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Dentroadunsognomalconcio

Mercoledì, 19 Dicembre 2012, 22:57

Tu non sei capace di restare, ogni volta che torni trovi sempre un nuovo modo per andare via;E' che non ho più l'età per queste cose, adesso ogni volta che mi svuoto perdo canovacci interi di vita.

By miriana

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Martedì, 18 Dicembre 2012, 21:39

Io la fine del mondo me la sono sempre immaginata arancio. Uno di quelli antichi, quelli che somigliano alle arance di giardino e ai tramonti mal riusciti. Me la sono sempre  vista davanti agli occhi simile all’esplosione di una centrale nucleare, o quella di una bomba. Il fumo si innalza nel cielo, e si espande come fosse il sangue di milioni di vasi sanguigni, l’arancio via via diventa sempre più scuro, tendente al nocciola, quello degli alberi e delle terre vecchie. Nell’aria ci sarà un fungo simile a quello di Hiroshima, e negli occhi tanti di quei riflessi da farci un quadro famosissimo. Se sapessi però che tra tre giorni finisse davvero il mondo farei le cose più assurde, smetterei di seguire quella stupida dieta, ingurgiterei tanto di quel cioccolato bianco da trasformarmi in un confetto da matrimonio, metterei dei vestiti che non ho mai avuto il coraggio di portare, direi a tutto il mondo chi sono e perché fino ad allora ho vissuto la vita di qualcun altro, più sobria e inosservata. Se il mondo finisse davvero tra tre giorni non chiamerei più nessuno con l’anonimo, digiterei quei numeri con fierezza, e direi tutto quello che avrei da dire, dall’altra parte ci sarebbe qualcuno esterrefatto, ma finalmente soddisfatto dalle mie verità complete. Manderei a cagare tutte quelle persone che fino ad oggi ho salutato ancora per strada per il semplice fatto che avrei continuato a vederle e ancora e ancora e ancora. Nonostante tutte queste azioni futili se il mondo finisse tra tre giorni mi dispiacerebbe di non aver imparato ad amare, o almeno di non averlo fatto ancora. Mi dispiacerebbe di non essermi imbucata in amori difficili da partorire e crescere, mi dispiacerebbe non aver avuto più il coraggio di dire a me stessa che potrei amare ancora qualcuno, mi dispiacerebbe essermi trovata dentro storie complicate e di non essermi mai goduta il vaffan**lo degli amori insipidi, e le gioie di quelli belli per davvero. Se il mondo finisse tra solo tre giorni vorrei passare tutto il giorno in un campo verde quanto le foglie dei fiori,  godermi l’ultima aria aperta, fingermi qualcun altro, accarezzerei le margherite fresche invece di strapparle per giocarci ad ama o non m’ama, tanto se non ti ama che importa? Tra poco crepi. E mi farei coraggio così. Sarebbe strano avere l’ultima dose di qualcosa, l’ultima boccata d’aria, l’ultima passeggiata in centro, gli ultimi acquisti, l’ultimo albero di Natale, l’ultima fetta del nostro dolce preferito, l’ultima puntata della serie che amiamo. Sarebbe triste avere gli ultimi secondi per dirsi addio, e assaporare l’ultimo giorno della nostra vita come se potessero esserci ancora tanti altri, ancora tanti calendari, ancora tanti numeri, ancora tante cadute e altrettante riprese. O forse se la mia vita dovesse interrompersi tra tre giorni vorrei passare tutto il giorno in un letto, magari con la pioggia sui vetri, con della buona musica, farei un bel falò di vecchi e stupidi ricordi, incendierei tutto il liquore che ho in casa, e un bicchiere lo terrei per me, forse lo berrei qualche attimo prima di morire, qualche attimo prima che il mondo venga risucchiato dalla nostra stessa stupidità. Forse i Maya avevano torto, ma se avessero ragione vorrei che tutte queste cose fossero vere, vorrei respirare il profumo delle persone che amo prima di morire, vorrei tenerle per mano, vorrei guardare nei loro occhi e promettere che forse un giorno ci rivedremo in un altro posto, in un posto senza tasse né politici corrotti, ma ci rivedremo e basta, in un angolo di un mondo remoto in mezzo ai Santi e ai carnefici convinti. Se invece avessero avuto torto, e tutto questo non verrà mai a bussare alla mia porta, vorrà dire che avremo soltanto perso tempo, avremmo perso giorni a chiederci se la fine sia davvero vicina, avremmo perso dei secondi interminabili per stare con le persone che amiamo, ma va bene, questo finale mi andrebbe di lusso. Non voglio che il mondo svanisca, torneremo tutti a fare le nostre vite, le persone continueranno a sposarsi, a baciarsi sulle panchine, a fumare sigarette di contrabbando, e a bere whisky invecchiato di almeno mezzo secolo.   Le persone continueranno ad odiarsi, a dirsi bruttissime cose soltanto di spalle, continueremo tutti a coltivare le nostre piccole vite, ad incassare colpi di un pugile troppo bravo da mandare giù, continueremo a vivere senza troppe pretese, senza troppi grilli per la testa, o forse no, avremo sempre dei sogni troppo grandi, anche più grandi di una profezia. Continueremo ad essere umani, e imperfetti, e assolutamente irripetibili. E semmai dovessi morire, vorrei che qualcuno un giorno leggesse queste stupide parole, e se non dovesse succedere nulla allora leggetele lo stesso, sono io, quella di sempre, quella che il ventuno stupidamente non chiuderà occhio.

 

By miriana

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Domenica, 16 Dicembre 2012, 22:23

Aspettare cosa?

Un treno che non passa mai.

By miriana

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Sabato, 15 Dicembre 2012, 17:21

Il natale non è un giorno felice, o almeno non lo è per quelli come me, troppo grandi per essere dominati dall’euforia, e troppo rotti per avere delle speranze consistenti. Lo faccio ogni anno, mi ritrovo sempre qui a raccontarvi delle mie feste passate, di quelle belle e sempre troppo brevi, è un ‘abitudine ormai, e forse siete anche stanchi di leggermi, ma è che non ho nient’altro da dire. Il mio albero era piccino, credo fosse alto poco più di me, aveva delle palline senza troppi sfarzi, a volte usavamo dei simpatici giocattoli di legno per addobbarlo, quello che più ricordo è quello a forma di orsacchiotto, mi piaceva tanto e finiva sempre davanti a tutti gli altri. Ricordo che le luci erano sempre tutte ingarbugliate, e per questo passavamo i primi trenta minuti a scioglierle per la casa. Era divertente osservare quelle lunghe lucine espandersi per il corridoio. Credo che la mia faccia sia stata idilliaca, le feste mi facevano stare davvero bene, non tanto per i regali, ma per il fatto che eravamo tutti contenti, anche per strada c’era sempre qualcuno dalla faccia distesa e le buste di carta colorata in una mano. Poi c’era mia madre che aveva già cucinato tutte le buone cose il giorno prima, e la casa aveva un profumo simile a quelle delle Primavere e dei camini accesi. E mio padre finalmente poteva riposarsi dal suo duro lavoro e avere tempo per sorridermi. Le feste le passavamo da mia nonna, ora non c’è più, e un po’ mi manca, a casa sua c’erano tantissime persone,e in quella cucina stretta ci stavamo a malapena tutti, ma quando a volte mi giravo intorno riuscivo a sentirmi davvero felice, come se fosse davvero quello lo spirito del Natale. Mi piacevano le cose dolci, ne vado ancora matta a dire il vero, e divoravo tanto di quei dolciumi da avere milioni di energie. Ho sempre sperato nevicasse, che magicamente Napoli potesse aprire le sue porte calde al ghiaccio nordico, e che quasi distrattamente la neve potesse ricoprire tutto il mio piccolo paese, mi piacerebbe vedere come la neve posandosi sul mare diventasse un tutt’uno con quel liquido salino, tanto da farne una pista di pattinaggio. Volevo assaggiarla, prendere un bel boccone e ficcarmelo in bocca, dicono abbia un sapore amaro, volevo sedermi sopra e restare lì per ore a godermi quel freddo rigido ed insostenibile. Neanche da bambina ero codarda, anzi forse fin troppo impavida, e con i miei capelli corti e gli occhi di un nero profondo volevo a tutti i costi battere il mondo. Non ho una foto di me bambina accanto all’albero, mi sarebbe piaciuto ridere della mia altezza, e guardarmi piccola piccola senza l’angoscia nel cuore. Adesso è diverso, adesso sembra che le feste arrivino in casa mia solo per dispetto, solo per ricordarci di quanto in fondo siamo soli e mezzi rotti. Adesso so che Babbo Natale non esiste e che i regali sono solo il frutto del sacrificio di un padre, so che i soldi non bastano mai, e che la gioia non può entrare nei cuori se le porte sono saldate a fuoco. Adesso nonna non c’è più, non c’è più la voglia di ritrovarsi insieme e fare cavolate, adesso aspetto la mezzanotte soltanto per abbracciare mia madre e dirle che non è sola, adesso non chiedo più niente come regalo, perché non mi serve niente che possa essere comprato, adesso il mio albero è grande un po’ più di me, sembra quasi che lui sia cresciuto mentre io sia rimasta la stessa puffa di un tempo, a volte quando sorrido anche solo a me stessa mi sembra di riconoscermi, di essere ancora bambina. Ce la metto tutti gli anni nel tentativo di rallegrare la mia casa e i miei genitori, forse anche me stessa, ci provo ma fallisco ripetutamente, e so che non sono abbastanza per tappare quei mille buchi fintamente lasciati alle spalle. Mai abbastanza per niente e nessuno.

By miriana

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Martedì, 11 Dicembre 2012, 19:49

Vuoto.

By miriana

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Domenica, 09 Dicembre 2012, 20:41

Non ho mai capito perché la mia vita somigli ad un'altalena, non si capisce mai se molto presto tornerò a mangiare fanghiglia o dormirò trionfante tra nuvole eclissate.  
[Pagina fb. Nuotando nell'aria~]

By miriana

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Domenica, 02 Dicembre 2012, 12:16

Perdonami se te l’ho detto, ma ogni volta che me lo ripetevi mi sembrava di prenderti in giro, te l’ho detto questa volta, ti ho detto: “Io non sto respirando, vivendo, per sposarmi un giorno, non so se capiterà mai, non so se troverò qualcuno da amare, non lo so e non voglio saperlo, io sto vivendo per il mio sogno.”  Tu non mi hai detto nulla, c’è stato un grande silenzio, simile al tonfo di una biglia che trapana il pavimento, e silenzioso come le giornate d’inverno nel nostro piccolo paese. Ti sei presa una pausa fatta di un sorriso inesistente, e poi mi hai detto che ti dispiaceva, che non dovevo vivere solo per quello, che ti sarebbe tanto piaciuto vedermi felice, felice insieme a qualcuno. Sai però io nelle persone non ci credo più, questo non te l’ho detto, ma credo tu lo abbia capito dallo sguardo spento che ti ho regalato nel giro di dieci secondi assordanti. Io non ci credo, non voglio farlo, voglio semplicemente vivere alla giornata,e  respirare principalmente per diventare qualcuno di importante, voglio che la gente con i miei libri si faccia uno di quei pianti liberatori che ti tieni dentro per anni, o che rida fino a sentirsi male, fino a stramazzare sul pavimento, voglio che le persone si emozionino almeno la metà di quanto lo faccio io per ogni parola che schiaccio su un foglio. Io non mi ci vedo vestita da sposa, non mi ci vedo con i tacchi alti, e i capelli messi apposto, malgrado questo sia il tuo sogno, quello di vedermi uscire da quella porta fiera del passo che andrò a compiere. Il matrimonio è una gabbia, anche l’amore un po’ lo è a dire il vero, questa concezione l’ho maturata nel corso del tempo, mentre soffrivo per braccia inattese e silenzi fitti come la pioggia. Io ti ho detto che fin quando avrei potuto avrei voluto vivere da sola, magari con le persone che fino ad oggi hanno continuato ad amarmi incondizionatamente. Tu hai solo paura però, la stessa che ho io, hai paura di chiudere gli occhi da un momento all’altro e lasciarmi sola al mondo, perché tu dici che non ho nessuno, nessuno che si prenderebbe cura di me, a volte in preda al panico lo penso anche io, e forse piango come te, di nascosto, ma ti sbagli, ci sarebbe qualcuno che farebbe delle mie mani un rifugio contro la pioggia, e delle sue una capanna di fieno contro la neve. Non ti ho detto che sono difettosa, che sono un prodotto da rimandare in fabbrica per una messa appunto, mi sono rotta qualche anno fa, quando ho capito che vivere per me sarebbe stato difficile, che non sono nata con la camicia, che non ho la strada già sfaldata, mi sono accorta che avrei pianto molto, e che la strada sarebbe stata spesso tutta in salita, ma non mi sono arresa, come neanche tu l’hai fatto mai. Siamo simili, se non fosse per il fatto che abbiamo lo stesso sangue in circolo, ci vogliamo bene, a dire il vero ti adoro, perché sei d’esempio, perché malgrado i tuoi desideri a volte mi fanno stare male, voglio soltanto la tua felicità, più di ogni altra cosa. Ma te l’ho detto, mi sono fatta coraggio e ad alta voce ti ho detto finalmente che non sto vivendo per amare, per fare figli, sto vivendo per me stessa, tu non hai più detto nulla poi, mi sembravi scontenta però, ti ho abbracciata più forte che potevo, e se non è bastato scusami, è che la vita mi ha iniettato dell’egoismo che non sapevo esistesse al mondo, faccio di tutto per mandarlo via, e a volte cade anche sul pavimento, come fosse il veleno di un pitone giovane, l’egoismo è una malattia, e a dire il vero io ne sono mai stata affetta, è che ho sempre cercato di mettermi in salvo, un po’ come quando sparano bombe dall’alto e ti copri la testa, un po’ come quando piove, e cerchi un ombrello anche in una tasca piccola quanto una formica.

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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