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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Giugno 2013

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Marted́, 04 Giugno 2013

Mi ripetevo che sarebbe finita, me lo ripetevo tante di quelle volte da rendermi conto soltanto dopo che non è servito ripetere quel desiderio all’infinito, sarebbe finita comunque anche se non avessi espresso alcun desiderio, anche se non mi sarei impegnata cosi affondo, anche se del tempo me ne sarei infischiata. L’esame di maturità lo immaginavo come un trampolino stretto su una larga pi***na, quel trampolino troppo alto per una neanche troppo alta come me, l’acqua da sotto quella striscia ‘’di legno’’ sembrava azzannarmi ancora prima di assaggiare il mio corpo, i piedi entravamo a malapena su quel trampolino, qualcuno dietro le mie spalle per gioco o per cattiveria sembrava spingermi prima che io raccogliessi tutto il coraggio del mondo, e mi tuffassi da quell’altezza strabiliante. La mia non era soltanto paura, certo temevo che dopo la scuola sarebbe seguito un periodo di incertezze, un periodo di vuoto, dove non puoi tornare a studiare se non all’università o per conto tuo, e dove lavorare è davvero difficile, perché non c’è né. Insieme alla paura c’era la voglia di buttarmi, di lasciarmi tutto alle spalle, di rinchiudere in un armadio i miei vecchi libri, le gomme consumate, i quaderni più importanti di quella materia tosta. Avevo voglia di spaccare il mondo, e anche qualche **lo, e così mi gettai da quell’altezza senza pensarci, con le braccia spalancate, la schiena ricurva ma soltanto un po’, il cuore nella gola, e gli occhi chiusi da riaprire soltanto un pelo dall’acqua. Fu un tuffo perfetto, o almeno è così che raccontarono le persone che mi sentirono parlare per tutto il tempo, certo il mio non era stato un lancio, ma quel mezzo metro che divideva la mia sedia di legno all’altra, quella di fronte alla commissione, aveva le stesse insidie. Neanche dieci passi ed ero già arrivata, certo ‘’è già metà dell’opera’’ mi ripetevo nella testa, pur sapendo che mi sarei potuta sedere lì sopra e non riuscire a dire una parola. Invece sembravo un leone, o almeno è così che mi sentivo, ad ogni domanda possedevo già la risposta, ero così preparata che non mi spaventava neanche il loro tono serio, le scartoffie, le burocrazie inutili. Li guardavo negli occhi ad uno ad uno, e per ognuno che mi diceva di avanzare, e di cambiare materia, discorso, mi sembrava di aver vinto il terno a lotto, me li stavo mangiando tutti, e tutta quella fatica degli anni prima, le angosce, i dolori, le ingiustizie, ma anche le cose belle, le amicizie speciali, i bei voti sudati, le belle giornate, si era tramutato tutto in una grande forza interiore, tutto sembrava tornare al suo posto. Qualche amica aspettava il suo turno seduta tremante alle mie spalle, qualcun'altra era venuta solo per me, soltanto per ascoltare la mia tesi. Avevo parlato di Peter Pan, avevo scritto una poesia in proposito, la professoressa di italiano esterna arrivò persino a chiedermi di cosa parlasse, e quasi come un poeta da libro di letteratura le spiegai cos’è che mi spinse a scriverne una, cos’è che volevo raccontare in quelle dieci riga in prosa. Bruciai tutta la commissione, credo di essere stata brava persino in matematica, la mia pecca. Tranne che per una domanda molto approfondita della stessa materia chiesta dal commissario esterno. ‘’Ahi, pensai. Perché proprio una domanda di matematica, se agli altri ha chiesto cose più generiche?” Raccolsi tutta la forza che avevo, ci pensai un po’ su, poi ricordo di avergli risposto che non mi sovveniva al momento, gli sorrisi, e poi nulla più. Mi dissero che avevo finito, che potevo andare, ricordo che presa dall’emozione dimenticai anche delle scartoffie in aula, aspettai che le porte si riaprissero per recuperare il tutto, qualcuno mi chiese cos’è che devi farne? ‘’Mi servono’’ risposi. Dovevo conservarle, credo di averle ancora qui, le mie fatiche. A volte la tesi la rileggo, così quasi con la curiosità di chi non sa quelle cose, le ricordo tutte, ricordo quanta voglia avevo di fare bella figura, di presentarmi come un leone, non come una persona, volevo si notasse tutta la mia forza, il mio coraggio di non piangere due secondi prima di iniziare. Sorrisi per tutto il tempo, prima e dopo aver conferito le mie idee, ero felicissima di aver concluso un percorso, e di averci messo tutta me stessa. Credo che la maturità sia più che una sfida, credo sia l’ultimo morso di una mela buonissima, credo sia l’inizio di un nuovo albero che sboccia, credo sia il punto di partenza per diventare adulti, e quello di fine gara che ti gratifica di tutto ciò che è stato. Non importa quale sia più o meno il risultato numerico che ti affidano, la cosa bella è che tu eri lì, con il tuo ‘’progetto originale’’, con la tua voglia di fare, con una sana paura che ti devasta le ginocchia e ti prosciuga la saliva. E’ una botta di vita, credo lo sia per tutti, l’ultimo giro nelle macchine da scontro dove tutti cercano di vincere. L’acqua di quella pi***na credo di averne bevuta anche un po’, mentre cadevo nel vuoto avevo la paura di schiantarmi, ma d’altra parte sapevo che era soltanto un tuffo, che ce ne sarebbero stati degli altri, forse molto più alti. Era solo una pi***na, e quello era solo il mio primo tuffo. E’ passato soltanto un anno, quello scorso ero lì al posto vostro, vivetevi quell’ultimo momento, perché neanche quello torna più indietro. In bocca al lupo maturandi 2013!


Scritto da <$Miriana> alle 14:39
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