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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Agosto 2012

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Giovedý, 23 Agosto 2012

Mi hai lasciata in un gran casino.

Non faccio colpe a nessuno ma quando resto da sola con me stessa è davvero un casino assurdo. Il problema è che mi ascolto molto, non sono capace di mettere a tacere le voci della coscienza, dell’anima, dei moti incessanti del cuore, io ascolto tutto ciò che è suono e movimento e allora finisco poi per impazzire. La mia testa va a mille all’ora. Sono sola con me stessa adesso da quando apro gli occhi al mattino fino a quando non vado a dormire, è strano fare i conti con i propri errori, con i propri pregi, ti senti nel giro di un minuto e trenta secondi la persona migliore e peggiore del mondo, allo stesso modo, in egual misura. Ma non mi piace farmi i conti in tasca, mi fanno sentire povera, mi fanno capire che di cose belle ne restano poche, di brutte invece ne ho l’armadio pieno zeppo. Quand’ è che entra in gioco l’emotività poi? E quando i freni inibitori? Vorrei che la mia mente si vergognasse di pensare troppo e allora capisse che anche dormire è un ottimo sport. La mente con ciabattine e vestaglia da notte poi cadrebbe in un sonno profondo, ed io somiglierei ad un decerebrato con gli occhi vuoti e le mani assenti. La soluzione sarebbe restare nel reticolo, non fare neanche un passo al di là di quella linea, in quel quadrato luminoso dovrebbe esserci un pensiero felice, dovrei focalizzare la mia attenzione soltanto su di esso. Stringere gli occhi, mordicchiarmi le labbra, impachettarmi la fronte e restare dentro quel pensiero per tutto il giorno. Poi arriva l’auto che sfreccia sulla strada, il bip del cellulare, lo ‘’sfru’’ del ventilatore elettrico. Sono quelli che ti fregano, quelli che rompono il reticolo, quelli che ti spingono nella parte più selvaggia della  mente, dove le domande sono lame di coltello, e le risposte altrettanti sanguinamenti sfrenati, dove un si diventa un forse, ed un no invece un si, dove le cose brutte quasi diventano belle, e viceversa quelle belle sono così sfolgoranti da procurarti uno strano senso di disgusto. Inizi a pensare al contrario quando smetti di avere qualcosa o qualcuno che ti tiri fuori dalla foresta, è come se mangiassi funghi allucinogeni per colazione, un mondo strano poi cadrebbe e rifiorirebbe ai miei piedi.



Scritto da <$Miriana> alle 14:25
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