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Dentroadunsognomalconcio

Mercoledì, 28 Maggio 2014, 14:58

Mi sono persa, o forse la mia intenzione era proprio perdermi. Ho sempre immaginato com’è farsi cercare, quali emozioni prova chi è lì a cercarti. Qualcuno non si sarà accorto della mia assenza, qualcuno starà ridendo, perché finalmente ho avuto quello che meritavo, e forse tu starai piangendo. Elimino il forse, tu starai piangendo, anche in questo momento, qualcuno ti starà strattonando il braccio, qualcun altro ti starà pregando di lasciar perdere il mio ricordo, che sono svanita, e che non esisto più. Tu lo sai che da qualche parte esisto ancora, esisto sempre, e anche se fossi morta, esisterei comunque. E’ strano scriverti da qui, non avrei mai pensato di isolarmi in un modo così violento. La spiaggia è bellissima, ma quando sei sola anche le cose più belle mettono paura. Il giorno in spiaggia è fantastico, mi sembra di essere in una vacanza continua. Sono passati venti giorni, e posso dirti che le notti non sono belle allo stesso modo. Sai che ho paura del buio se sono da sola, sai allora di quanto io tremi di paura appena il sole viene inghiottito dal mare. Ti scrivo adesso con la pancia sotto, come se stessi prendendo il sole, ma ti assicuro che di sole non ne posso più. Sole, sole, sole e ancora sole. Nonostante io abbia davanti agli occhi una distesa di mare, non sai quanto desideri dell’acqua. Ho una sete matta, qualche volta ho provato a bere il mare, ma è troppo salato per una ghiotta di dolci. Mi sono costruita una capanna graziosa con del legno di seconda mano, ma che dico? Sono solo dei rami secchi. Di rami secchi ne ho raccolto in abbondanza, mi servono per il fuoco, per tenere lontani i mostri. Credi che su un’ isola non ci siano mostri cattivi? Io credo di si. Non penso ci sia qualcosa che stia cercando di uccidermi, ma i mostri che ho dentro sai che aspettano solo un mio momento di silenzio, la solitudine, l’angoscia. Qualcuno è già arrivato a metà dello sterno. Sono preoccupata per quello che farò quando il mostro uscirà fuori. Non ci sarai tu a fermarmi, sono completamente sola su questo pezzo di terra. Ho pensato di restare qui. In fondo è la fine che fanno quelle cattive come me. Me ne starò qui in una vacanza continua, sotto la mia capanna gracile, che quando la sera scuote le palme riesco a vedere il loro riflesso lungo tutto il rifugio. Me ne starò qui sperando che tu stia bene, fisserò le stelle sperando che tu le stia guardando con gioia e non con dolore. L’isola diventerà mia amica, una di quelle che non ho avuto mai. In fondo lo sai che ho sempre cercato L’isola che non c’è. E se fosse questa? Se scopro che non invecchio giuro che vengo a prenderti e ce ne staremo qui per tutto il tempo che vorrai. Probabilmente anche se questa sia l’isola giusta non riuscirai mai a leggere questo messaggio. E’ stupido affidare la propria speranza ad una bottiglia d cognac scadente. Si perderà, farà a botte con gli scafi delle belle navi, ormeggerà lungo le barchette di legno, si addormenterà e poi forse fra cent anni ti sarà recapitata. Se è l’isola giusta anche allora mi troverai ancora qua. Un bacio.​

By miriana

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Sabato, 24 Maggio 2014, 17:24

Questo è un momento particolare della mia vita, forse uno dei più difficili. E’ una vita che non chiacchiero col mio blog, e non ho avuto la forza di farlo perché spiegare tutti gli inconvenienti ricevuti sarebbe stato assolutamente invalidante. Non cerco sconti in questa vita, né nella prossima, non cerco compassione, non penso neanche di trovarla. D’altronde ci sono sempre stata io a risolvere i miei casini, e anche stavolta dovrò farlo da sola. Che le persone manchino al loro pseudo dovere di eroi forse è vero, o forse non lo è, perché ancora qualcuno che mi sorride ed io sorrido a mia volta esiste. Il problema è che queste faccende devi risolverle da sola, devi riemergere tu stessa dalla marea, nessun salvagente arriva in fondo all’oceano per salvarti, nessuna zavorra avrà il giusto spazio per il tuo corpo. Devi nuotare, e nuotando fino allo sfinimento allora forse giungerai fino a sopra. Sarai comunque in mezzo al mare, e dovrai iniziare ancora la tua nuotata, per giungere alla riva, e dalla riva un’altra faticata per giungere alla città, dalla città alla casa, dalla casa al letto, e poi domani ancora e ancora. E’ da quando ho tredici anni che faccio a pugni coi problemi. Mi sarei aspettata qualche cuore spezzato, un brufolo di troppo, una litigata con la migliore amica, un progetto andato a male. Quello che è toccato a me invece è tutta un’altra storia, e non appena sembra che io stia andando per la strada giusta viene ancora giù il mio palazzo, ci resta il portone con la manica ottonata, ma una porta che affaccia sul niente è pressoché inutile. A tredici anni ero un’altra persona. Ero forte, e malgrado soffrissi molto ero pronta a raccontarmi la favola del ‘’passerà.’’. Poi con gli anni è davvero passata.  Ma nel corso della mia vita ho sprecato così tante energie da non averne più. Sto raschiando sul fondo del barattolo, non trovo il sale, e la mia carne è insipida, non trovo lo zucchero, non riesco a fare dolci, non trovo del pane per saziare la mia fame, e non trovo del sole per sorridere al nuovo giorno. Sono un barattolo vuoto, sono io stessa il vuoto che si è immerso nel recipiente. Mi sono persa. Mi sento sconfitta dalla vita, esausta di combattere in modo così estremo a soli venti anni. Ho pregato Dio di lasciare fuori dai guai la mia famiglia e  le persone che amo.  Ma poi anche queste si sono ritrovate in mezzo ai casini. Io lo ricordo il pianto di mia madre, assordante, singhiozzava ed io trattenevo il respiro, come se fossi sott’acqua. Io sott’acqua non ci sono stata mai, ho sempre avuto paura di mettere la testa sotto, e allora sottopressione mentre osservavo il suo dolore mi sentivo morire. Non ero capace di trattenere il fiato, ma respirare mi sembrava un torto a me stessa e anche a lei. Batteva i pugni, si rannicchiava come una noce nel suo guscio, ed io con i piedi nudi a contatto con l’ecopelle del salotto mi limitavo ad osservarla. Non sono stata brava, non sono stata degna di proferire parola. Sono stata vigliacca, ma quello, oltre tutta una serie di problemi successi poco prima di quell’evento mi hanno dato il colpo di grazia. E’ lì che ho perso il mio sale, il mio zucchero, il mio pane, il mio sole. E’ seguita la vergogna, i giornali, le parole, le bugie, la paura, la speranza. Poi tu sei ritornato. Poi abbiamo smesso di piangere, e abbiamo iniziato a litigare di nuovo, come nostra abitudine, voi con le grida, io col mio silenzio. La cosa che più mi ha strappato il cuore è stata sentire le persone che amo piangere, a volte anche a causa mia, avrei preferito spezzarmi le mani, tagliarmi la gola, ma non sentire lo spazio tra un respiro e una lacrima, sentire lame bagnate squartare le guance. Vorrei poter avere la certezza che avevo a tredici anni che tutto quel dolore poi sarebbe passato, che mi sarei abituata alle assenze, alle parole pesanti, al vuoto, alla solitudine. Adesso che ne ho venti mi sembra impossibile che tutti i problemi possano svanire nel niente soltanto con buoni propositi e una spinta dal precipizio più alto. Mi sembrano insormontabili, e paradossalmente più piccola ero più coraggiosa sembravo. Più grande sono diventata minore è la voglia di lottare ancora. Non penso di essere egoista, o almeno non nell’accezione negativa del termine, però mi guardo intorno e vedo che tutti in un modo o nell’altro hanno fatto passi in avanti, raggiunto piccole conquiste, realizzato piccoli castelli, e che la loro vita malgrado sia disseminata da problemi quotidiani, ma umani riesce a proseguire. Sono gelosa di questo modo naturale di affrontare la vita, gelosa soltanto, perché non è giusto che io sia ferma, non è giusto che qualunque cosa faccia siano solo grossi guai, non è giusto che tutta la sofferenza del mondo sia toccata proprio a me. Auguro il meglio a tutti quanti, ma lo auguro allo stesso modo anche a me, penso di meritarmelo, penso che sia arrivato il mio momento, e se per caso pensi tu da lassù che è un errore l’ultima cosa detta, allora fa che questa cosa valga almeno per le persone che amo, che sono pressoché tre. Fa che almeno loro trovino la pace.

By miriana

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Sabato, 17 Maggio 2014, 17:12

Ho creduto in bugie dal naso lungo,
ho assaporato bacche acidule vantandone dolcezza,
ho stretto mani per una pace fragile,
ho detto addio, correndo poi dietro l'ultima lettera,
ho pianto tanto, per cose insignificanti,
ho riso allo stesso modo per cose altrettanto banali,
son stata attenta a tenere al sicuro le crepe,
ho detestato coloro che mi amavano in un modo strano,
ho detto basta a chi portava il mio stesso cognome,
ho lasciato fluire nelle mie vene del sangue sporco,
mi sono vantata per quest'ultima cosa,
ho dormito su letti scomodi,
su pensieri da morta,
son stata sveglia quando il mondo era in letargo,
e ho chiuso finestre e porte quando gli stessi erano in festa.

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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