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Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

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Luglio 2012

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Luned́, 23 Luglio 2012

Ero diversa tanto tempo fa, mi manchi sai Miriana? La cosa che più mi manca di te è la tua incontrollabile spensieratezza, quella ti rendeva sul serio invincibile, quella riusciva a farti essere migliore, e concorrenziale. Credo di aver perso per strada tante cose belle, molte facevano parte di un blocco di idee e caratteristiche tipiche dell’infanzia, quelle le ho dovute lasciare per forza. Mi sono lasciata indietro il mio sorriso sincero, oggi sorrido allo stesso modo, ma più che altro è un gesto meccanico, l’allenamento per le mie mascelle, e l’abbronzatura inesistente per i miei denti, sorrido perché è giusto farlo in quella circostanza o a volte cerco di essere gentile e invece di salutare qualcuno gli sorrido e basta. L’ingenuo modo di schiudere le labbra e mangiare il mondo oggi non può che essere molto falsato, condizionato dalle cose, dalle persone, è un sorriso in sella ad un cavallo che segue la traiettoria della bestia e non il suo semplice volere.

Io freno il mio cavallo, destinazione Paradiso, anzi no voglio fermarmi tra il fuoco e la luce, giusto lì in mezzo, voglio poter inebriarmi della luce e del soffice tepore dei cieli, e restarmene a bruciare nel caldissimo fuoco delle fiamme quando magari smetto di essere buona. La fiducia, ecco quella che ho perso per strada, oggi le persone mi sembrano sempre così geniali, così maldestre nel maneggiare i miei sentimenti, tutte sembrano avere uno strano piano diabolico per farmi del male, e lasciarmi sul carro dei buoi già morti a marcire come se fossi carne morta e mente spenta. Non mi fido delle persone, quelle che ancora godono della mia fiducia sono ben poche, e non mi meraviglio, di fregature ne ho prese e continuerò a prenderne a grossi bocconi, manderò giù tanto di quel veleno fino ad esserne immune, fino a quando la morte non mi sarà amica e si piazzerà dietro le mie ginocchia come fosse un paio di calze a righe, farà i miei stessi passi e mi lascerà vivere fino a quando non prenderò la mia ultima boccata d’aria, e ormai vecchia e raggrinzita piegandomi su un lato mi libererò dal peso del mio corpo e sarò bellissima, ed eterna in un posto che neanche ha un nome, neanche ha una direzione, ma che aspetta solo me.

Miriana è morta, e nessuno se ne è accorto, tutti hanno continuato le loro complicate vive, hanno sorseggiato nuovi drink, calcato nuove piste, amoreggiato in nuove auto, avranno respirato la stessa aria per anni fino ad accorgersi che l’aria è quella che hai dentro i polmoni quando nasci e che consumi lentamente trascinandoti tra amori finti e maschere grigie e non quella che maciulli camminando per le strade della nuova New York.

Nessuno si è preoccupato di coprire il mio corpo, né di sotterrarmi sotto l’asciutta terra per preservare il mio corpo dai malanni della pioggia e dal freddo della natura matrigna, nessuno ha mai detto una preghiera per la mia anima, né ha cantato un requiem in onore di una regina guerriera che ha consumato la vita per il semplice fatto di avere amato a vuoto, nessuno ha mai pianto sulla mia lapide invisibile, né ha compianto la mia prematura scomparsa tra il ciliegio dei fiori e l’ambra del mondo.

Io getto qui un fiore bianco perché Miriana, quella vera, è andata via così troppo presto che faccio fatica a ricordarmene adesso, e un altro nero perché il buio era il suo vestito preferito.

Come fenice compiango l'assolutezza delle cose.


Scritto da <$Miriana> alle 21:21
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