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Dentroadunsognomalconcio

Lunedì, 17 Marzo 2014, 16:39

Big Jump è finito. E’ stato davvero un grande salto al di là del risultato finale. Un salto al di là della mia insicurezza, ci ho creduto, poi ho smesso, poi ci ho creduto ancora. Uno sopra la paura, di quelle brutte, che mi faceva andare a dormire con l’ansia, e svegliarmi con la stessa angoscia. Uno dentro il coraggio, perché malgrado sia un periodo nero, storto, zoppo, sono rimasta fino alla fine. Niente meriti, niente premi, d’altronde il merito non è solo mio, piuttosto di chi mi è rimasto accanto, di chi ha continuato a ripetermi che forse ce l’avrei fatta, di chi ha impiegato un secondo nel regalarmi un voto, ma che insieme a quello degli altri ha fatto la differenza. Forse sono la più giovane tra i primi dieci qualificati, forse anche la meno esperta, ma quando ho sentito che forse Rizzoli mi avrebbe pubblicata sono saltata dalla sedia e mi sono iscritta senza indugi. Il mio, un romanzo non proprio dentro una categoria specifica, ha traballato tra i grandi che fanno della scrittura un loro punto fisso da molti molti anni. Io ho iniziato da quando ho sei, sette anni, e al momento è l’unica certezza che ho. A metà gara volevo smettere perché quelli che mi stavano sopra erano prepotenti quanto ‘’fasulli’’. Mi sono beccata insulti pesanti di chi voleva solo demolire il nemico, riconoscendo in me forse un valido ‘’finalista’’. Non che fosse perfetto il mio lavoro, ma che sia proprio da gettare al pattume non credo. Sono stata anche quinta lungo questi trenta giorni, e l’orgoglio che ho provato nel ricoprire quella posizione era spropositato. Poi sono scesa man mano, fino a ieri arrivando settima, ottava, e in un colpo di coda quando stremata ho deciso di mettermi a letto sono diventata nona. Il nove non è un numero che amo particolarmente, ma se solo dieci passano tra tutti quelli che ci hanno provato è di per sé un grandissimo traguardo. Tra smanettoni compulsivi, gente che bara, collezionista di amici face book, e scrittori già conosciuti almeno un po’ più di me, ci sono anche io tra i dieci finalisti. Non diciamo solo verità scottanti, tra i dieci ci sono anche persone con cui ho condiviso il saliscendi in classifica, le ansie, i cambi di programma, ma soprattutto le rivolte (chi vuol capire, capisca). A loro, validi avversari anche nella prossima fase, grandi scrittori, persone vere.
Voglio crederci, perché credere nel mio sogno è il primo passo.
Ringrazio prima di tutto i miei assidui lettori di 20lines che hanno dato un grosso contributo, poi gli amici di sempre, quelli che senza di loro non si vive, mia madre che mi ha sopportato, i conoscenti che si sono presi la briga di leggermi, e magari anche gli amici degli amici, per cui colgo l’occasione di presentarmi, io sono la Kuntz, e un grazie va a tutti voi.

By miriana

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Giovedì, 13 Marzo 2014, 16:28

I segni che mi ero fatta sono già spariti, lo stecchino che ho usato è fragile, non violenta un braccio, una guancia. La pelle resta intatta tranne in alcuni punti dove sembra screpolarsi, riempirsi di chiazze rossastre. Il dolore si attorciglia intorno ad un braccio, poi all’altro. No, il destro mi serve per scrivere di quanto io sia un fallimento, lo lascio intatto. Se ne resta buono e sano. Il dolore sembra scoppiarmi nella testa come una mina da guerra, si espande lentamente come macchie a spruzzo di un veleno mortale. Le dita si schiudono, si riaprono, e su tutta la loro lunghezza cadono lacrime calde, bruciate dal sole, annebbiate dal silenzio. Si raccolgono tutte sul tavolone di legno, sono perfette, dei cerchi per niente spigolosi, dei cerchi da circo, buchi di serratura, ciambelle senza buco. Mi volto e lo specchio è ancora appeso al muro, né un pugno ne due lo fanno cadere. Mi accascio sulle gambe, sondo la loro resistenza, le sento perder forza, e insieme a loro crollo, sono lì che assaggio il pavimento, la lingua si incolla alle piastrelle, sento un sapore chimico, limone e candeggina. Una torta invisibile. Gli spigoli dello specchio spezzettati in una forma contenta mi danno indietro la mia immagine sfocata, coperta di nuvole, umida. Gli occhi hanno l’aspetto di due bolle di sapone gonfie, sono rossi, lontani, e anche se ho degli occhi grandi adesso sono piccoli, raccolti tra le ciglia e il bagnato. Guardare allo specchio la mia immagine distrutta è come spezzarsi in due parti e non voler tornare come prima. Mi spezzo sempre, lascio che gli inventi mi cavalchino come un cavallo domato, come un’onda tempestosa ma addormentata. Un urlo strozzato, parole che non conosco. Prego un Dio che non mi conosce, una madre che non ascolta. Ingoio la mia stessa saliva intervallata da un amaro sapore proveniente da dentro. Il pranzo è indigesto, l’acqua è una me**a. Mi cibo di cose che non mi piacciono più. Saliva biancastra che mi cola sulla bocca, la ritiro dentro, si lascia accarezzare con la lingua come una donna buona. Il braccio adesso brucia, se solo ne avessi l’occasione lo farei in mille pezzi. Non mi basta solo quello, vorrei ricoprirmi di melma, sentire il sangue scrosciare come il Niagara, furioso.
Non mi basta più far finta di vivere, mi sento lontana.
Sono una scatola grande rinchiusa in una scatola piccola.

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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