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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Giugno 2013

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Venerd́, 14 Giugno 2013

Ho affrontato tanta di quella angoscia disseminata da urla che non mi spaventa  più niente, neanche il silenzio, le bombe, le parole gridate, le angosce disciolte in un pranzo o in una cena. Mi sono fatta forza a quindici anni quando dall’altra parte della casa volavano addii e aspre chiacchierate, ed io tutta sola in un angolo tra il televisore e il suo tavolinetto mi piegavo sulle ginocchia come a costruirmi un bunker d’acciaio indistruttibile. Pensavo che dentro quel metro quadrato ci fosse solo il mio corpo, il mio respiro, la mia testa piena, pensavo che si sarebbe tutto placato, puntualmente la storia si ripeteva un giorno si e l’altro pure, sono vissuta nei guai, e tra i guai, sono cresciuta sfidando il tempo, i pianti, sfidando l’idea perfetta di qualcosa di altrettanto perfetto che non era mai così. Cinque anni dopo posso dire di aver fatto un gran salto di qualità, certo ho ancora il mio spazietto, le mie crisi d’ansia, i pianti automatici senza un reale motivo, e la testa sottosopra, ma tutto sommato me la sono cavata anche da sola, me la sono cavata comunque e questo non può che essere un punto a mio favore. Ne ho fatti di punti, e ho portato spesso coppe alla casa base, non che a qualcuno interessasse, ma sono ancora lì erette poco sopra la mia testa, e le teste di tutti, brillano, si impolverano, io gli do una ripulita e credo ancora che abbiano una qualche importanza. Adesso mi sono appassionata alle cose belle, quelle che non ti fanno sudare, tossire, sbraitare, adesso preferisco le persone calme, quelle con molto tempo da dedicare alla vita e anche un po’ a me, adesso ammiro quelle forti ma non troppo, quelle che non ostentano la forza soltanto per coprire le ferite, adesso mi sono appassionata al mare, al vino, quello dolce e vecchio, ma non troppo perché poi scatta la ramanzina, perchè bere non è salutale mi dicono, ho scroccato tiri di sigarette qua e là, tra una chiacchiera distratta e un cronometro veloce, ho provato anche quella elettronica, ma la gola stranamente mi è andata in fiamme. Adesso arriva l’estate e penso a come occupare il mio tempo, penso che Domenica me ne andrò al mare, non tanto per rubare al sole la sua forza, quanto per camminare fino alla riva, inzuppare i miei scarponi blu da nuoto, sentire la sabbia sotto gli alluci disgregarsi, camminare fino a quando il mare non riesca a sfiorarmi i polpacci, e poi starmene a pensare, tra un soffio di vento e uno schizzo di schiuma, stare lì con lo sguardo perso nel freddo e la pelle rovente, godermi una pace nuova, diversa da quella che mi costruisco in laboratorio, godermi le coccole di una giornata ferma, e l’avvio di una vita pazza e sconclusionata.


Scritto da <$Miriana> alle 10:37
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