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Dentroadunsognomalconcio

Giovedý, 27 Giugno 2013, 20:53

‘’Tanto qui è tutta una finzione’’

Hai ragione, lo è perché l’amore non esiste più, credo che forse non sia mai esistito o forse accecava i ciechi con quella finta lucina vestita di rosso. Non c’era e non c’è. Non c’è perché tutte le cose belle sono il surrogato di qualcosa che avrebbe potuto essere ancora più bella se solo fosse stata vera, non c’è perché le nostre scampagnate si trasformano in brusche frenate e arrivi in lacrime, non esiste perché al mondo non esistono persone come noi che si incontrano intorno ad un tavolo solo per dirsi basta.

A volte perdo la voglia di vivere, e mi abbraccio da me, chiusa in un bagno che somiglia ad un cimitero, chiusa dentro la mia testa che ride come fosse felice.

By miriana

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Martedý, 25 Giugno 2013, 17:38

Nesli-Davanti agli occhi.

Parafrasando.

C’è bisogno di provare sempre altre strade,provare ancora altre soluzioni, bisogna che il cielo cambi e ci dia indietro delle rose, che tra una nuvola e un cancello resti solo l’illusione di avere ancora la testa apposto. Smentisco tutto, non è  che son guarita dalla pazzia infondata che mi trascino addosso, è che cerco di sembrare normale, e a volte alla normalità mi avvicino con il gomito, o con la punta della lingua. Mi avvicino a te con le braccia, con lo sterno, con tutte le forze del mondo, pari ad una macchina messa a punto, ad un motore che frena solo quando è stanco, ma chissà ci rivedremo, riusciremo a toccarci le anime e sarà solo per un secondo, torneremo alla stessa panchina, agli stessi parchi in disuso, ci rivedremo sulla stessa strada mezza spenta, tra le vetrine di un Natale e dei biscotti alle mandorle, ci rivedremo perché è il destino di chi ama, quello di perdersi per ore intere o forse anni, e riallacciarci come i lacci di un fiocco mozzo, e diventare un regalo nuovo. Ti daranno indietro garanzie e premi immeritati solo quando sarai mezzo morto in riva a un lago, girerai il capo all’orizzonte e voltandoti di spalle non resteranno che soltanto scuse, mi brucerò le ferite come un marchio a fuoco e ti vivrò dietro un vetro incandescente. Bruceremo ogni fotografia che ricordi i bei tempi su altalene indistruttibili, toccheremo il cielo quasi a caso, come fosse semplice vivere così, e si divideranno le strade destinazione ignote. Vent’anni passeranno in fretta come cartoline non spedite, o come mezza sigaretta, tutto svanirà sotto le nostre mani, ma non ci faremo caso perché ciò che importa sei solo tu. Sempre tu davanti agli occhi.

By miriana

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Venerdý, 14 Giugno 2013, 10:37

Ho affrontato tanta di quella angoscia disseminata da urla che non mi spaventa  più niente, neanche il silenzio, le bombe, le parole gridate, le angosce disciolte in un pranzo o in una cena. Mi sono fatta forza a quindici anni quando dall’altra parte della casa volavano addii e aspre chiacchierate, ed io tutta sola in un angolo tra il televisore e il suo tavolinetto mi piegavo sulle ginocchia come a costruirmi un bunker d’acciaio indistruttibile. Pensavo che dentro quel metro quadrato ci fosse solo il mio corpo, il mio respiro, la mia testa piena, pensavo che si sarebbe tutto placato, puntualmente la storia si ripeteva un giorno si e l’altro pure, sono vissuta nei guai, e tra i guai, sono cresciuta sfidando il tempo, i pianti, sfidando l’idea perfetta di qualcosa di altrettanto perfetto che non era mai così. Cinque anni dopo posso dire di aver fatto un gran salto di qualità, certo ho ancora il mio spazietto, le mie crisi d’ansia, i pianti automatici senza un reale motivo, e la testa sottosopra, ma tutto sommato me la sono cavata anche da sola, me la sono cavata comunque e questo non può che essere un punto a mio favore. Ne ho fatti di punti, e ho portato spesso coppe alla casa base, non che a qualcuno interessasse, ma sono ancora lì erette poco sopra la mia testa, e le teste di tutti, brillano, si impolverano, io gli do una ripulita e credo ancora che abbiano una qualche importanza. Adesso mi sono appassionata alle cose belle, quelle che non ti fanno sudare, tossire, sbraitare, adesso preferisco le persone calme, quelle con molto tempo da dedicare alla vita e anche un po’ a me, adesso ammiro quelle forti ma non troppo, quelle che non ostentano la forza soltanto per coprire le ferite, adesso mi sono appassionata al mare, al vino, quello dolce e vecchio, ma non troppo perché poi scatta la ramanzina, perchè bere non è salutale mi dicono, ho scroccato tiri di sigarette qua e là, tra una chiacchiera distratta e un cronometro veloce, ho provato anche quella elettronica, ma la gola stranamente mi è andata in fiamme. Adesso arriva l’estate e penso a come occupare il mio tempo, penso che Domenica me ne andrò al mare, non tanto per rubare al sole la sua forza, quanto per camminare fino alla riva, inzuppare i miei scarponi blu da nuoto, sentire la sabbia sotto gli alluci disgregarsi, camminare fino a quando il mare non riesca a sfiorarmi i polpacci, e poi starmene a pensare, tra un soffio di vento e uno schizzo di schiuma, stare lì con lo sguardo perso nel freddo e la pelle rovente, godermi una pace nuova, diversa da quella che mi costruisco in laboratorio, godermi le coccole di una giornata ferma, e l’avvio di una vita pazza e sconclusionata.

By miriana

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Giovedý, 13 Giugno 2013, 18:40

Aspri tramonti proferivano parola su ciò che doveva avvenire, lampioni accesi, e fasci di emozioni prender fuoco come paglia e fieno d'altri mondi. Catene di acciaio spezzeranno le prigioni, e nulla resterà alla luce del sole, se non due occhi indiscutibilmente belli.

By miriana

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Mercoledý, 05 Giugno 2013, 14:59

Conosci quel momento in cui tutte le cose prendono forma? Quello in cui il vuoto lascia lo spazio ad un pieno, dove un recipiente asciutto suda acqua e diventa pieno fino all’orlo di qualcosa di buono. Per caso così ho riempito la tua pancia, ho galleggiato otto mesi in un liquido amniotico che io chiamerei amore, sono stata dentro di te come un seme di fiore non ancora sbocciato, ti ho dato problemi forse? Forse non te ne ho dati affatto, racconti che ero silenziosa lì dentro, che a volte temevi che io non ci fossi più, che fossi sparita o peggio ancora soffocata dentro la tua pancia, mi racconti che non scalciavo, ma sicuramente me ne stavo buona buona nel mio angolino, con la pancia accartocciata, gli occhi chiusi e il respiro sottile come una fuga d’aria da un buco piccolissimo. Credo tu mi abbia difesa mamma, quella volta in cui papà scendendo le scale si gettava col capo nel muro. ‘’Ancora un’altra donna!” ti disse, ancora una, ancora una femminuccia,ancora tutine, ancora scarpette dai nastrini fucsia, ancora barbie, ancora cuffiette, corredini, mutandine di minnie, ancora un’altra donna in casa. Credo che in quel momento tu ti sia sentita inutile, credo che ti sarai sentita sbagliata, non completa, stavi cedendo, forse non era il caso di farmi nascere, forse non ce n’è era alcun bisogno, i soldi erano pochi, la situazione difficile, e tra l’altro ero ancora una donna. Motivi corposi affinchè io non nascessi affatto, poi tu hai deciso di si, hai deciso che valeva la pena che io nascessi, hai ascoltato la nonna, e hai fatto come diceva lei, che i figli erano una gioia qualunque sesso avessero, hai optato per il SI, e da quel momento credo che mi abbia difesa da qualsiasi persona al mondo. Ti immagino lì mentre pulivi casa tutta da sola con la schiena ricurva, ed io magari mi facevo più leggera che potevo per non farti affaticare, immagino quante volte non avrai avuto appetito, ed io non ho pranzato ma non ti ho sgridata, immagino quante volte tu abbia posato la tua mano giovane sul ventre per riuscire a sentire anche per un solo attimo il mio piccolo cuore. Non mi avrei sentita mamma, non ci sarai riuscita, non perché io non ti volessi bene, ma perché forse non ne avevo le forze. 8 mesi e cinque giorni dopo mi hai dato alla luce, avevi venticinque anni, avevi paura che io morissi, che non avresti mai potuto insegnarmi come si parla, come si ride, o anche solo come si fa a vivere in un mondo così triste. Racconti che avevo il cordone ombelicale così stretto al collo che forse non ho respirato per ore, racconti che avevo la pelle scurissima, che non intendevo emettere alcun suono, racconti che il medico mi ha schiaffeggiato due o tre volte, e a te dava fastidio che qualcuno mi facesse del male, racconti che poi ho pianto, seppur piano, ma l’ho fatto e tu sei stata tranquilla. Volevi chiamarmi Sharon Mamma, credo ti piacesse quel nome perché fosse delicato, innovativo, e che nell’immaginario collettivo potesse appartenere ad una donna di spettacolo. Io non so se diventerò mai davvero una donna di spettacolo, anche se non ho quel nome, anche se forse non ho tutti i requisiti per essere qualcuno, spero di esserlo sempre per te, che capirai i miei errori, che non tarderanno ad arrivare, che potrai amarmi qualunque scelta io prenda. Ma la mia è una promessa mamma, tu mi hai difesa ed amata per otto mesi, e continui a farlo, ed io lo farò per il resto della mia esistenza, ti sembrerò sciocco ma intendo farlo anche se sono piccola, anche se non sono forte e spigliata come te, anche se forse fallirò, ma ci avrò provato mamma, l’avrò fatto tenendo bene a mente la persona speciale che sei. Non ti sei arresa, anche se ti hanno fatto molto del male, non smetti di essere ironica, intelligente, amorevole con me e papà. A volte dici che non sei un granchè, che non hai un diploma, che non sai fare chissà cosa, io ti guardo e rido, a volte ti accarezzo i capelli, mi sembra superfluo dirti che tu sai fare molto di più. Non sei una donna che pretende gioielli, vestiti firmati, sai accontentarti del poco, a volte del niente per lasciare che io prenda qualcosa al mercato, mi dici che non ti piace niente, mi dici che lo comprerai un altro giorno, questo giorno non arriva mai, e allora quando avrò dei soldi miei quel giorno sarà tutti i giorni. Non hai pretese, non ti importa di viaggiare, preferisci che papà si riposi, che non si stretti per i suoi problemi di salute. Sai tenere a bada una famiglia, sai pulire casa anche se stai male, sai divertirti insieme a me anche se non hai mai tempo necessario per farlo, sai essere spiritosa, sai ridere, sai prenderti in giro, sai difenderti anche da letterati inferociti, e sai darmi così coraggio che anche se a volte mi sentivo così persa e sola, tu sapevi farmi sentire più forte, non volevo deluderti, e allora ancora oggi se sono triste, o se ho così voglia di piangere, rimando tutta alla notte, non voglio che tu mi veda fragile, voglio che tu sappia che potrai sempre contare su di me, che anche se sono sbadata, stupida, anche se non so comprare ancora la  verdura o la carne senza sbagliare qualcosa, io ci sarò sempre per te, perché tu sei la mamma più speciale del mondo, e se guardo gli occhi tuoi a volte ci rivedo i miei, come uno specchio che riflette le nostre angosce e le piccole gioie che ci portiamo dentro.

Ti voglio bene Mamma, per sempre.

Sarete sempre il mio orgoglio!

By miriana

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Martedý, 04 Giugno 2013, 14:39

Mi ripetevo che sarebbe finita, me lo ripetevo tante di quelle volte da rendermi conto soltanto dopo che non è servito ripetere quel desiderio all’infinito, sarebbe finita comunque anche se non avessi espresso alcun desiderio, anche se non mi sarei impegnata cosi affondo, anche se del tempo me ne sarei infischiata. L’esame di maturità lo immaginavo come un trampolino stretto su una larga pi***na, quel trampolino troppo alto per una neanche troppo alta come me, l’acqua da sotto quella striscia ‘’di legno’’ sembrava azzannarmi ancora prima di assaggiare il mio corpo, i piedi entravamo a malapena su quel trampolino, qualcuno dietro le mie spalle per gioco o per cattiveria sembrava spingermi prima che io raccogliessi tutto il coraggio del mondo, e mi tuffassi da quell’altezza strabiliante. La mia non era soltanto paura, certo temevo che dopo la scuola sarebbe seguito un periodo di incertezze, un periodo di vuoto, dove non puoi tornare a studiare se non all’università o per conto tuo, e dove lavorare è davvero difficile, perché non c’è né. Insieme alla paura c’era la voglia di buttarmi, di lasciarmi tutto alle spalle, di rinchiudere in un armadio i miei vecchi libri, le gomme consumate, i quaderni più importanti di quella materia tosta. Avevo voglia di spaccare il mondo, e anche qualche **lo, e così mi gettai da quell’altezza senza pensarci, con le braccia spalancate, la schiena ricurva ma soltanto un po’, il cuore nella gola, e gli occhi chiusi da riaprire soltanto un pelo dall’acqua. Fu un tuffo perfetto, o almeno è così che raccontarono le persone che mi sentirono parlare per tutto il tempo, certo il mio non era stato un lancio, ma quel mezzo metro che divideva la mia sedia di legno all’altra, quella di fronte alla commissione, aveva le stesse insidie. Neanche dieci passi ed ero già arrivata, certo ‘’è già metà dell’opera’’ mi ripetevo nella testa, pur sapendo che mi sarei potuta sedere lì sopra e non riuscire a dire una parola. Invece sembravo un leone, o almeno è così che mi sentivo, ad ogni domanda possedevo già la risposta, ero così preparata che non mi spaventava neanche il loro tono serio, le scartoffie, le burocrazie inutili. Li guardavo negli occhi ad uno ad uno, e per ognuno che mi diceva di avanzare, e di cambiare materia, discorso, mi sembrava di aver vinto il terno a lotto, me li stavo mangiando tutti, e tutta quella fatica degli anni prima, le angosce, i dolori, le ingiustizie, ma anche le cose belle, le amicizie speciali, i bei voti sudati, le belle giornate, si era tramutato tutto in una grande forza interiore, tutto sembrava tornare al suo posto. Qualche amica aspettava il suo turno seduta tremante alle mie spalle, qualcun'altra era venuta solo per me, soltanto per ascoltare la mia tesi. Avevo parlato di Peter Pan, avevo scritto una poesia in proposito, la professoressa di italiano esterna arrivò persino a chiedermi di cosa parlasse, e quasi come un poeta da libro di letteratura le spiegai cos’è che mi spinse a scriverne una, cos’è che volevo raccontare in quelle dieci riga in prosa. Bruciai tutta la commissione, credo di essere stata brava persino in matematica, la mia pecca. Tranne che per una domanda molto approfondita della stessa materia chiesta dal commissario esterno. ‘’Ahi, pensai. Perché proprio una domanda di matematica, se agli altri ha chiesto cose più generiche?” Raccolsi tutta la forza che avevo, ci pensai un po’ su, poi ricordo di avergli risposto che non mi sovveniva al momento, gli sorrisi, e poi nulla più. Mi dissero che avevo finito, che potevo andare, ricordo che presa dall’emozione dimenticai anche delle scartoffie in aula, aspettai che le porte si riaprissero per recuperare il tutto, qualcuno mi chiese cos’è che devi farne? ‘’Mi servono’’ risposi. Dovevo conservarle, credo di averle ancora qui, le mie fatiche. A volte la tesi la rileggo, così quasi con la curiosità di chi non sa quelle cose, le ricordo tutte, ricordo quanta voglia avevo di fare bella figura, di presentarmi come un leone, non come una persona, volevo si notasse tutta la mia forza, il mio coraggio di non piangere due secondi prima di iniziare. Sorrisi per tutto il tempo, prima e dopo aver conferito le mie idee, ero felicissima di aver concluso un percorso, e di averci messo tutta me stessa. Credo che la maturità sia più che una sfida, credo sia l’ultimo morso di una mela buonissima, credo sia l’inizio di un nuovo albero che sboccia, credo sia il punto di partenza per diventare adulti, e quello di fine gara che ti gratifica di tutto ciò che è stato. Non importa quale sia più o meno il risultato numerico che ti affidano, la cosa bella è che tu eri lì, con il tuo ‘’progetto originale’’, con la tua voglia di fare, con una sana paura che ti devasta le ginocchia e ti prosciuga la saliva. E’ una botta di vita, credo lo sia per tutti, l’ultimo giro nelle macchine da scontro dove tutti cercano di vincere. L’acqua di quella pi***na credo di averne bevuta anche un po’, mentre cadevo nel vuoto avevo la paura di schiantarmi, ma d’altra parte sapevo che era soltanto un tuffo, che ce ne sarebbero stati degli altri, forse molto più alti. Era solo una pi***na, e quello era solo il mio primo tuffo. E’ passato soltanto un anno, quello scorso ero lì al posto vostro, vivetevi quell’ultimo momento, perché neanche quello torna più indietro. In bocca al lupo maturandi 2013!

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ci˛ che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte pi¨ o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virt¨, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno giÓ un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrÓ bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di pi¨ quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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