la mia storia d’amore. Quella persona era sparita dalla mia vita, e mi aveva persino dimenticato. Nella sua stanza non c’erano più le nostre foto, e il suo ti amo divenne un vattene via. La seconda zampata frantumò il mio sogno di scrivere. Senza amore, avevo smesso di esserne capace. La penna mi cadeva dalle dita, la mente non riusciva più a pensare. La terza cancellò la mia allegria, tutto divenne cupo, tutto divenne spento. La quarta mi ricordò che a mia madre non restava così tanto da vivere, e che presto sarei rimasta sola. La quinta ed ultima zampata mi lacerò il petto. Le carni mi si aprirono da una parte all’altra, come un frutto troppo maturo. Riuscivo a malapena a guardare cosa stesse accadendo, ma il Lupo nero avvicinò la sua bocca famelica a quella pozza di sangue e con un sol boccone mangiò il mio cuore.

Sentì quasi un interruttore spegnersi. Tutto ciò che provavo prima non c’era più.  Non ero più innamorata, non ero più felice, non ero più entusiasta, propositiva, fiduciosa, creativa, buona. I miei occhi divennero di ghiaccio, come il ghiaccio che mi crebbe al posto del cuore. Non appena la creatura scese dal mio corpo, il petto mi si richiuse con una cicatrice di fortuna. Uno zig zag scosceso, un ricordo  sgarbato del fatto che Lui mi aveva trovato. Corse nel niente dal quale era arrivato, felice di aver adempiuto alla sua missione.

Il lupo nero mi aveva rincorsa per tanti di quegli anni che avevo immaginato che si sarebbe stufato prima o poi di voler prendere la mia vita. Tuttavia, loro non dimenticano mai le vittime marchiate, non tardano mai a saldare i conti, e per quanto ci siano voluti anni di attese, il lupo nero mi ha trovata, si è mangiato il mio cuore e si è portato via ogni cosa che amavo.


Scritto da <$Miriana> alle 19:15
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