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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Settembre 2012

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Domenica, 30 Settembre 2012

Sai quando si è allo sbando e non c’è niente che tu possa fare? E’ esattamente come mi sento adesso. Sapevo che sarebbe stato difficile dopo il diploma, ma non credevo così. Io credo di aver sbagliato scuola, bella si, ma neanche il secondo tentativo è stato quello vincente, probabilmente se fossi rimasta a quella di abbigliamento e moda oggi avrei un lavoro, e invece ho preferito imbucarmi in un liceo che necessariamente vuole che tu vada all’università poi. Per tanti e tanti motivi adesso non è il momento che io mi iscriva però, forse non lo sarà mai, ma è che mi aspettavo di trovare un mondo meno ostile, di essere aiutata da qualcuno. E invece no, fin quando non trovi da sola una botta di fortuna resti a casa a mangiare la polvere. Non voglio restare a casa, ma non voglio neanche lavorare in un negozio di giocattoli. Non mi ci vedo, non mi ci sono mai vista a mettere apposto gli scaffali, eppure molto probabilmente è proprio lì che passerò dieci, venti anni, se qualcuno da lassù non mi concede una possibilità. Vorrei fare quello per cui sono nata, vorrei fare qualcosa per il fatto che mi piace e non per necessità, vorrei attendere che arrivi qualcosa di meglio senza sentirmi un parassita, vorrei svegliarmi al mattino e avere delle cose da fare. Vorrei persino tornare a scuola,  a differenza di molti per me non era un peso andarci, anzi era un modo per sfogare le mie doti, adesso non credo di averne più, o per lo meno non posso mostrarle a nessuno. Vorrei che la Mondadori alzasse quella cornetta e mi dicesse che è proprio me che stavano aspettando, o mandi il postino a darmi un bel contratto, lo firmerei subito, e avrei tutta la voglia del mondo di lavorare.                         Non voglio ridurmi a moneta, non voglio offrirmi in cambio di pochi spiccioli, eppure è il mondo che va così, non ci sono porte, non ci sono braccia a cui aggrapparsi, non c’è fortuna, non c’è niente e nessuno che possa aiutarmi se non me stessa. La verità è che non ho nessuno che si preoccupa per me, o meglio nessuno che possa darmi una strada, un punto da cui iniziare, sono sola in quel frangente, e da sola devo uscirne. Forse dovrei avere meno pretese, e lasciare che le cose succedano. Perché ciò che dovrà succedere, succederà anche senza la mia approvazione.


Scritto da <$Miriana> alle 14:46
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