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Dentroadunsognomalconcio

Lunedì, 30 Aprile 2012, 15:43

Dicono che sono testarda.

Sono passati anni da quando lo ero per davvero, eppure ho la stessa faccia tosta nel ripetere le stesse cose per ore e sentirmene orgogliosa, a qualcuno potrebbe sembrare stupidità, ma non è questione di idiozia, è che ho sempre preso posizioni nella vita, nel campo dei fatti correvo da una parte o dall’altra ancora prima che quel qualcuno mi chiedesse di scegliere, scelgo perché mi piace farlo, scelgo dove stare senza esitare per un attimo, perché la prima cosa che  penso è quasi sempre quella giusta, e allora perché trascinarsi da una parte all’altra del campo a seconda delle raffiche di vento? Io affosso i miei piedi nel terreno e resto là anche per  un anno se necessario, oggi posso ammetterlo..

Si sono testarda. E qual è il problema?

Il problema credo stia nel fatto che ormai esserlo è quasi una dote rara, le persone hanno assunto lo stesso peso delle foglie e si lasciano trascinare per le strade, a volte si trascinano da soli per il semplice  fatto che avranno qualche favore in cambio, io non voglio favori, però sono disposta a farne  qualcuno, qualcuno di piccolo si intende, perché è giusto così, è giusto aiutare gli altri come è giusto essere capoccioni ed ammetterlo a sé stessi e al mondo.

Le persone che più sto odiando però in questo periodo sono quelli che fingono e piangono. Dal momento in cui fingi, menti a te stessa e agli altri piangere non è altro che un coprirsi le spalle, fingersi vittima quando sotto la felpa azzurra non c’è altro che un carnefice con le lame affilate al posto delle unghia, con i denti aguzzi al posto dei dolci sorrisi, le spalle all’indietro, la bella parlata, il pantalone ben tirato su per il fondoschiena sono solo specchi che illudono le persone, grosse coperte di lana che coprono tutti gli errori fatti e premeditati. Le persone ormai sono quasi tutte così, premeditano gli errori, li fanno, restano volutamente con le spalle al muro, camminano per strada disarmati, si aspettano il peggio, ma quando poi succede sembrano anche meravigliati. La gente si riempie la bocca di belle parole, poi quando la persona che le ha ascoltate si volta per un solo secondo, i primi sono già pronti a smentire tutto, la falsità sta diventando una delle caratteristiche biologiche dell’uomo, qualcuno se ne vanta pure scambiandola per furbizia, intuito. Purtroppo non si vive così, o meglio, non si vive così per me, non mi piace vendermi, non mi piace mettermi in una vetrina aspettando che passi il miglior offerente, non mi piace mostrarmi donna di chiesa e poi di notte trasformarmi in un diavolo nero, non mi piace essere un leone e vivere in un monolocale, voglio semplicemente riavere indietro tutta la mia libertà, quella sensazione di onnipotenza che mi faceva respirare a pieni polmoni, voglio poter agire senza pensare subito dopo alle conseguenze che verranno, voglio poter prenderla a zampate la porta del monolocale e scappare in velocità in pieno centro dove la Primavera ha messo fuori uso il mio olfatto, dove il caldo cocente rende i miei capelli già troppi da portare sulle spalle, dove l’aria è già irrespirabile e troppo calda per i miei polmoni impolverati di un inverno passato al camino.

 

 

By miriana

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Sabato, 21 Aprile 2012, 12:07

Tornata da Barcellona, è stata una grande emozione visitarla.

E’ una bella città, qualcuno dice somigli a Napoli, a volte ci assomiglia, per il resto non la paragonerei neppure alla mia città, se a Napoli ci fossero tutti quei semafori la gente impazzirebbe perché noi siamo sempre di corsa. E’ stato difficile ed entusiasmante, andare a dormire alle cinque del mattino e svegliarsi solo un ora dopo, è stato difficile improvvisarsi medico di me stessa e degli altri quando poi sono stata male, difficile riconoscere che mi ero ubriacata con un grosso long island, difficile perché barcollavo da una parte all’altra della nave in preda ad una tempesta in mare. E’ difficile addormentarsi nel bel mezzo di un mare buio mentre fuori c’è una tempesta che rende il mare forza nove, ma tutto questo fa parte di quella prassi che noi tutti collochiamo nella fase di ‘’crescita’’, non so se è davvero così, ma quando ti trovi tu da sola dall’altra parte del mondo che non puoi chiamare nessuno perché il telefono costa troppo, credo si cresca davvero, senza neanche impegnarsi, cresci perché devi badare a te stessa, alle tue cose, ai tuoi soldi, e quando poi scampi ad una rapina, e riporti indietro cento euro ti senti davvero speciale, forte. Non nascondo qualche volta mi sono sentita sola, le mie compagne di stanza avevano stretto amicizia con dei tizi che a me non piacciono proprio, quei tipi fanatici la cui unica preoccupazione è quella di portarsi a letto qualcuno. A me non piace quel tipo di gente, e allora è capitato che mi chiudevo da sola in stanza, a volte ho pure pianto, perché quel silenzio era angosciante, è la paura più grande che ho, quella di restare da sola, eppure ho dovuto affrontarla in una cabina di una grossa nave, seduta su un letto a castello e la porta serrata, mi sono stesa su un fianco e ho provato a non pensarci, ho provato a pensare che di lì a poco sarei tornata a casa. Erano tutti tristi di tornare a casa, io no, ne ero entusiasta. Per me le cose hanno un corso, iniziano, si svolgono, e poi devono volgere al termine, per me quel viaggio era finito e basta, si tornava a casa, si tornava a mangiare quello che cucina mia madre e non quell’orribile cibo spagnolo, si tornava ad indossare il mio pigiama pesante, a dormire sotto le coperte e non soltanto sopra, a decidere io e soltanto io di cosa farne della mia giornata, ad abbracciare le persone che amo e che mi sono mancate maledettamente. Mi sarò beccata pure dell’asociale, non so, suppongo di si, ma io sono diversa da tutti, non son capace di improvvisarmi amica di qualcuno quando poi la odio profondamente o semplicemente non la tollero, quando una persona per me è NO, resta NO per tutto il tempo che ci sto insieme. Ricordo i miei capelli che svolazzano ovunque quando in preda all’euforia siamo salite sull’ultimo ponte della nave, il ponte 11 risplendeva di sole, e il vento forte ti spingeva nella direzione opposta, ricordo che il mare sembrava il confine del mondo e il suo stesso inizio, ovunque io guardassi c’era solo mare, e il cielo non sembrava altro che il prolungamento dell’ultimo, ricordo che sui tacchi ballai come un ossessa e mandai giu il mio drink come fosse acqua e limone, mi diede subito alla testa e mi sentivo potente e fragile al tempo stesso, non mi ero mai presa una sbornia così, non pensavo ti facesse sentire un Dio, io mi ci sentivo davvero, e barcollando a destra e sinistra ballavo con le amiche. Ricordo quando non smetteva di piovere e mi coprivo la testa il più che potevo, ma specchiandomi una volta in stanza realizzai che ero completamente fradicia. Ricordo che osservavo le opere di Gaudì con stupore e terrore, è un tipo strano, ma è originale, è diverso, e un po’ pensavo che mi somigliasse anche se non l’ho detto a nessuno, ricordo la voce di mia madre dall’altra parte del telefono che quasi non sembrava più la sua, dopo sette giorni stavo già dimenticando la voce di mia madre, e non mi piaceva, mi mancava così tanto che ogni volta che parlavamo al telefono, non appena chiudevo la chiamata scoppiavo in lacrime, non capisco il vero motivo, so solo che mi succedeva ogni volta che ci sentivamo, non potevo fermarle le lacrime, era un fatto automatico e assurdo che se ci ripenso mi vien da ridere. Ricordo ancora che mi svegliavo ancora prima della sveglia , mi vestivo e rimanevo a fissare le mie compagne di stanza nel tentativo disperato che loro si svegliassero, ma niente, loro dormivano come ghiri, ed io restavo lì qualche ora senza far nulla, loro dicevano che sono pazza, che non è possibile fare così ogni giorno, in quei letti non riuscivo proprio a dormire, quelle stanze non erano le mie e la mente non riusciva a rilassarsi, credo che non ho mai dormito profondamente, non ho mai sognato nulla ne sulla nave ne in hotel, quindi credo che non ci sia stato mai un giorno che ho chiuso gli occhi e ho dormito per sette ore di fila. Ora sono a casa, mia mamma dice che arrivai alle quattro di notte come una barbona, forse è vero, sono tornata più stanca di prima, ho anche perso quattro chili, ma è stato ugualmente tutto bellissimo nonostante le difficoltà, tutto è andato per il meglio, tutto mi è scivolato dalle mani, qualche volta si è lasciato prendere, altre non ho dato peso a nulla, ma sia quando partii che quando son tornata le cose che vedevo mi sembravano solo una parte del mio sogno, un sogno bellissimo e tragico, un sogno dove ci sono io con la mia valigia arancio, le mie scarpe bagnate e la felpa col cappuccio tirata  sui capelli.

Ciao Napoli, sono tornata.

By miriana

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Mercoledì, 11 Aprile 2012, 17:26

Meno due alla partenza.

Non sono una che viaggia molto, ma ogni viaggio è una scoperta, ogni viaggio non importa quante persone ci siano, è una sfida, è un impresa che compi da solo, ci sei tu e il mondo, ma nessuno dei due perde, ci sei tu piccolo piccolo che ti incammini per qualche posto del mondo, ci sei tu che mangi cose diverse, tu che con le tue scarpe da ginnastica consumate calchi suoli mai visti prima, tu che respiri aria diversa, tu che con le tue mani tocchi l’atmosfera invisibile e ti innamori. Ogni viaggio è come innamorarsi, ti batte il cuore a mille, hai voglia di conoscere quel luogo nuovo, hai voglia di strapazzarlo nelle tue braccia, voglia di mangiartelo a grandi morsi, godertelo come fosse un nuovo amore, ti innamori ogni qual volta riempi la tua valigia e inizi una nuova avventura, è amore perché quei posti non li dimenticherai mai, rimarranno impressi per secoli nella memoria della testa, e quando poi la televisione pronuncerà quel nome, sentirai nell’aria un odore, vedrai un colore, un’ immagine, tutto riporterà alla mente quel viaggio lontano o vicino. Innamoriamoci. Non abbiate paura di farlo. Viaggiamo. Viviamo al mille e uno, perché arrivati al numero mille c’è sempre bisogno di un passo in più, di più coraggio, di una spinta che potrebbe portarci fin sopra il cielo e oltre l’universo cosmico. La valigia è lì che ti osserva, non giudica, non sentenzia, non viene fuori neanche un lamento quando negli ultimi dieci minuti ricordi le ultime cose da infilarci dentro e piazzandola sul letto a grossi spintoni la imbottiamo di roba che il più delle volte è inutile, ma siamo così noi, vogliamo vivere, ma portare con noi sempre qualcosa che ci ricorda casa, qualcosa da mettere su quel comodino di legno vecchio e consumato che troviamo in hotel, e pensare a casa nostra. Ma poi ti vengono strani pensieri. Chi ha dormito in quel letto? E Che foto c’era su quel comodino? E dentro? Qualche calzino bucato? Qualche maglia firmata? Il niente, forse. In quel letto qualcuno si è amato per ore?  Forse si è semplicemente dormito e riposato il corpo sudaticcio di una giornata interminabile. Quella stanza poi ha ospitato milioni di persone, così tante persone  ci sono state che non ti senti mai a tuo agio, quasi come se fossi spiata dall’ultimo visitatore, neanche quando cerchi di renderla simile alla tua stanza, neanche con il disordine, neanche con i tuoi vestiti appesi nell’armadio. Ma qualcuno si sarà innamorato in quell’hotel, qualcuno amerà quel posto proprio come fosse una fidanzata. Non so se mi innamorerò di Barcellona, ma sono temeraria, non ho così paura di viaggiare su una nave e sentirmi persa nel buio quando la notte calerà sul pontile di prua, non voglio sentirmi la Rose di turno, non ci assomiglio, sono troppo poco graziosa per fare quella parte, ma ci ho sempre pensato che sarebbe proprio bello affacciarsi al pontile della nave e sentire quella brezza fredda colpirmi il viso, quasi come lame, e rabbrividire del freddo con le spalle scoperte e i capelli persi nel vento, l’odore del mare forse mi confonderà i pensieri ma alzando lo sguardo al cielo non mi sarà difficile riconoscere qualche stella, e pensare, pensare.. Pensare mi riesce bene, è smettere che mi è difficile. Io voglio innamorarmi cara Barcellona mia, voglio poter dimenticare un po’ il Salento. Tu ci riuscirai? Non credo possa esserci paragone, ma ho buoni propositi, ho per sino voglia di ballare fino allo sfinimento  e sentirmi quasi male dal ridere, perché ridere mi serve, voglio ridere a crepapelle e accasciarmi di notte esausta nel letto che l’hotel mi presterà, io che poserò le mie scarpe alte, io che mi spoglierò dei miei vestiti leggeri e tirandomi i capelli all’indietro mi addormenterò nelle braccia di un posto diverso. Cara Barcellona mia tu mi sarai accanto? Lo spero.

Ti conquisterò se tu mi conquisterai.

By miriana

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Sabato, 07 Aprile 2012, 16:34

Chissà se sfogliando le foto sul pc ti ha visto anche lei.

Cosa avrà pensato di te? Sai ti voleva bene.. ora non so, non credo te ne voglia più, non perché tu o lei vi siete incattiviti, semplicemente perché ha smesso di sentire me che parlo di te,e  forse ti ha dimenticato, ma ogni tanto quando il discorso sembra uscire fuori mi ripete sempre che sei una persona simpatica, e poi puntualmente mi dice: ‘’Però ha sbagliato a lasciarti sola, doveva restare altrimenti dov è il bene?” Ed io non so mai cosa rispondere, a dire il vero credo che un po’ abbia ragione o dall’altra parte abbia torto. Lei ha ragione e torto allo stesso modo, perché lei è grande, lei ha esperienza anche nell’ aggrottare le ciglia e farti sentire in pericolo, ha esperienza anche nel modo di svegliarsi la mattina e iniziare una nuova giornata. Ha ragione perché tu dovevi restare, perché l’affetto si dimostra anche restando, anche con grandi frasi ad effetto, anche con una briciola di pane regalata per scherzo. E poi lei ha torto perché non è vero che il bene si dimostra solo restando, potresti essere lontanissimo da me e volermi bene allo stesso modo di prima, forse anche un po’ di più, forse anche un po’ di meno, ma insomma l’affetto che mi regalavi dovrebbe assomigliare ancora un po’ a quello che oggi non conosco, a quello che oggi non puoi ne vuoi forse regalarmi. Ma lei ha ragione perché ormai non le dico più niente di te, a dire il vero non so più cosa dirle, le ho detto davvero tutto, diceva che ero ossessionata dalla tua persona e che dovevo pensare un po’ di più a me, che i tuoi problemi potevano essere solo un po’ anche i miei, e che poi noi due eravamo due persone diverse e quindi ognuno doveva cavarsela da solo. E anche stavolta lei aveva ragione, siamo due persone diverse, ma io ho mischiato le carte, e poi col passare dei giorni le carte sono diventate i nostri cervelli, poi le nostre mani, poi l’anima, e allora ho iniziato ad avere difficoltà nel dividere la mia e la tua di vita, mi sembrava impossibile, e quando a volte ci provavo sentivo uno strano dolore al petto simile a quando ne strappi via un pezzo, e allora ci ho rinunciato, ma non ho mai più detto niente di te, a nessuno, il problema è che ormai so poco di te, e tutto quello che sapevo appartiene ad un passato lontano, troppo lontano per essere ancora uguale, e allora semplicemente sorrido, a volte per finta, annuisco e cambio discorso nella speranza che nessuno al mondo mi chieda più di te, ma sbuchi sempre fuori ,e ogni volta sempre meglio, come i teneri fiori che trovi negli angoli delle strade, quelli che calpesti ogni volta ma che restano sempre lì, dritti dritti nella fessura di cemento grigio.

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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