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Dentroadunsognomalconcio

Mercoledì, 14 Dicembre 2016, 20:12

La prima volta che ho nuotato avevo circa cinque anni. I miei braccioli con i polipi rossi facevano invidia a tanti bambini, erano i miei preferiti, mi facevano sentire costantemente al sicuro. I miei genitori erano dei fifoni assurdi, avevano avuto così paura, che la loro primo genita non aveva imparato affatto a nuotare benchè fosse sufficientemente adulta. Io avevo solo cinque anni, e il mare mi piaceva da pazzi. Per arrivarci facevamo una grossa trafila, il mare nei dintorni della mia città era inquinato, così, sceglievamo sempre il posto migliore, nonostante il viaggio fosse alquanto complesso per una bambina piccola. Ogni mattina prendevamo il treno, io mi svegliavo pimpante e raggiungevo la cucina, mandavo giù più velocemente che potevo la colazione, mia madre mi pettinava la frangia e mi sceglieva i vestiti. Poi correvamo in treno, e prima che potessi accorgermene eravamo già arrivati. Con noi i nostri vicini di casa, i loro figli avevano quasi la nostra età. Non appena arrivavo al lido privato, mi strappavo letteralmente i vestiti di dosso, correvo a mettermi i braccioli e dicevo a mio padre di voler fare il bagno. Lui rideva di gusto, diceva che ero un pesciolino di mare, io un po’ mi ci sentivo. Ho nuotato con i miei braccioli per un po’ di tempo, fino a quando il nostro vicino di casa, un padre di famiglia non disse ai miei di volermi insegnare a nuotare. Mio padre era assolutamente terrorizzato dal fatto di affidarmi a qualcun altro, ma allo stesso tempo la paura di non insegnarmi mai a nuotare per la troppa apprensione, gli diede il coraggio giusto per dirgli di si. Mia madre aveva gli occhi spalancati, man mano che mi allontanavo con quell’uomo, vedevo i suoi occhi lucidi farsi piccoli. Mi sembrava tutto così bello e strano. Quando raggiunsi l’acqua alta, mi sentivo le onde accarezzarmi il collo. Quell’uomo non perdeva mai di vista i miei occhi, sembrava infondermi coraggio con il suo sguardo deciso. Mi continuava a ripetere che non dovevo smettere di agitare le braccia e le gambe, che presto avrei dovuto tenermi a galla, e che sarebbe successo in modo assolutamente naturale. Quando tirò via il primo bracciolo sembrai imbarcare acqua, suo figlio, di qualche anno più grande di me, se non mio amico, mi nuotava in torno, gridando incoraggiamenti. L’acqua mi arrivava alla gola alta, mi sembrava di poter respirare di meno. Continuavo a dimenare le braccia, sentivo i miei piccoli piedi non riuscire più a toccare il fondo. Quando tirò via il secondo bracciale, ebbi paura per tre secondi. La mia paura più grande non era di affogare, quanto di fallire quella grande impresa. Mi accorsi che nuotare è la cosa più naturale del mondo, come respirare o svegliarsi, o camminare. Non esiste alcun manuale specifico, qualcuno può darti un consiglio giusto o darti la giusta dritta, ma in fondo sei da solo in mezzo al mare, o da solo in piedi per strada, o da solo sdraiato nel tuo letto. Non appena trovai il coraggio iniziai con bracciate più grandi, raggiunsi l’acqua altissima, mia madre era un punto lontanissimo. Tutti mi reputavano troppo piccola per imparare a nuotare, ma credo che il mio stile di vita sia battere tutti sul tempo e sbalordire le folle.

Fu in quel momento che mi innamorai del mare. Immersa in quelle acque fredde non mi sentivo mai spaventata, mai sola, mai triste. Ero un vero pesciolino di mare, una goccia tra le gocce. Mi sentivo ristorata, accarezzata. Non ero solo una bambina in acqua, ma un essere umano collegato all’oceano. Credo che il mare si ricordi di tutti noi, che in un modo o nell’altro stabilisce un contatto reale con il nostro corpo e la nostra anima. Ricorda la nostra paura, la nostra euforia. Ricorda i nostri segreti e i nostri timori. Il mare ci accoglie qualunque cosa siamo, qualunque cosa abbiamo intenzione di dire. Non ho mai avuto uno stile preciso, non sono una di quelle che nuota con tecnica. Nuoto alla meglio, non mostrando le mani né le braccia. Sono come coperta dal freddo e accarezzata dall’acqua. Vado raramente sott’acqua, mi sembra come sbirciare sotto la sua gonna. Non è carino né normale. I suoi segreti restano segreti, i miei li affido a lui.

Ancora oggi quando guardo il mare mi sento in pace con me stessa. Mi sembra che tutti i miei problemi spariscano in qualche modo,  che la mia testa riesca a tornare vergine. Che non ci sia nessun male al mondo che possa scalfirmi. Quando nuoto sono libera, anche da me stessa. Mi allontano, e le onde mi trascinano verso la riva. Penso che in qualche modo il mare ci riporti a casa, anche quando siamo smarriti.

Imparare a nuotare è stato un po’ come amare.

Profondo e lento, spaventoso e folle.

Quando chiudo gli occhi riesco persino a sentire la sua carezza, non intende mai farmi del male, non pretende niente che io non voglia regalargli.

Quando dovevamo tornare a casa, ero così stanca che mi addormentavo in treno, sulle gambe di mia madre, facevo dei sogni bellissimi, il mare li conosceva già tutti.

By miriana

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Martedì, 13 Dicembre 2016, 17:25

Quando avevo sei anni sono stata per la prima volta alle giostre. Solo io e mio padre, volevo a tutti i costi accaparrarmi la sua attenzione e il suo rispetto, nonostante contro ogni previsione, fossi solo una femmina. Mio padre prendeva un paio di gettoni, all’epoca funzionava cosi, in cambio di tot soldi ti venivano dati tot gettoni, da poter spendere nelle giostre che preferivi. Lui mi mostrava quanti giri avessi a disposizione, generalmente ne potevo fare cinque o sei. Li agitava e mi sorrideva, poi mi diceva: scegli. Io mi guardavo intorno, e prima che potessi lasciarmi battere dall’indecisione sceglievo le mie cinque giostre, l’ultimo gettone lo tenevo sempre da parte per quella che meritava una seconda possibilità. Mi divertivo sul cavallo, sulla carrozza di cenerentola, nelle tazzine da caffè e sulle macchine autoscontro. Quando finivo i miei gettoni, vedevo gli altri bambini fare una marea di capricci, io in qualche modo avevo già capito che accontentarsi ti rende quasi sazio. Mio padre mi tendeva la mano, io gliela porgevo e tornavamo a casa. Non piangevo, non pensavo neppure che mi sarebbe piaciuto fare più giostre e stare più tempo, avevo  una strana rassegnazione e intelligenza emotiva che non appartiene ai bambini. Quando a Natale ricevevo i miei regali, e talvolta quelli di mia sorella erano più costosi non riuscivo mai a provare invidia. Ero felice per lei, mi sentivo ugualmente sazia, come alle giostre. I capricci non hanno mai fatto parte di me, ero una bambina buona, una di quelle che sorrideva per qualsiasi cosa. Mia madre mi racconta sempre che quando ci trasferimmo nella nuova casa, poco dopo la mia nascita, avevano cosi pochi soldi che non riuscivano quasi a fare spesa per loro. Quando arrivava l’ora di mangiare, mia madre mi racconta che seduta nel mio seggiolino mi dimenavo come impazzita. Sorridevo, ridevo. Avevo la stessa euforia di un bambino che sta per ricevere un grosso regalo, in fondo era solo del cibo, ma io ridevo, e mi vedevano come la gioia della casa in un tempo così difficile. Mio padre faceva i salti mortali per accumulare soldi, non dormiva quasi la notte per fare questa o quest’altra cosa, mentre a me veniva dato forse il compito più difficile del mondo: tenere l’umore di tutti alto abbastanza da non andare in crisi. Raggio di sole, avrebbero dovuto chiamarmi. Sono sempre stata strana, qualcuno potrebbe definirmi vecchia. Non ho gelosie verso nessuno, non bramo  oggetti costosi, non mi interessano gli abiti firmati o la vacanza all’estero. Sono una di quelle persone che se riceve qualcosa è assolutamente apposto. Non importa se sia grande, piccola o immensa. Non importa neppure se non dovesse arrivare. Non sono apatica, è che sono nata con una coscienza di ferro. Quando non potevo comprarmi i jeans non li ho comprati, quando non potevo mangiare fuori, ho cenato a casa mia, quando potevo permettermi una sola cosa, sceglievo sempre la cosa per gli altri, e mai per me stessa. Adoravo mettermi nelle ultime file della lista. Vedere felice chi ami è come aver esaudito il tuo desiderio più grande, o meglio è così per me. Faccio mille sacrifici, ancora oggi. Forse oggi questi dovrebbero pesarmi di più, perché ho 23 anni e il jeans lo comprano tutti, il viaggio lo fanno tutti. Io non posso, ma non importa, quando la mia famiglia può darmi più o meno ciò che desidero, è assolutamente pazzesco. Fanno tutto quello che possono, faccio tutto quello che posso per loro. Tuttavia non sempre vengo capita, non sempre vengo apprezzata. Sono stata cresciuta in un modo sano, e altrettanto la stessa ‘’sanezza’’ mi è stata imposta da me stessa. Quando ho sei gettoni tra le mani, come una volta, li spendo con parsimonia e testa. Quando devo sacrificare qualcosa lo faccio più che volentieri. Ho paura di essere fuori dal mondo, e talvolta mi ci sento davvero. Non riesco mai totalmente a pensare a me stessa, penso persino alla ‘’felicità’’ dei miei nemici piuttosto che alla mia. Mi sento un fallimento per molte cose, penso di non essere una bella persona, sono solo stata costruita alla meglio. Quando mi guardo allo specchio non so mai se sia più brutto ciò che vedo dentro o ciò che vedo fuori. Vorrei essere orgogliosa di me stessa, ogni tanto, mi dico che persone con cattiveria innata e faccia di me**a vanno in giro per il mondo con molta più fierezza di quanta non ne abbia mai avuto io in tutta la mia vita. Eppure non ci riesco, ci sono momenti in cui mi guardo e non mi riconosco, momenti in cui penso di aver investito tempo e cuore in cose sbagliate, momenti in cui mi sento una stupida, momenti in cui mi ripeto che nessuno mi vorrà mai se resterò così. Mi dico che è normale se gli altri vanno sempre via d’altronde, se scelgono sempre qualcun altro, se non affidano mai niente a me. Vorrei poter bastare, vorrei sentirmi dire : miriana tu sei la persona con l’anima più bella che io abbia mai conosciuto. Poi mi dico che è impossibile, perché probabilmente non ho neppure un’ anima. Ho perso tante di quelle cose in vita mia, che ne ho perso il conto ormai, non tengo una lista dei pegni o degli addebiti. Non ho voglia di stare la a seguire chi ne ha avuto abbastanza di me, vorrei non essere solo una fetta di torta appetitosa, ma che dopo un po' il suo gusto stomacheggia persino i più golosi. Ho paura di essere sempre così disgustata dalla mia persona, vorrei poter dire di aver fatto una cosa giusta in tutti questi anni, ma più ci penso, più credo di aver fatto più casini di quanti non ne abbia risolto. Non sono brava neppure ad amare, do così tanto amore che la persona si spaventa. Non sono brava a far restare nessuno, non riesco ad avere progetti a lungo termine, non più. Credo che la traccia di ciò che hai vissuto non ti lasci mai in pace, che sia come il tanfo appestante di un corpo in decomposizione. Quando qualcuno si avvicina, riesce a sentire la mia paura, i miei casini, la mia autostima inesistente, le mie malinconie, gli abbandoni, i calci, le bugie che mi sono state dette, il mio essere almeno tre persone in una, e tutto questo fa paura. Non c’è mai pazienza nei miei confronti, la gente si aspetta sempre un sacco di cose da me, cose che non so neppure di possedere.

Quando mi guardo dentro, riesco a vedere una serie di voragini tutte messe in fila. Talvolta esse mi spaventano al punto tale da scappare da me stessa. Quando ritrovo il coraggio tento in tutti i modi dii accarezzare quei buchi e fare un’ottima fasciatura, poi qualcuno accarezza forte, o da uno schiaffo, ed esse riprendono a sanguinare.

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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