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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Gennaio 2013

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Mercoledý, 23 Gennaio 2013

E’ facile per alcuni voltare la pagina e andare avanti, è così semplice come tirare via un pezzo di scotch da un oggetto ridotto male, eppure a me è sempre risultato difficile, facevo fatica anche nel dimenticare cose dette nella rabbia, o cose solo sussurrate all’una di notte, ho fatto sempre fatica a dimenticarmi le cose vecchie per quelle nuove, e invece poi è successo, mi sono svegliata una mattina e mi sono giustamente sopravvalutata. Mi sono guardata nelle pupille riflesse nello specchio di casa mia, e mi sono detta che io valgo molto di più di un po’ d’affetto elemosinato, valgo di più di intere stagioni passate ad aspettare, valgo di più di qualcuno che per tutta una vita si è limitato ad osservarmi solo da lontano. Non ho mai desiderato un controllore a vista, non è mai stato nei miei sogni il fatto di avere qualcuno che mi volesse bene solo da lontano, solo part-time. I sentimenti non possono avere delle scadenze, non possono sostare a lungo al tavolo di un bar per poi credere che siano ancora lì dopo anni e anni di nuove ordinazioni. Non ho mai avuto il coraggio di chiedere una tazza di caffè nuova al cameriere, sono rimasta lì con il mio the mezzo vuoto a ripetermi che si sarebbe riempito di nuovo, eppure ingoiavo solo la polvere delle sedie vuote, restavo lì con la bocca secca e i capelli fradici di pioggia. Un giorno con l’indice della mia mano ho ordinato a gran voce una tazza di caffè, ben caldo, con i bordi chiari e la schiuma in superficie, desideravo con tutta me stessa affondare le labbra in qualcosa di caldo, ero rimasta per troppo tempo al freddo, che anche un gelato sarebbe stato rovente, e così è stato, quel caffè è stata la cosa più buona che abbia mai bevuto in tutta la mia vita. Ho lasciato anche una mancia su quel tavolino, mi sono promessa che ci sarei tornata ancora, che mi sarei seduta senza il timore di un appuntamento mancato, che non avrei avuto la smania continua di voltarmi indietro sperando che quell’interlocutore pazzo fosse arrivato in tempo. Adesso al mio tavolino ci sto bene anche da sola, adesso quando qualcuno mi si avvicina non gli ripeto che quel posto è occupato da un fantasma inesistente, adesso li invito a sedersi, proprio accanto a me.


Scritto da <$Miriana> alle 18:20
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