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Dentroadunsognomalconcio

Giovedì, 08 Settembre 2011, 11:58

Lo so bene che non dovrei cercarti, ma puntualmente nella lotta tra ragione e istinto, tra mente e cuore vincono sempre i secondi, non perché siano più forti, semplicemente perché sono veri, sono quelle cose che prevalgono e basta senza una ragione precisa, senza un perché logico. Forse bloccarli sarebbe giusto, ma non è semplice, ed occorre molto allenamento, forse occorre anche una buona dose di sangue freddo. Io non ci riesco, è più forte di me, passa una settimana senza cercarlo e mi sento un Dio, poi passano due, tre, un mese, due mesi, poi ricado nella trappola e mi sento nuovamente una me**a, è un ciclo abituale ormai, il mio sentirmi Dio dura al massimo un mese per poi ripiombare nello stesso baratro di sempre. Lo so che a te forse non importa niente di me, anzi forse non ti importa e basta, ma una risposta sarebbe carina. Una risposta alla tua vecchia amica sarebbe gentile. Anche una del tipo “Senti non cercarmi più!” Me la farei bastare, mi andrebbe bene davvero. Il tuo non rispondermi, la tua acuta indifferenza mi fa stare male, e non voglio farti sentire in colpa, l’hai detto tu che i miei erano disperati tentativi di farti sentire in torto, no ti sbagli, io ti ho sempre riposto un gradino più in alto, sei sempre stato l’apice dei miei pensieri, il biscotto più buono che continuavo a conservare. Ma tu dici che io voglio farti sentire in colpa. No. Semplicemente per una volta ti ho detto quello che pensavo, per una volta ti ho raccontato di tutto quello che lasciavi indietro mentre continuavi la tua marcia lasciando paesaggi in rovina, ed io ne ero dentro, ero un abitante di quei popoli che sconvolgevi, poi tornavi indietro come se niente fosse e mi cercavi il pane. No. Il pane non c’è solo quando ne hai voglia, o c’è o non c’è. Forse mi hai vista diversa e ti sei spaventato, per una volta una delle ragazze che conosci ti ha parlato con la voce grossa e le parole dure, per una volta ti sei sentito spiazzato da una donna che ancora non aveva neanche diciotto anni, da una donna che conoscevi fin da bambina, ed ora sono qua. forse sei rimasto quasi allibito dal mio essere forte, dal mio alzare la testa e dirti tutto, sono cresciuta cavolo sai? Ho diciotto anni, ma questo tu forse neanche lo sai, non sai più niente di me, e a te sta bene così, a me non sta bene, io non solo il tipo di persona che mangia in un piatto, ti dà la sua amicizia e dieci giorni dopo ti dà l’addio senza un motivo valido, senza una ragione precisa. Tu scappi, l’hai sempre fatto, ed io ti giustificavo, continuo ancora a farlo ma non so se te lo meriti, non so se una persona che sbandiera affetto nei tuoi confronti e poi per mesi neanche più ti risponde ad uno squillo si merita il mio rispetto, la mia stima e il mio bene incondizionato. Se sei felice io sono contenta per te, te lo giuro, sono felicissima, perché è la cosa che mi ripeto ogni notte, che tu sia felice e basta, e nelle preghiere che dedico a te il mio nome non compare mai, non mi importa se tu mi voglia nella tua vita, non mi importa se non vuoi ritornare questa volta, ma non lasciarmi in mezzo al mare, dammi una risposta e basta, io andrò via con i miei piedi, ma dimmi una sola parola, anche solo un “ non voglio più parlarti”, non motivarmi le scelte che prendi, non darmi una ragione, ma parlami e dimmi cosa intendi fare, non lasciare che il vuoto porti via anche il nostro ricordo, non lasciare che il silenzio mangi anche l’ultima briciola della nostra vecchia amicizia, pensaci su anche solo per un attimo, pensa di quando ridevamo insieme, e di come ogni volta che ritorni io non ti dica mai di no, ma ti accolga a braccia aperte perché ti voglio bene, e questa stupida testona lo farà per sempre. Se puoi ti chiedo l’ultimo favore, non dimenticarmi, ti prego non farlo, non chiedo nulla in cambio, ma tu ricorda sempre il mio nome. Non c’è bisogno di dire  di chi sto parlando, chi mi conosce sa a chi sono indirizzate queste parole che forse neanche leggerai, ma a me piace scriverti, come piaceva anche a te un tempo, mi piace perché sembra essere tornati indietro, quando io ti scrivevo qualcosa e tu con le lacrime agli occhi mi dicevi che non dovevo, che ti venivano le rughe. Non la leggerai, so che non lo farai, ma forse un po’ di vento te la porterà sotto la porta della tua casa, e allora tu riderai di me, ma non mi importa neanche questo, credo di averti dato tutto di me.

By miriana

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Fino in fondo alle<br
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Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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