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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Agosto 2012

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Luned́, 06 Agosto 2012

Sono arrivati anche i miei diciannove anni.

Ed è strano quando da un momento all’altro facendo finta di nulla i tuoi genitori ti piazzano una torta in macchina. Mia madre faceva finta di niente, si girava dall’altra parte dello sportello per non lasciar intravedere quanta voglia lei avesse di dirmi che seppur sarebbe stata una cosa semplicissima quella sera era il mio compleanno ed era giusto che anche io, come tutte le persone normali di questo mondo spegnessi la mia candelina ed esprimessi un desiderio. Mio padre con la faccia tutta tirata di gioia si avvicina poi al finestrino dove sono seduta e mi porge la torta incartata visibilmente contento. Non sapevo di dover ricevere una torta, insomma, non sono quel tipo di ragazza che pretende delle feste, a dire il vero un po’ mi imbarazzano pure, eppure loro hanno organizzato tutto senza farmi capire un bel niente. Nella cella del frigo c’era già pronta una bottiglia di spumante che io non so aprire, e allora esattamente come un anno fa quando compivo i miei diciotto anni l’ha stappata mio padre e ne ha versato  il suo contenuto, era aspro al punto giusto, né troppo dolce né troppo amaro. Mia madre poi dice che me lo merito, che  mi sono diplomata e non ho ricevuto un bel niente, neppure i complimenti, il mio 88 era rimasto lì appeso nella sagoma delle cose belle e mai capite fin in fondo, ma non me l’aspettavo, sono una persona che si accontenta e il sorriso di mia madre entrando dalla porta di casa mi era più che bastato come ricompensa. Poi eravamo tutti buffi, ci siamo fatti una foto strana con l’autoscatto con i calici in mano e la torta in bella vista, come se fosse una vera festa, come se ci fossero chissà quanti invitati, e invece eravamo solo noi tre che scontrando i nostri calici ci siamo detti ‘’cin’’. Sono stati carini, sono stati davvero dolcissimi e non sapevo cosa fare o dire per ringraziarli, li sorridevo soltanto, completamente imbarazzata, ma li sorridevo comunque. Mi vogliono bene ed io ne voglio molto a loro tanto da essere pronta a sacrificare un mucchio di cose per la loro felicità. Poi arriva il momento in cui ti chiedono di esprimere un desiderio, sei davanti alla torta con la bocca già pronta, ma tanti di quei desideri vorresti esprimere che non basterebbero milioni di candeline, e allora ho sussurrato nella mia testa la prima cosa che mi è venuta in mente ‘’ Voglio essere felice’’. Non credo nel fatto che i desideri espressi non debbano essere rivelati, se le cose devono succedere accadono anche se le spifferi ai quattro venti, anche se le ripeti a voce alta in mezzo alla città. Mi sono accorta di essere un po’ egoista esprimendo quel desiderio, ma l’ho espresso senza pensarci, io spero che il grande omone che li esaudisce abbia capito anche il retroscena, non voglio una felicità esclusiva per me, ma voglio che anche i miei genitori lo siano tanto, era sott’inteso, non me ne faccio niente di una solo per me, voglio che sia di tutti noi, di tutti e tre che da tanto tempo non siamo più gli stessi. Mentre il mio compleanno lentamente si consumava ho sussurrato piano che ‘’l’eroe’’ aveva ancora un ora e mezza per farmi i suoi auguri, per dimostrarmi davvero che non mi ha dimenticato, ma non sono arrivati, neanche il nostro riavvicinarci, spiegarci, capirci un po’ di più è riuscito a darti la voglia di farmi felice almeno per i cinque secondi di un sms, non hai voluto esserci, e va benissimo se non era questo ciò che desideravi, ma se eri combattuto fino all’ultimo secondo nel mandarmi gli auguri, hai sbagliato, dovevi farlo, dovevi farlo perché io li aspettavo e non hai fatto altro che ripeterti come tutti gli altri anni, perché è proprio vero a volte le persone ti sorprendono, mi sono arrivati auguri di persone che credevo morte e sepolte, e invece sono mancati all’appello alcune che avevano giurato di dare l’anima per me. L’altra ‘’ la tipa cristiana’’  mi ha detto che se ne era dimenticata, come fai a dimenticare il compleanno di una persona che fino a qualche anno fa giuravi di non lasciare mai da sola. Io le chiamo comparse tutte quelle persone che seppur volevano fare ed essere grandi cose per te si sono rivelate soltanto fumo nell’aria, e allora non possono che essere semplici comparse, che passano nella tua vita, a volte danno anche fastidio e poi svaniscono nel nulla, ma al diavolo loro, al diavolo tutti quelli che dicono cose senza avere la certezza di poterle mantenere in seguito. Al diavolo le comparse, al diavolo gli auguri mancati, al diavolo tutti quelli che ieri erano a conoscenza del mio compleanno e non hanno voluto sprecare neanche i quindici centesimi di un messaggio o i pochi secondi di una notifica face book.

Ma ringrazio invece tutti quelli che mi sono stati accanto, quelli che hanno impiegato il loro tempo e soprattutto il loro cuore per dedicarmi un pensiero, un augurio, un dolce regalo per il mio diciannovesimo compleanno. Grazie anche ai miei genitori, ai miei amici cari, alle mie ragioni di vita.

Vi voglio bene.


Scritto da <$Miriana> alle 09:27
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