Web Irish Pub - iscriviti e crea il tuo blog ;)
Dentro un sogno malconcio

Qualcosa di me

Ho 27 anni, sono un Un leone in gabbia e vivo a ancora sulla Luna

Ho letto:
Tutti i libri del mondo

Ho visto:
Persone giurare amore e mentire.

Ascolto:
Cose che mi fanno stare bene e male, tutto il giorno.

Amo:
Poche cose, ma fin in fondo.

Odio:
Dover dimenticare, ed essere dimenticata.

Archivio

ultimi giorni
Agosto 2008

Passati di qui

407500


Venerd́, 29 Agosto 2008

LE MACERIE DEL CUORE

Mi piacerebbe risvegliarmi in un mondo solo mio, dove non ci siano grida strazianti di una vita scelta ma troppo sbagliata, dove non ci siano litigate grandi quanto un oceano, e senza quell’alchool che ti rende sobrio tanto da capire in che schifo di mondo vivi, e tu non puoi far altro che stare a guardare … stare in silenzio. Le mie cicatrici non si vedranno … sono state inflitte dentro, dove pulsa il sangue e tutto è buio dal male di esistere senza senso.

Giusy Esposito, tipico nome di una che è nata nell’inferno più paradisiaco che ci sia. Nel cuore di Napoli,  dove non si sentano grida che non siano di dolore, dove non si portino pacchi che non sia droga, dove non si cammina per strada senza un peso sulla coscienza. Io sono qui ma neanche ci dovrei essere,  sono nata per sbaglio, la mia cara mamma non ha voluto buttare una vita al vento ma non l’ho mai capito se per amore, o per mandarmi a lavorare.   E’ passato natale senza accorgermene, non c’era la solita aria che c’è in tutte le case in quel periodo, festoni, un albero alto tanti metri decorato con tanta roba, non c’era una tavola imbandita. Neanche dovrei definirla tavola, è fatta di un legno ormai troppo vecchio, bucherellato, falciato dagli anni, c’era solo un lume, quel poco di luce per osservare la solita scena, quella di tutti i giorni, neanche è natale se mio padre barcollando fradicio di vino cade al suolo. Non lo capirà mai mio padre, Salvatore un nome importante che ti fa pensare a qualcuno che ti porga la mano, che ti salvi dal pozzo in cui stai cadendo ,dal pozzo dell’ angoscia, la stessa che mi trascina a letto, che mi sveglia la mattina, una mattina senza sole, una mattina come tante.  Papà non va a lavorare, in quei suoi pochi momenti di lucidità dice che lavorare fa male, e che lui è malato non puo consumarsi dietro ad un lavoro che infondo non sai mai quanto duri. Il lavoro è precario, i posti in prima fila li hanno i raccomandati e io che sono sola a portare la famiglia avanti piango, piango, guardando i padri di famiglia a quello stesso comune, gridando : Voglio un lavoro’’ non li ascolterà nessuno,  e lo sanno pure, ma la speranza avrà sempre una voce, una voce forte, limpida, acuta ,senza tempo, perché c’è chi a casa ha fame, e c’è chi una casa nemmeno c’è l’ha, fanno i mutui che non smetteranno mai di pagare, o passano la notte sui cartoni credendo che prima o poi le stelle le guarderanno dalla finestra. Io sono anche fortunata, studio, e lavoro, c’è chi lo fa per scelta, io lo faccio per esigenza, la mia sorellina Camilla ha diritto a un piatto di pasta, e io voglio tanto che diventi una persona importante, non come me, una fallita che a 17 anni lavora senza sosta, lavo i piatti dalle 20.00 alle 02.00, è un lavoro duro ma che sfama 4 persone come noi.  Quando ero piccola non capivo cosa facesse mamma per portarci avanti, ma ora l’ho capito, non mi vergogno di dirlo, mia mamma è una prostituta … si atteggia a grande star, con minigonne e tacchi che sanno di lacrime, non vorrei vederla fare una cosa del genere ma purtroppo nel nostro paese se lavori anche da solo mangi, altrimenti puoi morire senza che nessuno ti aiuti.

Stasera è pieno il ristorante, la gente è affamata, e ci credo, è l’ora in cui nello stomaco inizia il richiamo della foresta, il rintocco delle campane, insomma hai un vuoto incolmabile che solo con una buonissima pizza puoi riempire.   Seguo la scia fumante e cerco di saziarmi dall’odore, mentre lavo i piatti unti e sporchi-. Si sono una serva io, mia mamma soddisfa gli uomini, io soddisfo la clientela offrendo piatti puliti.

A me piace studiare, dedico ai libri un ora, mezz’ora al massimo ma a casa c’è da fare, Camilla è piccola, ha 4 anni, ha bisogno di una guida, io sono il suo navigatore, lei imita me, e sono pure contenta perché io sono onesta e me ne vanto.                Ero a lavare i soliti piatti al ristorante, Camy era a casa da sola nel suo piccolo lettino e mi faceva pure pena pensarla li, tutta da sola, immersa nel freddo senza nessuno che le rimbocchi le coperte, senza nessuno che la baci e le dica buonanotte, lei sa già cavarsela da sola, quando il capo con gli occhi ‘’strani’’ mi passa il telefono.

Pronto’’

Giusy esposito???

Si sono io, mi dica.’’

E’ il commissario che vi parla, i vostri genitori hanno fatto un incidente.

Oddio e stanno bene?

Condoglianze…

Da li capisco tutto, non mi servono altre parole per spiegare questo dolore …

Scappo dal ristorante cosi come sto, ancora col grembiule e i guanti dalla polizia … mi siedo tremante e con i lacrimoni agli occhi, so già come sarà andata, lui non è mai sobrio e la mamma non sa guidare. Sono sbattuti contro un'altra auto e hanno fatto un volo enorme fitti dentro al mare, si sono lasciati morire, forse non c’erano speranze di salvezza, forse si, ma sono distrutta per pensare adesso.

A passo lento Napoli si è unito nel mio dolore, come se tutti conoscessero giusy, e invece qui pochi mi conoscono, quell’auto nera prosegue senza mai fermarsi, lentamente, io sono sola e piango come una fontana, c’è troppo rimorso in me, avrei voluto conoscerli meglio, non ho mai passato grandi serate insieme a loro, mamma sempre indaffarata a prepararsi per la notte, papà sempre nelle cantine a sgolarsi di tutto senza pensare a noi. I pensieri mi invadono e non sento altro, non sento neanche il paese sparlare di quanto io sia rimasta davvero sola adesso, con una bambina che non so crescere e una casa vuota, vuota di rumori, vuota di pianti, vuota di loro.  E  pensavo che avendo una casa non sarei mai stata tra le macerie, e infondo lo sono davvero. Sono tra le macerie del cuore, quelle pietre che mi hanno graffiata interrottamente l’anima, quelle pietre che mi facevano sentire insicura, quelle macerie che solo guardandole ti provocavano un angoscia interna e ti senti davvero persa, senza più punti di riferimento, io un tetto per adesso c’è l’ho ancora ma non ho più chi lo sorregge.

Come se i guai non finissero mai, il ristorante ha chiuso per fallimento e non mi do una ragione del perché, forse qualcuno avrà chiesto troppi soldi … le spese non si possono sostenere se sei solo una piccola rosticceria che guadagna 400 euro al giorno. E adesso cosa faccio??? Sto girando a Mergellina da 1 ora, osservando il mare che con le sue onde va e viene, ne ha di pazienza per compiere viaggi infiniti. Non so più cosa fare, ma dovrò pure fare qualcosa, infondo non ci sono solo io, c’è Camy. Quando piangendo con la testa tra le mani leggo un volantino che mi si è piazzato in faccia dal vento.

‘’CERCASI CUBISTE, BELLA PRESENZA DISPOSTE A TUTTO.’’  L’ultima parte non mi convince molto, ma pagano bene, circa 300 euro a serata. Mi farebbero davvero comodo quei soldi, ma si, stasera ci vado.  Lascio camy nel suo lettino, lei è incurante di tutto ma stasera ha gli occhi lucidi, forse qualcosa lo avrà capito davvero. La realtà è dura quanto una roccia, non si possono smorzare molto gli angoli rimarrà sempre roccia.  Io sono bruna, occhi neri, alta, e magra, una tipica napoletana, però bruttissima non lo sono, magari mi prendono, faccio la facile ma infondo non lo sono.

Ciao amore, mi prenderesti a  lavorare qua???

Ma quant si bell … comm comm vien ca’.

Sta a parlare 10 minuti col padrone e mi dice mettiti questi abiti e vai a lavorare.  Sono felice davvero, sorrido per dirgli grazie. Una minigonna e una top nero, con la mascherina da gattina mi sa da ragazza facile ma devo farlo. Esco tra il fumo della pista e qualcuno mi ha già toccato, e mi sento cosi irritata tanto da scoppiare, ma salgo sul cubo e comincio a ballare, la musica mi entra dentro come una malattia, nel DNA si fa spazio e non ha intenzione di uscire fino alle 5.00, l’ora in cui potrò andarmene a casa. Ballo senza sosta, infondo è sempre stato il mio sogno danzare, non in questo modo, ma lo è stato. E forse lo è ancora. C’è chi pretende di più di un ballo ma io non c’è la faccio, bevo una bibita per dissetarmi, e mi sento strana, come se qualcosa mi fosse entrato nel cervello e mi pilotasse. Capisco subito di cosa si tratta, è droga. Ecstasy…  me l’hanno data perché in quest’ ambiente si usa molto, e forse per farmi sciogliere e concedermi, ma neanche roba del genere potrà cambiare la giusy vera. Neanche un armata intera può sconfiggere quel che sono davvero.             Le ore di lavoro sono finite e corro per andare da camy che sicuramente starà piangendo, i bambini possono farlo, loro ne hanno tutto il diritto di lamentarsi se si sentono bambole abbandonate, ma io non lo faccio per cattiveria, io lavoro per lei, per il suo futuro che sia diverso dal mio.

I giorni volano davvero, e io ormai sono finita in mani sbagliate, in quel tunnel in cui difficilmente si esce, io mi drogo per affogare i pianti dell’anima, per mettere a tacere i miei problemi, neanche  vado più a scuola, quei libri che tanto amavo sono stati sostituiti da minigonne e polvere sottile. Sono consapevole di quanto sia sbagliata questa vita ma non qui non si possono fare scelte, si ha quello che il dio ti concede, c’è chi l’avrà disegnata già la mia vita, e non ci sono svincoli, strade secondarie, è un senso unico, io non ho la patente ma solo voglia di scappare, a piedi anche non mi importa, voglio lasciare questa vita sbagliata, entrate in un canale diverso, fatto di risate e di una vita serena senza più pianti né droga. Drogandomi sembra che tutto sia più facile, che mi diverta davvero ma in un angolo del mio cuore vorrei essere altrove. Dimenticandomi di quello che è stato e preoccupandomi solo di quello che sarà.

Sono finita in ospedale, me lo sarei aspettato prima o poi che qualcuno mi riempisse di botte solo perché non voglio essere ciò che vogliono, mi hanno tagliato sul braccio, un taglio lungo come per dire avresti fatto meglio a sentirmi, e fare ciò che ti ho detto. Ora ho un taglio che tutti possono vedere, un taglio esterno che sanguina, sanguina … sangue di sale è tutto quello che ho.-

Io ho chiuso con questa vita, ho preso un paio di persone e ho venuto casa, 10.000 euro per questa barracca che scricchiola nel solo camminare, mi dispiace lasciarla ma Napoli non sa più darmi sorriso, sa solo distruggermi e io non voglio morire, non adesso. Stringo Camilla tra le braccia, ho solo una valigia con me, alcuna roba mia e il  resto tutto di camilla, non poteva mancare la foto di mamma e papà, una cosa da portare sempre dietro, una cosa che anche se volessi, anche se mi hanno fatto del male non potrei mai dimenticare, perché lo ricordo bene quando stringendomi tra le braccia mi avete sorriso.  Salgo sul primo treno, senza biglietto, senza sapere la destinazione, che importa, ovunque sarebbe migliore di casa mia, ovunque mi sarei sentita diversa, mi sarei sentita Giusy, il controllore sta passando e mi infilo con camilla in bagno, mi aspettavo una reazione diversa, e invece lei mi guarda negli occhi senza fiatare, come se avesse capito che non è il tempo di piangere adesso, ma di stare in silenzio per restare sul treno della salvezza, sul treno che ci avrebbe portato altrove. Sento i passi che si allontanano, che sollievo … ritorno in cabina, offrendo un biscotto a cami che lo mangia e mi sorride, e non c’è cosa più bella del suo sorriso che mi ricorda tanto Napoli, quella sua semplicità nel mostrate la bocca sdentata, quella naturalezza dei gesti, quella simpatia dello sguardo, quell’immensità di bontà che appartiene alla mia città-. Sono scappata perché li c’è troppa distruzione e troppi ricordi che fanno male, ma se un giorno dovesse ritornare la bella Napoli di un tempo, dove camminando non dovevi stringere la borsa ma sorseggiare solo quel buon caffè del bar gabrinius, la bella Napoli del mare, del sole, delle battute senza malizia io tornerei. La mia Napoli , quella dove sono cresciuta.

Mi sono svegliata il giorno seguente e mi trovo quasi ad un aereoporto, e decido di tentare quello sfizio rimasto troppo tempo chiuso in un cassetto per portare avanti la mia famiglia, ballare in America, esprimermi in gesti musicali, e dimostrare a tutti la mia anima. Senza pensarci due volte prendo Camy che dorme ancora e scendo a questa fermata, coi soldi della casa che ho venduto compro un biglietto intero e uno dimezzato per Camilla.

Guardando dall’oblò mi sembra di volare e mi sento molto vicina ai miei genitori che sicuramente sanno che ho fatto la cosa giusta, la cosa migliore per me e per mia sorella. Arriviamo dopo un pò, e scendendo con la mia valigia mi guardo intorno sbalordita di quei palazzoni ch ho sempre visto in Tv, altissimi, con tante luci accese, in strada sembra una festa, milioni di persone che ridono, scherzano, sembra davvero la mia Napoli, un po’ diversa, un po’ tecnologica, ma ci assomiglia, e mi sento meno distante dal mio mare. Affitto una camera d’albergo per dormire, e Camilla sembra eccitatissima all’idea di dormire li, un discreto hotel a 3 stelle, lussuoso quanto basta per una povera sognatrice disperata come me. Mi sento sollevata … e mi addormento accanto a Camy senza pensare più a niente. Domani sarà domani. Domani sarà il giorno che ho sognato tante volte. Troppe volte …

Non mi ero mai svegliata col sole sul viso prima d’oggi e mi diverte sentirmi riscaldare di prima mattina dai raggi che trapelano dal vetro, mi vesto comoda,  faccio colazione al bar ed esco lasciando Camilla in albergo chiusa a  chiave che dorme.    Non so assolutamente dove andare, e neanche so parlare Inglese, però ci sarà qualcuno che capirà dal mio sguardo la voglia che ho di ballare. Vado in un posto chiamato Musical Dance, dove si possono fare dei provini per un talent scout americano, ma sa parlare benino italiano.

Piacere giusy, vengo da Napoli gli dico.,

Josh, piacere mio.

Vorrei fare un provino … posso?

Ma certamente. Go …

Sono emozionata tantissimo, e ho paura che l’adrenalina mi manchi da un momento all’altro a causa dell’ansia, ma niente un respiro e comincio a ballare sulle note di Jump- Madonna, è il mio momento, desidero brillare come una stella, far vedere a tutti tutto ciò che ho da esprimere, non ho mai preso lezioni di danza, tutto ciò che faccio, ogni gesto, movimento, mi viene da dentro, dal cuore ..   Josh mi guarda divertito e non capsico se gli piaccio o si stia divertendo su di me, ma continuo a ballare finché la musica non smette di distendersi in ogni mio muscolo. Una posa finale e non ho il coraggio di alzare lo sguardo ma sento che josh batte le mani, gli piaccio tantissimo, e mi vorrebbe in un suo spettacolo senza indugio, ha già il contratto tra le mani, tutta la mia vita mi passa davanti, come un rewind, io lava piatti, io che piango, io che corro alla polizia, io che danzo sul cubo, io che sanguino, io che stringo Camilla, ecco Camilla, che fine farà lei??? Io non ho intenzione di abbandonarla, cosi spiego tutto a josh e con mia sorpresa mi dice che posso portarla con me, ovunque io vada. Scoppio a ridere, sento dentro di me la forza di un leone, con la stessa grinta di chi vuole dare un taglio al passato. Firmo senza neanche leggerlo, sono dentro il sistema, io ballerò davanti a tanta gente.                                   

Le prove cominciano, il mio partner di danza si chiama Francesco, ed è italiano lui, per mia fortuna, sono stanca di farmi capire a gesti, purtroppo non ho potuto studiare e mi baso solo su cose basilari tipo .. ‘’hello, good night,  love, dog ‘’ e so che non bastano per avere un dialogo con un americano, mi mancava tanto parlare con qualcuno che sapesse di pasta, pizza, e gelato. Io e fra siamo perfetti insieme a ballare, è come se mi conoscesse da una vita, mi sorregge nelle prese, e forse anche nella vita, mi fa volteggiare per imprimersi nei miei pensieri, è un ballo eccezionale il nostro, un vortice di passione ci travolge su quelle note, tanto da non ricordare neanche il titolo, so solo che mi entravano dentro coinvolgendo ogni mia parte del corpo, compreso lo sguardo, che diventava assente davanti a cosi tanta magia del movimento.

Sono passati  4 mesi dalle prove, e io mi sono innamorata come non mai, non è lo stesso amore che provo per Napoli, o per Camilla, io mi sono innamorata del suo essere speciale e dolce, innamorata di quelle mattine che passiamo a fare colazione e parlare guardandoci negli occhi, innamorata di LUI.                                           Ultima prova e saremo in scema, Camilla è a guardarmi ed è entusiasta del mio nuovo lavoro che mi rende felice,  e che rende felice anche lei, non è più sola con una casa, è con me.   Mettiamo gli abiti di scena, mi truccano, mi aggiustano  i capelli, siamo dietro le quinte, segni di scongiura da buona napoletana, si apre il sipario, ora tutti mi vedono, comincia la danza, movimenti che si uniscono in unici sentimenti, sembriamo allo specchio, ci muoviamo insieme come pendoli di un orologio senza paura di scontrarci, senza paura di toccarci, compio passi di danza come per compiere un cammino verso la vita che sognavo, mi avvicino sempre di più, mentre le luci del palco mi colpiscono il viso come fulmini, fulmini si ma a ciel sereno. Si conclude il ballo e fra mi sussurra all’orecchio ti AMO mia stella, alzo lo sguardo verso il pubblico, ora non c’è più solo josh ad applaudirmi, ci sono milioni di persone, gridano per me, e mi sento maledettamente bene per la prima volta in vita mia. Tutti hanno visto la vera giusy, quella che ama le cose semplici di Napoli, quella che si accontenta di ballare per essere felice.

Riguardo fra dite???  Bhè io e fra adesso stiamo insieme, non sono più tra le macerie del cuore, stiamo costruendo insieme a lui e Camilla ‘’una nuova casa’’, con le stesse pietre rotte, perché i ricordi son ricordi, Camminiamo insieme verso un domani diverso, ora non guardo più le macerie, guardo la mia solida casa fatta di sogni e amore.

 


Scritto da <$Miriana> alle 16:56
Grazie per i Link - commenti