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Dentroadunsognomalconcio

Lunedì, 07 Novembre 2016, 18:00

La gente mi fissava la bocca, mi guardava le mani, immaginava che bei giri potesse fare la mia lingua, e per quanto tempo le mie mani si sarebbero attaccate alla carne fredda dei loro corpi. Qualcuno mi fissava la bocca solo per le belle parole che riuscivo a dire. Le masticavo lentamente, parlavo sempre con un soffio di voce, qualcuno mi rimproverava, soprattutto i miei genitori. Loro non mi capivano mai, perché erano abituati ai volumi alti, ai grandi giri, agli insulti pesanti. Io ero una piuma nel vento e una voce piccola piccola. Non la conosce quasi nessuno, non la ascolta quasi mai nessuno. Dico che mi piace cantare, ma in fondo non canto quasi più. Dico che mi piace parlare di cose belle, ma non faccio più neanche quello. La gente mi fissava le mani, qualcuno, forse, per immaginare quante volte mi avrebbe preso per mano, tra la gente, nella folla, in mezzo al vento, nella calura d’estate, quando quasi non sopporti il tuo peso, ma quello di chi ami non riesci a togliertelo di dosso, allora lo metti addosso, come un vestito che porti fiera, che se aumenta il tuo calore corporeo, non ti importa affatto. Sudi e sudi amore.
La gente mi fissava perché ero bella. Mi sono chiesta per anni la bellezza cosa sia, io che fra i tanti mi amalgamavo, che non saltavo mai agli occhi di nessuno. Io che ero una ragazzina dai capelli castani, poco mossi, con due occhi castani, una media altezza e una faccia pulita. Una tra tanti, una dei tanti. D’un tratto sono sbocciata, e molti hanno iniziato a fare caso a me. Ero così abituata ad essere un fantasma che quando gli occhi della gente hanno iniziato ad appicciarsi addosso, non sapevo se esserne felice o provare fastidio. Forse tutte e due le cose. Forse nessuna delle due.
Ho iniziato a pensare che fosse un mio problema quest’insoddisfazione generale, mi sono accorta in seguito, poi, quando non ne potevo più, che nel mondo esistono almeno centomila come me. Siamo disadattati perché non sappiamo chi siamo. Io sono io e io ancora sono un’altra. Mi guardo allo specchio e mi piacciono i miei capelli, arrivano fino al mento da un lato, perché sono ricresciuti. Mi dico che ho sulla faccia un bel trucco, delle belle sopracciglia, e che la mia bocca sembra stata disegnata a mano da un artista, con somma precisione. Mi piacciono i colori come appaiono sulla mia carnagione. Mi piace sentirmi sensuale, senza mai essere esagerare. Mi piace giocare con lo sguardo, mi piace che dentro i miei occhi ci sia un mondo intero. Sono belle quelle scarpe col tacco, non le indosso da forse un anno o più. Ho un bel portamento con quelle scarpe al piede, mi dicono. Le gambe non le scopro mai, ma non sono così brutte. Ho un sorriso buono, e una faccia furba. Sono all’altezza di chi si ferma a guardarmi. Sono carina quando indosso i miei cappelli. Ho un buon profumo, sa di fiori. Sono un fiore, o inizierò ad esserlo, ma quando sento di essere sbocciata troppo avverto un forte senso di inadeguatezza. Vedo i miei capelli che toccano il mento persino troppo lunghi, sento il rossetto sulla mia bocca come una patina ridicola. Vedo la mia bocca esageratamente carnosa. Vedo quei colori troppo inadatti. Vedo la mia faccia allo specchio e la vedo troppo pulita, troppo sciocca. Voglio sembrare minacciosa, voglio essere cattiva.
Mi arrabbio perché non so quale parte di me sia in maggioranza. Perché voglio che mi venga aperto il cancello, e l’attimo dopo vorrei essere stata io ad aprirlo per prima. Voglio sentirmi bella, ma non bella da sembrare una principessa. Voglio essere un pirata, ma a volte smarrisco la nave. Voglio sentirmi un duro, senza apparire cafone. Voglio avere dei vizi, ma non voglio che mi venga fatto notare. Voglio essere accerchiata, ma voglio pedinare e accerchiare. Voglio essere la vittima e il carnefice. Voglio essere guardata e restarmene a guardare.
C’è un disordine assurdo nella mia testa. Per una persona ordinata e metodica come me è un po’ strano affogare nei panni sporchi, negli scatoloni impolverati, e negli armadi fitti di scheletri.
E’ una continua lotta tra me e me. Un equilibrio difficile da frizionare.
E’ un continuo sopprimere me stessa, e darmi tregua. Accontentarmi, sfamarmi.

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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