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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Agosto 2012

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Sabato, 11 Agosto 2012

Mentre il mondo si guardava le sue stelle io ero a torturarmi in un letto, stretto, troppo stretto per abbracciarmi bene.

Quelle che cadono arrivano una volta all’anno, forse due, le vedi raramente, dicono che portino fortuna, io non sono mai riuscita a vederne una, nemmeno quando ero piccola e passavo le serate in riva al mare, credo che ci voglia una gran dose di fortuna per vederne una , che a quel punto il desiderio che forse avresti espresso nel momento della caduta quasi non ti serve più. Lo stomaco si contorceva in un modo così violento che quasi sembrava ci fosse qualcosa al suo interno, un mostro feroce che stava prendendo a morsi il mio intestino, il mio fegato, le pareti della mia pancia che quasi si ripiegavano su sé stesse per il troppo dolore, poi lacrime, lacrime, lacrime. Quante lacrime c’è bisogno di versare prima che le cose cambino? E quante invece da trattenere per sentirsi apposto con sé stessi?

Io non mi sento un mostro, ma è da una vita che le persone a turno provano a farmi sentire tale, dicono che quasi ‘’catturo’’ le persone, le rendo schiave della mia intraprendenza, del mio coraggio, del mio accattivante modo di fare, di dire, di vedere le cose del mondo, dicono che poi li faccio innamorare, tutti indistintamente perdono la testa, la ragione, la strada. Si smarriscono per i sentimenti che provano per me, e allora sempre loro, dicono che è colpa mia, che quasi ci godo nel vedere tutte quelle persone che hanno perso la strada, che a giorni alterni si ingozzano di paure, di desideri repressi, che vivono con il timore di perdermi e di trovarsi nel bel mezzo di una via senza palazzi, di ritrovarsi magari a 30 anni senza aver avuto un amore diverso da me, un nome da pronunciare che non sia il mio, una strada da percorrere con qualcuno che non abbia le mie mani e la perfidia di trattenerli mentre dovrei solo lasciarli liberi.

Ma qual è la mia colpa? Qual è il prezzo da pagare se sono soltanto me stessa e non faccio niente per trattenere le persone, per metterle nelle mie belle gabbie d’oro ed accarezzarle di tanto in tanto,?non sono io quella, non sono quella di cui gli altri raccontano, non ho mai desiderato avere una schiera di sudditi pronti a guardarmi le spalle, a battersi al posto mio, a sacrificare la loro felicità per la mia. Non sono una regina, non lo sono mai stata, e non voglio esserlo, non sono quella che vive a discapito degli altri, né quella che incatena le persone, né quella che desidera la sua felicità anche a costo di sacrificare quella altrui, è il modo di dipingere le persone che infonde negli altri le idee che abbiamo di noi stessi, a volte sembra quasi che io diventi proprio come gli altri raccontano, ma non stanno così le cose, è uno stupido gioco di ruoli, io resto comunque quella che dal pigiama serio resta affacciata al balcone per tutta la serata in attesa di vedere la sua stella che puntualmente non arriva mai.

Io le mie battaglie me le sono fatte sempre da sola, mi sono sempre dipinta la faccia di fango, raccolta i capelli e con il mio sguardo da finta cattiva mi sono battuta fino allo strenuo delle mie forze, che poi quando ritornavo dalla battaglia ci fosse qualcuno ad aspettarmi, qualcuno che amava curare le mie ferite è un altro conto, non è la benda che copre le ferite che fa di un guerriero un codardo, ma è quello che c’è sotto, lo squarcio che gli ha procurato una lancia, la lama di una spada, un fulmineo colpo di pistola che rendono di quell’uomo o di quella donna un vero protagonista della lotta.

Non voglio esprimere un desiderio, credo che non sia la caduta di una stella la vicenda che possa darti uno schiaffo, che possa cambiare il corso delle cose e renderti felice, ma è piuttosto un capriccio, non ne ho mai vista una, credo che sia emozionante assistere alla discesa di qualcosa per qualche secondo, come se fosse una goccia di pioggia, solo più luminosa, più accecante, solo più rapida.

Io consegno carta bianca agli altri, che si sappia, io non costringo, non decido, non dirigo, non penso per gli altri, semplicemente vivo nel bene e nel male, cammino, parlo, mangio, respiro e se qualcuno è capace ancora di innamorarsi di me, e di restarmi accanto non può che essere un grande regalo che ha quasi le sembianze di quella piccola stella cadente.


Scritto da <$Miriana> alle 17:34
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