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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Agosto 2014

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Sabato, 02 Agosto 2014 Le orme si discostano come le ombre su un muro, sono già passata per di qua, qualcuno afferma il contrario, se potessi rivedermi in un fantasma forse lo farei, o forse adulerei la mia forma solida, di un corpo ancora sano, fatto di carne e sangue. Questo solo se ne avessi le intenzioni si intende, un’ intenzione è una scelta, è una firma su un foglio bianco senza righe. Io forse ho scelto di lasciarmi andare come una foglia nel vento, un ramoscello secco, l’altamarea che diventa bassa, poi onda, poi uragano. Ho perso di vista la strada, non c’è un faro, ne un estraneo che mi dia un passaggio, non esistono campagne nel raggio del mio sguardo, non esistono case, rumori, silenzi, non esiste alcuno spazio fatto apposta per me. Bisognerebbe perpetuarsi nel niente, far finta su tutto, simulare l’allegria, prendere in giro le persone che amiamo, coprire le ferite, tenersi al sicuro, tenersi ad un passo dal burrone quando l’unica voglia è quella di correre fino all’orlo sperando in un capogiro. Il coraggio. E’ una virtù che non tutti possiedono. Bisogna essere coraggiosi per ogni cosa, anche per scegliere la morte alla vita, e accogliere con gioia il silenzio, il buio, un’ eternità di sofferenze, perché dio non perdona chi ha deciso di fare a modo suo. Capisci di non aver fatto nulla nella vita, quando la tua normalità agli altri appare stramba. Pensavi di essere giusta mentre il mondo ti puntava il dito, speravi di fare colpo sulla gente, di trovarti un posto tutto tuo tra le panchine più belle. Speravi, speravi. La speranza è un lusingarsi continuo, non è di certo una certezza, com’è certo che ho perso la voglia per ogni cosa, che sono una sopravvissuta mezza matta, certo come è il domani che aspetta a chi possiede due occhi incavati come i miei. La normalità è una strada percorsa da molti, dalla maggioranza, e la minoranza se ne resta in disparte, pregando ad un dio lontano di essere poi uguale agli altri, di confondersi nella massa, di tenere a bada la follia, di dire la cosa giusta nel momento esatto. La strada di un matto è identica a quella degli altri, la differenza sta che è imprevedibile, ci trovi delle curve e delle salite senza preavviso. Non ci sono cartelli, né segnali luminosi. Si cade nel fosso o si vola ad alta quota, tutto, senza saperlo. Se lo sapessi forse ne saresti terrorizzato, come un condannato a morte che conosce la data esatta in cui finirà ogni cosa. Allo stesso modo non si vuole sapere nulla di quello che ci accadrà, che sia tutto un mistero, una danza al buio, un salto nel pieno, nel vuoto, un sorso di veleno a prender il posto di una coppa di vino. Non possiamo perderci nel vuoto di sessanta anni tutti da vivere, sono troppi, forse chi ci ha dato la vita ha sbagliato nel metterci dinanzi tutti questi lunghissimi giorni, infinite primavere, lunghissime estati, e natali, e capodanno, e il settembre che si sussegue uno dopo l’altro, anno dopo anno, vuoto dopo vuoto. Perché camminando sempre più in là trovi una maggiore desolazione, un campo senza fiori, persino rose senza spine. Semplici da cogliere, ma noiose, noiosissime e stupide. E’ troppo la noia che sopraggiunge nel ripetere i giorni, e la vita sembra senza sale nonostante si presenti come un mare aperto.
Adesso mi danno della pazza, proprio adesso che sembra che io abbia capito ogni cosa.

Scritto da <$Miriana> alle 18:18
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