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Dentroadunsognomalconcio

Lunedì, 01 Settembre 2014, 11:24

Come ti senti? Non è una domanda, è un giudizio, perché anche un cieco riuscirebbe a sentire le cattive onde che emana il mio corpo. Se fosse malumore passerebbe nel giro di un giorno o due, non si tratta di quello, né di una biforcazione passeggera del mio stato emotivo, è qualcosa di peggio, di molto più grosso, qualcosa che quando riesce ad entrare dentro di te mette radici e fiorisce. I suoi fiori sono tutti marci, dotati di spine grosse quanto una mano, di buchi sanguinanti da cui fuoriesce la tua allegria. Da una parte questo male incurabile mi succhia la vita, da altra parte ne getta via a grandi sorsi. Disprezza tutti i sacrifici che ho fatto in questi anni, ogni conquista, ogni momento felice. Li getta via tutti, senza distinzione tra ciò che potrebbe servirmi, a poco a poco non ne avrò più memoria. La mia testa somiglia sempre di più ad un foglio bianco, dove chiunque passando potrebbe scarabocchiare, strappare, coprire di sangue. Non ho mai descritto i miei stati ansiosi, credo che non esistano parole adatte per poterli descrivere. E’ tutta una catena di pioli e piccole viti, scattano molle che si urtano e tirano via le altre come un mazzo di carte che viene giù ad un colpo di vento. Per prima cosa soffoco, l’aria diventa così sottile da non poter più respirare in modo regolare, ne entra così poca che mi sembra di essere sott’acqua, col tempo sto imparando a dosarne bene quella che mi rimane in quei momenti. Poi sopraggiunge il peso, nello stomaco, sulle spalle, nelle braccia, sulla testa. Non riesco a tenere su proprio nulla, tutto cade dentro un bivio vuoto. Lacrime. Scendono lente e calde sulle guance, poi toccano le labbra, strofinandomi la faccia arrivano fino alla fronte, poi mi gocciolano sulle gambe ferme e rigide, poi dopo un bel po’ di tempo si estinguono, per poi riapparire. Per ogni goccia che cade sembra che qualcuno mi infilzi con un bel chiodo grosso, con una lancia, con una spada. Sento dei piccoli spilli entrarmi in ogni punto del corpo. Entrano ed escono, mi feriscono. Entrano tutti insieme, fanno mancare il respiro, escono, entrano, spezzano ogni osso che trovano, spazzano via ogni equilibrio perfetto. Sopraggiunge la rabbia, una rabbia cieca, frenetica, repentina, dove le mani e le spalle tremano a dismisura, dove ogni movimento leggero si trasforma in un pugno iracondo. Crepe in ogni cosa, ogni oggetto distrutto, più di tutto distruggo me stessa. Mille e mille sintomi per riassumere il tutto in uno stato triste e difficile da superare. Uno stato dove mi odio profondamente e dove tutte le colpe del mondo appartengono a me, dall’origine ad oggi. A volte arrivano senza un motivo preciso, altre invece partono da piccoli spunti che si ramificano nella mia testa fino a creare situazioni forse future, dove mi sentirei a disagio, dove starei male, dove sarei più triste di oggi. Credo che per un malessere così sia necessario tenere un equilibrio discreto, imparare a maneggiare i carboni ardenti, ingoiare lapilli infuocati, fuoco che da sempre è il mio elemento originario. Malgrado adesso appari gracile e debole, un tempo non lo sono stata, vittoria per i dissidenti, per i nemici, per le truppe del re, per coloro che aspettavano bevessi la zuppa avvelenata. Me la sono preparata da sola, e l’ho bevuta tutta fino all’ultima goccia, fino a trasformarmi in un essere mortale e zeppo di falle. La prescrizione medica è quella di restarmene nelle certezze di oggi, tra le persone che dimostrano un po’ di affetto, nelle vicende che non possano avere sviluppi traumatici, farmi assecondare a volte, magari anche prendere in giro, tenere a bada il mio essere mostruoso, privarmi di ogni vizio, e apparire senza alcuna virtù.

By miriana

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Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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