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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Maggio 2013

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Mercoledý, 15 Maggio 2013

Non dovrei neppure essere qui, credo che al momento io non possa permettermelo, sento le ventole del computer girare, il loro rumore mi entra nella testa, sento il ticchettio dei tasti conficcarsi nella schiena, e sul collo. Sento il dispiacere della sua auto che gira e gira ancora, sotto il palazzo, perché non c’è niente da fare, sento gli assurdi silenzi che si portano dietro le loro parole inesistenti, sento il peso del mio corpo, e delle mie esigenze, dei piccoli bisogni vitali pesare sull’intero mondo. Sento che essere qui peggiora le cose, sento che arriverà puntualmente una cifra grossa da pagare, sento che lui bisbiglierà qualcosa ma non dirà una parola, e poi urlerà contro il mondo che non lo ascolta, ma che al posto suo ascolto tutto io. Vorrei contribuire mi dico, adesso mi metto a costruire cose mi dico, adesso smetto di scrivere mi dico ancora, potrei fare le pulizie, o potrei vendere cose, o non lo so potrei fare qualsiasi cosa. Poi mi dico che non sono brava neanche a quello, che non ho la faccia tosta, che sono troppo buona, troppo casalinga, troppo silenziosa per sostare in una giungla. Mi rende felice, o quasi, una sola cosa, forse due, tre, o quattro al massimo, mi rende felice quel momento in cui sembra girare tutto in armonia, quelle giornate che pranziamo, ci sfugge un sorriso, chiacchieriamo e sembriamo tutti perfetti, accade spesso di domenica, quando il lunedì sembra un ricordo, e il lavoro non pesa più. Poi basta una parola di troppo per ripiombare nel caos, fregatene mi dicono, lo dico anche io quando qualcuno ha i miei stessi limiti, ma non riesco ad insegnarmi la lezione, non riesco a prendere coscienza del fatto che le cose vadano così e bisogna stare zitti o sbraitare per avere l’effetto contrario, per avere del silenzio di pace e non di guerra. Peso, peso, e invece vorrei volare, e adesso che non posso dire niente a nessuno, adesso che non c’è quel qualcuno, adesso mi capita di parlare da sola, o peggio ancora di tenermi tutto dentro e poi scoppiare in un pianto disperato quando la casa diventa solitaria e silenziosa, quando tutti escono, quando resto sola con me stessa, senza la vergogna delle lacrime, senza sentirsi ridicoli se a diciannove anni e tre quarti si è ancora troppo fragili.


Scritto da <$Miriana> alle 16:09
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