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Dentroadunsognomalconcio

Sabato, 29 Ottobre 2011, 18:27

Si dice che per ritornare indietro con il tempo prima di tutto si deve ricordare come tu stessa eri un tempo, cosa facevi, cosa amavi e quali erano i tuoi posti preferiti. No, non è vero che si dice così, è soltanto una mia assurda teoria sul tornare alle cose belle del passato, è strano lo so, ma queste fragili convinzioni credo diano un senso a tutte le cose. La prima cosa che mi è venuta in mente sono stati i capelli. Io un tempo non portavo capelli così lunghi, così mi sono guardata allo specchio e ho dato le prime forbiciate con tutta la determinazione di questo mondo, ne ho data un’altra ed un’altra ancora fino ad accorgermi di averne tagliati davvero tanti, ma più o meno ci assomigliano a quelli che avevo prima. Ho la stessa identica faccia da bambina che mi portavo dietro con grosso dispiacere, ad oggi mi appare per sino simpatica, perché io sono la dimostrazione vivente di come avere diciotto anni e non dimostrarne neanche quattordici. Non è una semplice questione materiale di vecchi vestiti, o capelli corti, è un idealizzare i tempi, è un affidarmi a tutto ciò che ero senza mezzi termini, un sentirmi la stessa vecchia Miriana di qualche anno fa, la stessa capocciona con idee fuori dal comune, dai vestiti particolari e la parola sempre pronta, voglio semplicemente ingannare il tempo, e credo proprio di poterci riuscire, io posso farcela, perché per ritornare a stare bene e mettere tutte le cose al proprio posto non si deve fare altro che ritornare al punto di partenza anche se questo dovesse essere doloroso o difficile, raccogliere i cocci lasciati per strada, salutare qualcuno che avevo lasciato indietro, rimediare ai miei errori, e paradossalmente indossare lo stesso jeans scolorito di quando ero una persona “normale”.

By miriana

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Venerdý, 28 Ottobre 2011, 21:01

Se ci penso bene credo di aver buttato via le migliori giornate della mia vita, quelle dove fuori c’è il sole, hai tre inviti e tutta la simpatia per poter scegliere quello migliore, quelle dove ti guardi allo specchio e ti piaci davvero, quelle dove ero molto giovane, non che ora sia vecchia certo, ma non è più come avere gli stessi tredici anni di una volta, è scontato che le cose siano diverse, ed è altrettanto scontato che io sia diversa.  Ho perso quei giorni investendoli nei sentimenti, quegli strani crampi al cuore che non puoi toccare con mano, ma quando ne sei piena li senti tutti annidarsi sul cuore, e a volte ti accarezzano, altre ti prendono a calci e si aspettano una tua reazione che puntualmente non arriva mai, o arriva a metà e non serve. I sentimenti me li immaginavo come pillole colorate, simili agli smarties, per ogni colore un sentimento diverso, rosso per l’amore, verde per la gioia, nero per la tristezza, viola per l’egocentrismo. Pillole colorate per la cura di un freddo raffreddore che arriva e neanche ti rende triste, pillole allegre, diverse da quelle che trovi in farmacia, piccoli bottoncini colorati da ingerire con cautela, troppi rossi ti fanno diventare pazza d’amore, troppi verdi ti rendono  sopra le righe, troppi neri ti fanno stare male, e allora nella mia testa li alternavo, cercavo l’alternanza migliore per sentirmi piena. Eppure tutte quelle pillole a me hanno fatto male, potevo semplicemente essere egoista come la maggior parte di tutti gli esseri di questo mondo, avrei potuto pensare a me stessa, annoiare tutti dei miei problemi e quando stavano per aprir bocca per raccontare i loro sarei potuta scappare lontano e restarmene nel mio profondo ego da regina. Tutti quelli a cui ho voluto bene poi si sono sempre rivelati dei ‘’voltafaccia’’, o meglio quasi tutti.. Li incontravo, li ascoltavo, li aiutavo e loro aiutavano me, poi l’effetto di vedermi perfetta, simpatica e piacente finiva nel giro di qualche mese, si svegliavano dal loro lungo sonno e tutti in un modo o nell’altro si sono trovati una nuova vita di cui io non ne faccio neanche lontanamente parte. C’è quella che ha preferito una vita di religione pura e di pochi legami affettivi, c’è chi mi ha detto basta senza neanche un reale motivo, c’è chi ha trovato l’amore ed io sono precipitata nei piani bassi del loro cuore, c’è chi semplicemente si è stancato della mia faccia e agitando la mano destra si è allontanato di soppiatto. Ci sarebbe da pentirsi, e forse un po’ sarebbe pure giusto, gli anni vanno e non ti tornano mai indietro, neppure i sentimenti hanno la proprietà del bumerang primitivo, tutto viene, ti investe, scorre e sparisce nel giro di un anno o forse due,  prendi grosse fregature, fai miliardi di sbagli, ti poni domande e poi ad un tratto nel sacchettino che ti porti al collo non trovi più pillole colorate, non trovi altro che un po’ di stoffa vuota ed impolverata, i sentimenti se ne mangi a cucchiate un giorno li finisci, e non c’è un modo per ricomprarli o tornare indietro, puoi soltanto viverne senza e schiacciare quel tasto accanto al cuore con su scritto “OFF”, da lì in poi non sentirai più niente, non ci sarà pioggia che ti porterà ricordi, non ci sarà salsedine che riesca a farti stare bene, non ci sarà più notte che ti riporterà alla mente quello che non hai più, non ci sarà persona che riuscirà a farti innamorare, e non ci saranno giorni che ti sapranno emozionare fin in fondo.

By miriana

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Sabato, 22 Ottobre 2011, 16:55

E’ come se avessi una malattia infettiva, come se da un momento all’altro potessi distruggere la tua vita, quando sono soltanto una normalissima ragazza di 18 anni e due mesi, ma questo sicuramente neppure lo sai. E’ come se a tutti costi tu dovessi tenermi lontana per chissà quale assurda ragione nel mondo, è triste, lo è per me, molto, ma tu non lo capisci, fai finta di niente e continui a vivere come se niente fosse successo, come se io non fossi mai esistita. Capisco l’amore, capisco la gelosia, capisco tutte le cose del mondo, ma un tempo esistevo anch’io, un tempo ti ero amica, un tempo avresti chiuso tutto pur di continuare la nostra amicizia, ma no, oggi chiedo troppo. Oggi aspettarsi che tu mi dica quanto mi vuoi bene è quasi un miracolo, aspettarsi che tu venga fuori scuola a dirmi “Stai bene?” non è altro che un sogno inconcepibile ed impossibile, eppure io  ho sempre fatto la guerra per te, ti ho difeso quando eri indifendibile, ho parlato bene di te al mondo intero seppur avessi ricevuto molti torti proprio da chi difendevo pur mettendomi in ridicolo, ho raccontato a tutti di quanto tu fossi divertente, di quanto tu mi aiutassi a dimenticare i problemi che avevo, di quanto tu mi volevi bene  e mi scrivevi continue lettere. Il fatto è che i verbi sono al passato, e non è un caso, non è una licenza poetica o quelle cose lì, il fatto è che tu adesso hai rinunciato a tutto, che tu adesso giochi e ti diverti, adesso non mi scrivi più lettere, neanche due righe, neanche un fo**utissimo ciao, adesso per te prima di tutto c’è l’amore, poi il resto, adesso c’è la tua vita, poi il mondo intero, ed io sono troppo stanca per rincorrerti di nuovo.

Dovrei dirti Vaffan**lo, ma ancora una volta non ci riesco-

By miriana

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Domenica, 16 Ottobre 2011, 18:52

Non sono quel tipo di persona che sta subito simpatica.
 Non sono capace di dare quello che vorrei fin dalla prima volta che incontro qualcuno, non ci riesco, è più forte di me. So solo abbozzare un timido sorriso ed aggiustarmi la felpa miliardi di volte pur di fare qualcosa. So soltanto controllare il display miliardi di volte per spezzare l'imbarazzo di un attesa, di un arrivo e di un ritorno che non avviene mai. Sono capace soltanto di fare battute idiote, di dire a tutti che sono molto forte, che sono intelligente e che amo il mio sorriso, e tutte queste cose, e quello che ancora non ho detto neppure sono tutte false, non le penso neanche lontanamente. Riesco soltanto a dire che a casa va tutto bene, e che sono felice, che non ho problemi e che sono una giovane ragazza piena di sogni. So soltanto dare aiuto a qualcuno, e preoccuparmi se la vedo con la testa tra le braccia per corprire il pianto. All'inizio che non mi conosci, mi guardi in faccia e sembro soltanto una che se la tira, una che sa tutto e tutto può. Io poi abbasso la testa e mi fisso le scarpe allacciate male, e se non mi sento accettata cerco di allontanarmi dal gruppo a piccoli passi fino a raggiungere il muro e sedermi con le spalle contro la parete fredda. Poi qualcuno inizia a capirmi.E quel qualcuno capisce che dietro quella felpa sistemata continuamente, e quel display che non si illumina quasi mai c'è un mondo da capire, un mondo strano e complicato che mi porto dentro. Quel qualcuno riderà davvero delle mie battute, e capirà che quando mi faccio un complimento è soltanto per sentirmi migliore. Quel qualcuno capirà che non è vero che va tutto ok, è tutto un casino, è tutta una storia alla rovescia che si prende gioco di me e della mia vita, qualcuno capirà che sono sola, e che ho bisogno d'aiuto proprio come quando io mi preoccupo di quella testa che affonda nelle braccia strette. Qualcuno capirà che ho bisogno d'imparare nuovamente a stare bene, che ho bisogno di qualcuno che mi tiri per il braccio quando furtivamente cerco di allontanarmi da tutti. Qualcuno capirà che quello che dico sono tutte bugie, ed ho bisogno di una mia verità. Quel qualcuno arriverà e mi porterà fuori da questo incasinato mondo.
 Io ci credo.

By miriana

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Venerdý, 14 Ottobre 2011, 18:51

La tesi iniziale è sbagliata, sbagliatissima.
Io non mi ci vedo nella relazione Miriana- bambola


. La pretesa di avere la gente riposta nello scaffale come bambole, è quella di tutti gli insicuri. Io non sono quel tipo di persona, l’aspetto forse inganna. Ho gli occhi che a volte mi si perdono nel vuoto come quelli delle bambole, non sono chiari eppure quando mi guardo allo specchio sembra io riesca ad entrare in un altro mondo, come se ogni radice del mio colore raccontasse una storia. Ho i capelli riccioluti, come quelli di tutte le bambole di porcellana, sono scuri, a volte tendenti al rosso, ho i denti perfetti, e un sorriso che non sfoggio sempre. Ho le mani piccole come quelle dei bambini, non curo neppure le unghie, non mi piacciono dipinte, spesso le mordicchio e mi piace sentirmi piccola. Ho le ciglia lunghe e quando apro e richiudo gli occhi mi sembra quasi di sentirle strofinarsi sulle palpebre per poi rialzarsi sospese nell’aria. Ho la bocca quasi perfetta, sembra finta, ma sono delle normalissime labbra. Eppure non sarò mai la bambola di qualcuno io, lo scaffale c è l’ho già ed è quello di casa mia, il mio angolo dimenticato pure. Non voglio padroni, ne guinzagli, non voglio sentirmi troppo sotto terra, voglio poter andare via appena ne ho la voglia. E’ come se la gente avesse paura di un mio viaggio senza ritorno, eppure gli addii sono stati solo i miei, soltanto io ho visto andare via persone di un tempo lontano, sono sempre stata lì, a guardare le loro spalle mentre si allontanavano soddisfatte, eppure sono gli altri che hanno paura, sono gli altri che hanno delle pretese, sono sempre gli altri che vogliono delle garanzie firmate con il mio sangue. Io non sarò mai più di nessuno al mondo se non di me stessa, l’ho giurato mille volte guardandomi allo specchio, l’ho giurato così tante di quelle volte che adesso infrangere la promessa mi sembrerebbe una pugnalata nel petto. Voglio poter dire ‘’ Non so se ci sarò’’ eppure non capita mai, non c’è un giorno in cui io riesca a non essere buona, sono maledettamente altruista, altruista da fare schifo, così altruista che ancora oggi desidero per chi mi ha detto addio una vita felice. Così buona che ancora mi aspetto qualcosa di bello, così buona che ho voglia di scoppiare di felicità, così maledettamente buona che quando qualcuno mi chiede di restare, io gli sorrido ancora e dico “Certo!”

 Firmato, bambola che ride.

By miriana

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Martedý, 11 Ottobre 2011, 19:41

Che gioco è? Quello in cui tu spari ca**ate ed io ci devo rimanere male?
Spero solo tu stia bene.. davvero..
 quando fai queste cose assurde mi preoccupo per te, penso le cose peggiori, poi ritorno in me e dico Ok calma miriana.. è solo un attimo.. passerà.. passerà..
 Ma cosa significano quei messaggi? Ho davvero sbagliato numero?
Oppure hai la mente spenta? Non lo so..
Buonanotte semmai dovessi leggere.

By miriana

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Sabato, 08 Ottobre 2011, 17:15

Le domande sono: “ Com’ eri quattro anni fa? Cosa pensavi? Cosa facevi e volevi? Ora sei ancora in ‘’stop’’?”

 Non lo so com’ero quattro anni fa. Credo di essere strana. Chiunque sa com’era prima di essere quel che è oggi. Il fatto è che non ricordo cosa volevo dalla vita, non ricordo quale musica mi piacesse ascoltare, non ricordo chi tenevo sempre in mente, e chi invece cercavo di allontanare. Non ricordo il colore delle mie scarpe preferite, ne quello che mi piaceva mangiare, non ricordo il film che mi piaceva guardare miliardi di volte, e non ricordo gli abiti che indossavo per le occasioni speciali. Se mi guardo intorno non ricordo neppure il mio sguardo, né la voce che riecheggiava in cucina. Mi piacerebbe però conoscermi, tornare indietro e capirci molto di più di quello che so oggi di me. E’ come se io fossi un’altra persona, è come se avessi iniziato una nuova vita a partire dai 17 anni. Tutto quello che viene prima è vuoto, e bianco, e non mi dice nulla. Tornando alle pagine del blog datate 2007 però mi è sembrato fosse soltanto ieri. Ero la solita ragazzina con mille paure. Ora ricordo che il 22 giugno del 2007 facevo il mio esame di terza media, e come se il destino si prendesse gioco di me il numero era sempre ventidue, quel ventidue che mi porto ancora dietro. Ora ricordo che mi piaceva una camicetta rossa un po’ corta, mi faceva sentire bella, donna e completa. Ricordo che c’erano altre persone insieme a me, persone che oggi non ci sono più, quelle che mi dicevano che non sarebbero sparite nel nulla, quelle che mi volevano bene, e adesso non ci sono più. Ricordo che nella mia camera non c’ero mai, preferivo stare in cucina a guardare la televisione mentre mia madre cucinava, ricordo che stavo male e tutti mi dicevano che era normale, che erano crisi adolescenziali che se non ti tormentano in quegli anni poi tornano quando sei grande, e ti devastano l’anima. Ma queste assurde “crisi”, come le chiamavano gli altri, i saggi, a me non sono mai passate. Ho sempre domande le cui risposte sono perse nel mondo, non so chi ero, e molto probabilmente non so neanche chi sono oggi. Credo di saperlo forse, ma non è perfettamente corretta l’idea che ho di me. Freud insegna che la mente mette via nell’inconscio tutte le cose brutte che l’uomo ha vissuto, che pensa o che semplicemente lo spaventa. Credo che la mia mente abbia fatto lo stesso, credo lei abbia allontanato tutto in quell’atrio scuro detto “I”, e che loro, i miei incubi, le mie ansie adolescenziali e non, tornino di notte, nei miei incubi, a mettermi paura, a ricordarmi che non se ne sono mai andati, che vivono dentro di me, che crescono, e si espandono e arriveranno molto presto di nuovo lì, nel pensiero cosciente a dichiararmi guerra ormai più forti. Il fatto è che i brutti pensieri non hanno fatto i conti con il mio essere cresciuta. Mi sono sporcata di errori, e rivestita di gloria a volte, ho fatto le scale correndo e altre volte ho preso la salita comoda in ascensore, ho preferito fare la guerra ai miei nemici e a volte ritirarmi lì su, sulla montagna più alta dei miei pensieri. Freud aveva ragione, ma io credo di averne il doppio. E non so se sono in stop. Credo di esserlo, o forse no. Il fatto è che sono la stessa persona da tanti anni, sono cambiati i miei lineamenti, la mia statura è diversa, e forse anche il modo di parlare non è più lo stesso, ma quel mondo che avevo dentro, quel mondo verosimile di rovi macchiati di rosso, e di spine blu è ancora in piedi nello stesso modo in cui lo era prima, è lontano, impenetrabile e assoluto, è l’impero della mia testa che solo una guerriera come me può portarsi dentro.


By miriana

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Giovedý, 06 Ottobre 2011, 18:51

Se io non fossi io. Se io fossi un’altra persona tranne che me. Se io passeggiassi in centro e avessi con me un cane. Se io avessi i capelli molto lunghi e gli occhi chiari, se io fossi un uomo sui trenta anni con l’auto parcheggiata all’angolo e una casa da comprare a breve. Se io fossi un mito, se fossi così serio da volermi creare una famiglia, se preferirei un buon caffè al dolce sapore del latte al mattino, e passassi per di lì, davanti al mio bar preferito e mi vedessi seduta al solito posto, al solito tavolino deserto con i fiori nel piccolo boccale al centro tavola, se quella persona seduta su quella piccola sedia portasse il mio nome, indossasse i soliti vestiti scuri, e avesse il solito sguardo perso nel cosmico casino che ho nella testa, non so se deciderei di avvicinarmi. Non so quale sarebbe il mio primo pensiero vedendomi dall’esterno. Forse i miei primi commenti sarebbero su quello strano modo di muovermi, su quella mania che ho di restare ad ascoltare le persone che parlano, poi mi faccio una risatina e parlo pure il doppio. Forse criticherei l’insolito modo di sorridere alla gente a volte, e di abbassare la testa mentre cammino tutta presa dai miei pensieri altre volte ancora. Sarei affascinata da quegli occhi scuri banalissimi, e da quel modo di aggiustarmi i capelli più corti che mi cadono sulla fronte. Forse quando sentirei il mio sogno scoppierei a ridere, e nella mia testa comparirebbe la solita vignetta che indica un idiota vestito tutto di giallo. Lo sguardo mi cadrebbe sulle scarpe nere e verde acido, quei lacci alla rinfusa a volte neanche annodati per bene, e quella cinta a forma di teschio che ha pure un nome. Forse avrei paura di avvicinarmi, forse sembrerei una persona poco accessibile. Avrei con me la soggezione simile a quella di un povero studente che cerca di guadagnarsi la stima del professore cattivo. Forse ci metterei una vita per avvicinarmi a quel tavolo, e non so neanche se ci riuscirei poi fin infondo, magari quattro passi dall’arrivo scapperei sembrando folle. Ma non ho problemi nel sembrarlo, la persona seduta al tavolino che neanche sorseggia nulla e quella che è in piedi ad osservare tutta la scena hanno in comune la voglia di essere diversi, mentre il cane che non ho nemmeno saltella tra i cespugli accanto al bar io poi mi perdo nel guardarla, non so neanche se è bella, se è cattiva o straordinariamente fuori dal mondo, so che mi assomiglia e non c’è bisogno neanche di presentarmi.


By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ci˛ che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte pi¨ o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virt¨, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno giÓ un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrÓ bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di pi¨ quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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