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Dentroadunsognomalconcio

Lunedì, 30 Maggio 2016, 19:15

Ho sempre avuto un terribile presentimento circa la mia vita, come se  stessi correndo per i centro metri in staffetta, e una strana creatura mi stesse osservando dal bosco. Centro metri son pochi direte voi, non se diluiti nel modo giusto. Sono sempre stata paranoica al riguardo, quando raccontavo questa cosa a qualcuno, gli altri facevano spallucce e ridevano. Come può un lupo rincorrere te? In piena città? E perché vorrebbe catturare proprio te? Malgrado i miei sforzi di spiegarlo, davvero in pochi mi hanno presa sul serio. I centro metri sono la mia vita, giovane, esigua, ancora breve. Li faccio tutti correndo perché andare piano mi spaventa. Se rallentassi, quella strana creatura potrebbe acciuffarmi. Perché un lupo mi sta rincorrendo in piena città? Perché il lupo nero sceglie sempre bene le sue vittime, le individua tra quelli che si sono meritati una piccola felicità o fortuna. Il lupo dorme sotto il tuo letto senza farsi sentire, entra nei tuoi sogni ed estrapola degli incubi che poi ti farà vivere in seguito. Il lupo nero ha scelto me perché avevo iniziato a cavarmela davvero bene. Dopo i quindici anni, in cui ero stata maltrattata duramente da questa o quest’altra cosa avevo iniziato a capire come funzionasse lo sfarzoso ingranaggio della vita. Una botta alla fronte, una cicatrice all’occhio destro, un osso spezzato, e poi una ottima cena ricostituente, un abbraccio in salotto, il sorriso elettrico di chi ami. Mantenevo un certo equilibrio tra quello che sarei voluta essere e quello che ero nella realtà. Mi accarezzavo i lividi, e nel contempo cercavo di non procuramene degli altri. Talvolta, mentre mi specchiavo, o camminavo per strada, notavo tra i cespugli uno sguardo arrossato, simile a due rubini luminescenti. In ogni pupilla almeno una dozzina di vene rossastre. Non scorgevo l’intera figura, il resto del corpo restava celato dietro l’angolo della strada, dietro il cofano dell’auto, o tra i cespugli del parco. Mi voltavo di scatto, ma non c’era mai niente, se non il riflesso sbiadito di queste due pupille malefiche. I miei amici continuavano a chiedermi cosa guardassi, io avevo smesso di rispondergli perché tanto non mi avrebbero mai creduto. Qualcuno potrà prendere questa storia come utopica, o irrealistica, ma il lupo nero esiste, ed è sotto il letto di ognuno di noi. E’ uno o più, è tanti o pochi, sa aspettare o è famelico. E’ questa o quest’altra cosa insieme. Quando mi svegliavo di notte, e l’avevo sognato, mi asciugavo il sudore, e scrivevo  alla persona che all’epoca era il mio amore grande. Mi tranquillizzava il fatto di poter riacquistare il mio contatto con la realtà. Non si è mai manifesto in sogno, erano solo un ammasso di incubi incastrati. Mai visto un lupo nero mentre dormivo, ma  ho visto tutto ciò che poteva essere il lupo nero: mia madre moriva, la mia casa veniva venduta, l’amore della mia vita andava via con un altro, io restavo sola seduta su una gru completamente al buio. Per quanto io abbia controllato sotto al letto, e nel cuscino, non sono mai riuscita a catturarlo, perché Lui è fatto così, sempre un passo davanti agli altri.

Avevo la convinzione di stare correndo forte, che i miei centro metri si sarebbero quadruplicati, e che per quanto corressi veloce il lupo mi avrebbe seguita si, ma restando sempre indietro a me e a tutti quelli che amavo. Ho avuto questa convinzione fin quando le cose mi sono andate bene. Non mi sono mai fatta beffa di lui, in fondo lo rispetto, perché ha un obiettivo e lo persegue. E’ sempre stata così la mia vita, io corro, e lui mi insegue. Ho avuto dapprima le mie gambe forti, poi sono stata aiutata da altra gente, da tutti quelli che amavo. Hanno corso insieme a me, e abbiamo fatto persino delle pause. Ci siamo presi del tempo da trascorrere al mare o per dormire, per amarci, litigare e fare pace. Il lupo nero sembrava quasi rispettare queste assurde tempistiche, estranee nella caccia alla gazzella. Il lupo nero forse si era quasi affezionato a me, mi aveva dato il tempo giusto per riprendere le forze, ma non appena ho avuto bisogno di rallentare, e ho perso qualche pezzo per strada del mio equipaggiamento speciale, lui è sbucato per la prima volta dal buio.

Dopo anni di corse lui era lì davanti a me. Gli stessi occhi luminescenti, un pelo folto e cadente, quasi sporco di sangue, due denti aguzzi, più bianchi della neve, sporchi solo ai lati. Si è avvicinato lentamente, mantenendo un’ andatura lenta e circospetta. Ho pensato fosse inutile iniziare la corsa, che vicino com’era con un solo balzo mi avrebbe già raggiunta.  L’ho guardato negli occhi, e lui ha guardato me. Ci siamo quasi detti qualcosa, come due vecchi amici, cui uno dei due è obbligato a far qualcosa all’altro. Ha saltato, si è messo carponi sul mio petto. Riuscivo a sentire il mio cuore battere più forte di un treno. La sua saliva calda mi è colata sulla guancia e poi sul petto. Il peso dei suoi artigli conficcati nelle carni.

 Il lupo nero pesa quanto pesa l’universo. Pesa quante siano le tue sventure. Emettendo un grido ha poi sferrato la sua prima zampata, la guancia mi grondava di sangue. Quel primo colpo mandò in frantumi la mia storia d’amore. Quella persona era sparita dalla mia vita, e mi aveva persino dimenticato. Nella sua stanza non c’erano più le nostre foto, e il suo ti amo divenne un vattene via. La seconda zampata frantumò il mio sogno di scrivere. Senza amore, avevo smesso di esserne capace. La penna mi cadeva dalle dita, la mente non riusciva più a pensare. La terza cancellò la mia allegria, tutto divenne cupo, tutto divenne spento. La quarta mi ricordò che a mia madre non restava così tanto da vivere, e che presto sarei rimasta sola. La quinta ed ultima zampata mi lacerò il petto. Le carni mi si aprirono da una parte all’altra, come un frutto troppo maturo. Riuscivo a malapena a guardare cosa stesse accadendo, ma il Lupo nero avvicinò la sua bocca famelica a quella pozza di sangue e con un sol boccone mangiò il mio cuore.

Sentì quasi un interruttore spegnersi. Tutto ciò che provavo prima non c’era più.  Non ero più innamorata, non ero più felice, non ero più entusiasta, propositiva, fiduciosa, creativa, buona. I miei occhi divennero di ghiaccio, come il ghiaccio che mi crebbe al posto del cuore. Non appena la creatura scese dal mio corpo, il petto mi si richiuse con una cicatrice di fortuna. Uno zig zag scosceso, un ricordo  sgarbato del fatto che Lui mi aveva trovato. Corse nel niente dal quale era arrivato, felice di aver adempiuto alla sua missione.

Il lupo nero mi aveva rincorsa per tanti di quegli anni che avevo immaginato che si sarebbe stufato prima o poi di voler prendere la mia vita. Tuttavia, loro non dimenticano mai le vittime marchiate, non tardano mai a saldare i conti, e per quanto ci siano voluti anni di attese, il lupo nero mi ha trovata, si è mangiato il mio cuore e si è portato via ogni cosa che amavo.

By miriana

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Martedì, 24 Maggio 2016, 18:28

Ho il blocco dello scrittore. Si dice capiti quando ci si annoia particolarmente, io di noia ne vorrei se in cambio potessi cedere la mia tristezza. Forse starò perdendo il mio super potere, quello che mi forniva la capacità di giocare con le parole, di emozionare, di fermare il tempo ad istanti perfetti, e crearne altri che avrei voluto vivere in futuro. Ho il blocco dello scrittore, perché forse la mia vita, dopo un bel po’ di anni, è di nuovo in uno stato di fermo. Pensavo di aver trovato la strada giusta, la persona giusta, il modo giusto di vivere le cose e la vita, probabilmente mi illudevo di questa o quest’altra cosa, ma in fondo ero rimasta la stessa me, ferma allo stesso incrocio, con le stesse paure, e quell’ irrisoluta voglia di addormentarmi per un secolo o più. Ho il blocco dello scrittore, perché non so più di cosa parlare. Amavo scrivere di ciò che mi accadeva, o di ciò che mi sarebbe accaduto presto o tardi,  tuttavia una vita intrappolata in un cubo di ghiaccio non può essere interessante per nessuno, figuriamoci se sia un ottimo argomento con cui allietare gli altri. Sono ferma perché soffro, perché essere ‘’la ragazza perfetta’’ non mi è servito a un bel nulla. Non importa se non guardi negli occhi un’altra persona, non importa se sei fedele fino ad essere ridicola, non importa se preferisci regalare piuttosto che regalarti, non importa se lasci perdere i tuoi casini per risolvere i suoi, non importa se metti da parte ogni cosa soltanto per vedere spuntare un sorriso bellissimo, non importa se dici sempre la verità, se lasci entrare totalmente qualcuno nella tua vita, se mostri le tue ferite, e sottovoce, dici: sfiorale, se vuoi, ma non saltarci sopra, potrebbe fare male. Se per caso gli capiterà di inciampare nelle tue ferite,  non penserà a quella raccomandazione sottovoce, la ferita si strapperà, e da quel buio cucito che avevi stretto anni prima, ne uscirà un buco nero ancora più grande, che inevitabilmente ti risucchierà. Non serve essere la ragazza perfetta, in un modo o nell’altro ti sentirai sempre dire che non vai bene. Che ami troppo, che non sai amare, che hai pianto troppo sia di dolore che di gioia, che sei stata inopportuna, che sei stata per assurdo persino troppo leale  e fedele. Ti sentirai sbagliata, ti sentirai non all’altezza di mille cose. Dovrai fare a pugni con i tuoi demoni, e farà male, perché non eri più abituata a combattere da sola, non conoscevi più il colore del cielo se non per guardarlo insieme a qualcun altro, non riuscivi a progettare qualcosa che fosse in singolo. Sarai abbandonata perché avrai amato troppo, perché sei stata troppo buona, troppo paziente. Sputeranno sul tuo amore, non vorranno neppure ascoltarti. La tua voce sarà un eco da cui scappare, e nonostante debba essere tu quella da abbracciare, quella da cercare, quella che dovrebbe concedere un perdono, abbraccerai, cercherai e forse un giorno, perdonerai. Ho paura perché sento di aver perso per sempre una parte di me stessa, l’ho persa nel pianto, gridando, quel giorno, scrollandomi di dosso quell’assurdo tremore, ho perso una parte di me quando mi sono coperta gli occhi per non guardare, e quando gli occhi mi facevano male da impazzire. Ho perso una parte di me quando ho visto davanti a me una persona nuova, una brutta copia di chi amavo. Ho perso me stessa quando un pomeriggio mi sono seduta sul letto e ho pensato: e adesso cosa fai? Con chi starai a parlare fino a quando verrà buio?. Non c’era nessuno laddove io c’ero stata. Ci sono notti che mi sveglio di soprassalto, che spero in un miracolo, che qualcuno mi dica che anche io merito l’amore, che ne merito tanto, mi sveglio e spero che qualcuno mi dica che se non dovessi svegliarmi appena sorge il giorno morirebbe di dolore, e il mondo non sarebbe più lo stesso. E’ esattamente questo quello che desideravo, era esattamente questo il mio assurdo e folle desiderio di quando spensi con un soffio le candeline a tredici anni, a quindici anni,  poi, a diciotto anni. Non so più fidarmi, non riesco a provare più nulla. Ogni sentimento mi appare come un demone incappucciato pronto a mandare in frantumi i miei sforzi. Ho il blocco dello scrittore perché ho gettato via il cuore, perché probabilmente, nessuno sarà mai capace di amarmi.

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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