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Dentroadunsognomalconcio

Mercoledý, 29 Agosto 2012, 18:55

E tu come stai?

By miriana

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Domenica, 26 Agosto 2012, 21:42

Chi non diventa pazzo non è normale.

Quanta è vera questa frase detta tante di quelle volte durante la notte della Taranta, no io non c’ero, però in tv per la prima volta l’hanno strasmessa in diretta, è stato a dir poco fantastico. Luci, colori, gonne di donne tarantate espandersi nell’aria, persone impazzite che ballano a più non posso, mani che agitano l’aria, capelli che svolazzano quasi come a voler partecipare a quella grande festa che una volta all’anno accende e infiamma il Salento. Dovevo esserci anch’io quest’anno, ma per vari motivi neanche questo è stato l’anno adatto per ritrovarmi lì tra la folla. La mia prima Notte della Taranta allora è stata a diciannove anni, con su un pantaloncino, davanti ad un teleschermo impazzito, la mia prima Taranta è stata quella in cui ad un certo punto il piede che batte sul pavimento non è più bastato, e allora quasi come una cretina ho iniziato a ballare nella mia stanza buia illuminata soltanto dalla luce del televisore. Che strano pensare che mentre tutti gli altri erano lì spalle a spalle con un vicino che forse neanche conoscevano, a dimenarsi con la pizzica nel sangue, io ero con le pantofole ai piedi nella mia stanza nella lontana Napoli. Che bello che sarebbe essere lì con qualcuno che ami o che vuoi bene, tenerlo per mano, sentire le dita intrecciarsi e la forza della stretta per paura di perdersi, che bello sarebbe osservare gli occhi dell’altro illuminati solo dai fari del palcoscenico, che bello sarebbe ad un certo punto stringersi petto a petto, annusarsi, sentire i moti del cuore che trascinano l’adrenalina sotto i tuoi piedi, dentro le braccia, dentro la testa che si dimena da una parte all’altra senza riuscire a fermarsi. Sarebbe quello il bello della pizzica, quello di ballare e sentirsi un tutt’uno oltre che con la musica, anche con la persona o le persone che ti hanno accompagnato fin lì. E’ un mio sogno, prima o poi ci sarò anche io in mezzo a quella folla, piccola piccola, impercettibile, con i vestiti inadatti, con la voce strozzata dopo aver gridato troppo e il sorriso davvero troppo grande per essere racchiuso in un'unica notte. Non importa quando sarà la mia prima notte della Taranta, tra dieci o forse venti anni, ci sarò anche io.

 


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By miriana

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Giovedý, 23 Agosto 2012, 14:25

Mi hai lasciata in un gran casino.

Non faccio colpe a nessuno ma quando resto da sola con me stessa è davvero un casino assurdo. Il problema è che mi ascolto molto, non sono capace di mettere a tacere le voci della coscienza, dell’anima, dei moti incessanti del cuore, io ascolto tutto ciò che è suono e movimento e allora finisco poi per impazzire. La mia testa va a mille all’ora. Sono sola con me stessa adesso da quando apro gli occhi al mattino fino a quando non vado a dormire, è strano fare i conti con i propri errori, con i propri pregi, ti senti nel giro di un minuto e trenta secondi la persona migliore e peggiore del mondo, allo stesso modo, in egual misura. Ma non mi piace farmi i conti in tasca, mi fanno sentire povera, mi fanno capire che di cose belle ne restano poche, di brutte invece ne ho l’armadio pieno zeppo. Quand’ è che entra in gioco l’emotività poi? E quando i freni inibitori? Vorrei che la mia mente si vergognasse di pensare troppo e allora capisse che anche dormire è un ottimo sport. La mente con ciabattine e vestaglia da notte poi cadrebbe in un sonno profondo, ed io somiglierei ad un decerebrato con gli occhi vuoti e le mani assenti. La soluzione sarebbe restare nel reticolo, non fare neanche un passo al di là di quella linea, in quel quadrato luminoso dovrebbe esserci un pensiero felice, dovrei focalizzare la mia attenzione soltanto su di esso. Stringere gli occhi, mordicchiarmi le labbra, impachettarmi la fronte e restare dentro quel pensiero per tutto il giorno. Poi arriva l’auto che sfreccia sulla strada, il bip del cellulare, lo ‘’sfru’’ del ventilatore elettrico. Sono quelli che ti fregano, quelli che rompono il reticolo, quelli che ti spingono nella parte più selvaggia della  mente, dove le domande sono lame di coltello, e le risposte altrettanti sanguinamenti sfrenati, dove un si diventa un forse, ed un no invece un si, dove le cose brutte quasi diventano belle, e viceversa quelle belle sono così sfolgoranti da procurarti uno strano senso di disgusto. Inizi a pensare al contrario quando smetti di avere qualcosa o qualcuno che ti tiri fuori dalla foresta, è come se mangiassi funghi allucinogeni per colazione, un mondo strano poi cadrebbe e rifiorirebbe ai miei piedi.


By miriana

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Sabato, 18 Agosto 2012, 17:06

A me disgustate soltanto, e sapete perché? Perché dopo esservi spu**anati, dopo che vi siete lasciati indietro, che avete deciso di vivere indipendentemente dall’altro poi tornate a chiacchierare come buoni amici, o come ottimi amanti. Questo non mi è possibile saperlo, a dire il vero non voglio neanche saperlo, delle vostre faccende intricate ne ho piene le tasche e il cuore.

Ricordate quella che leggeva cose orribili e iniziava a piangere? Quella non esiste più, io sono fiera della persona che sono adesso, dico più spesso di No, ma non me ne pento, sarò molto più cinica e diffidente ma sempre di meno le persone si sono impegnate ad ingannarmi perché con me c’è poco da fare ormai. Cos’è che è cambiato da allora? Cos’è che spinge gli altri a tenersi in equilibrio? Io quando c’è da cadere cado, non me ne vergogno neppure, casco sulle mie ginocchia come fossero fatte solo di latte e cereali, sono caduta tante di quelle volte che non ne ricordo il numero né i luoghi né le situazioni che mi hanno spinta giù dalla trave, ma sicuramente uno dei motivi sei tu, e sei anche tu. Non c’è bisogno di fare nomi, né di puntare dita contro, è acqua passata ormai, è un fiume che è corso troppo lontano adesso per farmi ancora male, è neve disciolta, è grano già divorato dai passeri affamati, è veleno che ho ingurgitato senza sosta per giorni e giorni fino a diventarne immune,ecco perché ascolto canzoni taglianti come lame, e guardo foto che potrebbero procurarmi un esplosione di rabbia, ma a poco a poco ho imparato a scrollarmi tutto di dosso, come fanno le ciglia quando battono sullo stesso punto e lasciano colare via le lacrime, la polvere, persino l’aria cadente. Siete stati la mia palestra, e grazie a voi ho dei muscoli da fare invidia, solo che da quell’acido sporco, dal nero degli inganni, dalla melma delle bugie e degli amori trascinati solo per abitudine io sono scappata qualche anno fa, sono fuggita via ed ho fatto bene, sarei diventata forse proprio come loro, avrei smesso di amare soltanto per amore, avrei smesso di essere anche sciocca ma me stessa, avrei smesso di vivere a modo mio e non per compiacere gli altri, avrei smesso di fare le cose con ingenuità, con semplicità, avrei perdonato errori imperdonabili soltanto per dimenticanza, mi sarei fatta vendere al miglior offerente, avrei stretto forte al petto persone che qualche mese prima consideravo orribili e poco di buono. Mi sono lavata, e l’acqua della mia stessa vita mi ha purificato da ciò che siete voi, che non smettete mai di vivere per uno scopo ben preciso, che vi odiate, vi dite delle cose orribili per poi tenervi per mano.

Io sono migliore di tutto questo, migliore anche per perdonarvi.

By miriana

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Martedý, 14 Agosto 2012, 14:24

Brava.. continua a cantare.

Non smettere di farlo,
neanche per un secondo.

By miriana

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Lunedý, 13 Agosto 2012, 17:23

Io non sono l'oggetto per scaturire gelosia in lei
e aggiustare le tue cose.
Mi spiace, inventati dell'altro.

By miriana

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Sabato, 11 Agosto 2012, 17:34

Mentre il mondo si guardava le sue stelle io ero a torturarmi in un letto, stretto, troppo stretto per abbracciarmi bene.

Quelle che cadono arrivano una volta all’anno, forse due, le vedi raramente, dicono che portino fortuna, io non sono mai riuscita a vederne una, nemmeno quando ero piccola e passavo le serate in riva al mare, credo che ci voglia una gran dose di fortuna per vederne una , che a quel punto il desiderio che forse avresti espresso nel momento della caduta quasi non ti serve più. Lo stomaco si contorceva in un modo così violento che quasi sembrava ci fosse qualcosa al suo interno, un mostro feroce che stava prendendo a morsi il mio intestino, il mio fegato, le pareti della mia pancia che quasi si ripiegavano su sé stesse per il troppo dolore, poi lacrime, lacrime, lacrime. Quante lacrime c’è bisogno di versare prima che le cose cambino? E quante invece da trattenere per sentirsi apposto con sé stessi?

Io non mi sento un mostro, ma è da una vita che le persone a turno provano a farmi sentire tale, dicono che quasi ‘’catturo’’ le persone, le rendo schiave della mia intraprendenza, del mio coraggio, del mio accattivante modo di fare, di dire, di vedere le cose del mondo, dicono che poi li faccio innamorare, tutti indistintamente perdono la testa, la ragione, la strada. Si smarriscono per i sentimenti che provano per me, e allora sempre loro, dicono che è colpa mia, che quasi ci godo nel vedere tutte quelle persone che hanno perso la strada, che a giorni alterni si ingozzano di paure, di desideri repressi, che vivono con il timore di perdermi e di trovarsi nel bel mezzo di una via senza palazzi, di ritrovarsi magari a 30 anni senza aver avuto un amore diverso da me, un nome da pronunciare che non sia il mio, una strada da percorrere con qualcuno che non abbia le mie mani e la perfidia di trattenerli mentre dovrei solo lasciarli liberi.

Ma qual è la mia colpa? Qual è il prezzo da pagare se sono soltanto me stessa e non faccio niente per trattenere le persone, per metterle nelle mie belle gabbie d’oro ed accarezzarle di tanto in tanto,?non sono io quella, non sono quella di cui gli altri raccontano, non ho mai desiderato avere una schiera di sudditi pronti a guardarmi le spalle, a battersi al posto mio, a sacrificare la loro felicità per la mia. Non sono una regina, non lo sono mai stata, e non voglio esserlo, non sono quella che vive a discapito degli altri, né quella che incatena le persone, né quella che desidera la sua felicità anche a costo di sacrificare quella altrui, è il modo di dipingere le persone che infonde negli altri le idee che abbiamo di noi stessi, a volte sembra quasi che io diventi proprio come gli altri raccontano, ma non stanno così le cose, è uno stupido gioco di ruoli, io resto comunque quella che dal pigiama serio resta affacciata al balcone per tutta la serata in attesa di vedere la sua stella che puntualmente non arriva mai.

Io le mie battaglie me le sono fatte sempre da sola, mi sono sempre dipinta la faccia di fango, raccolta i capelli e con il mio sguardo da finta cattiva mi sono battuta fino allo strenuo delle mie forze, che poi quando ritornavo dalla battaglia ci fosse qualcuno ad aspettarmi, qualcuno che amava curare le mie ferite è un altro conto, non è la benda che copre le ferite che fa di un guerriero un codardo, ma è quello che c’è sotto, lo squarcio che gli ha procurato una lancia, la lama di una spada, un fulmineo colpo di pistola che rendono di quell’uomo o di quella donna un vero protagonista della lotta.

Non voglio esprimere un desiderio, credo che non sia la caduta di una stella la vicenda che possa darti uno schiaffo, che possa cambiare il corso delle cose e renderti felice, ma è piuttosto un capriccio, non ne ho mai vista una, credo che sia emozionante assistere alla discesa di qualcosa per qualche secondo, come se fosse una goccia di pioggia, solo più luminosa, più accecante, solo più rapida.

Io consegno carta bianca agli altri, che si sappia, io non costringo, non decido, non dirigo, non penso per gli altri, semplicemente vivo nel bene e nel male, cammino, parlo, mangio, respiro e se qualcuno è capace ancora di innamorarsi di me, e di restarmi accanto non può che essere un grande regalo che ha quasi le sembianze di quella piccola stella cadente.

By miriana

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Lunedý, 06 Agosto 2012, 09:27

Sono arrivati anche i miei diciannove anni.

Ed è strano quando da un momento all’altro facendo finta di nulla i tuoi genitori ti piazzano una torta in macchina. Mia madre faceva finta di niente, si girava dall’altra parte dello sportello per non lasciar intravedere quanta voglia lei avesse di dirmi che seppur sarebbe stata una cosa semplicissima quella sera era il mio compleanno ed era giusto che anche io, come tutte le persone normali di questo mondo spegnessi la mia candelina ed esprimessi un desiderio. Mio padre con la faccia tutta tirata di gioia si avvicina poi al finestrino dove sono seduta e mi porge la torta incartata visibilmente contento. Non sapevo di dover ricevere una torta, insomma, non sono quel tipo di ragazza che pretende delle feste, a dire il vero un po’ mi imbarazzano pure, eppure loro hanno organizzato tutto senza farmi capire un bel niente. Nella cella del frigo c’era già pronta una bottiglia di spumante che io non so aprire, e allora esattamente come un anno fa quando compivo i miei diciotto anni l’ha stappata mio padre e ne ha versato  il suo contenuto, era aspro al punto giusto, né troppo dolce né troppo amaro. Mia madre poi dice che me lo merito, che  mi sono diplomata e non ho ricevuto un bel niente, neppure i complimenti, il mio 88 era rimasto lì appeso nella sagoma delle cose belle e mai capite fin in fondo, ma non me l’aspettavo, sono una persona che si accontenta e il sorriso di mia madre entrando dalla porta di casa mi era più che bastato come ricompensa. Poi eravamo tutti buffi, ci siamo fatti una foto strana con l’autoscatto con i calici in mano e la torta in bella vista, come se fosse una vera festa, come se ci fossero chissà quanti invitati, e invece eravamo solo noi tre che scontrando i nostri calici ci siamo detti ‘’cin’’. Sono stati carini, sono stati davvero dolcissimi e non sapevo cosa fare o dire per ringraziarli, li sorridevo soltanto, completamente imbarazzata, ma li sorridevo comunque. Mi vogliono bene ed io ne voglio molto a loro tanto da essere pronta a sacrificare un mucchio di cose per la loro felicità. Poi arriva il momento in cui ti chiedono di esprimere un desiderio, sei davanti alla torta con la bocca già pronta, ma tanti di quei desideri vorresti esprimere che non basterebbero milioni di candeline, e allora ho sussurrato nella mia testa la prima cosa che mi è venuta in mente ‘’ Voglio essere felice’’. Non credo nel fatto che i desideri espressi non debbano essere rivelati, se le cose devono succedere accadono anche se le spifferi ai quattro venti, anche se le ripeti a voce alta in mezzo alla città. Mi sono accorta di essere un po’ egoista esprimendo quel desiderio, ma l’ho espresso senza pensarci, io spero che il grande omone che li esaudisce abbia capito anche il retroscena, non voglio una felicità esclusiva per me, ma voglio che anche i miei genitori lo siano tanto, era sott’inteso, non me ne faccio niente di una solo per me, voglio che sia di tutti noi, di tutti e tre che da tanto tempo non siamo più gli stessi. Mentre il mio compleanno lentamente si consumava ho sussurrato piano che ‘’l’eroe’’ aveva ancora un ora e mezza per farmi i suoi auguri, per dimostrarmi davvero che non mi ha dimenticato, ma non sono arrivati, neanche il nostro riavvicinarci, spiegarci, capirci un po’ di più è riuscito a darti la voglia di farmi felice almeno per i cinque secondi di un sms, non hai voluto esserci, e va benissimo se non era questo ciò che desideravi, ma se eri combattuto fino all’ultimo secondo nel mandarmi gli auguri, hai sbagliato, dovevi farlo, dovevi farlo perché io li aspettavo e non hai fatto altro che ripeterti come tutti gli altri anni, perché è proprio vero a volte le persone ti sorprendono, mi sono arrivati auguri di persone che credevo morte e sepolte, e invece sono mancati all’appello alcune che avevano giurato di dare l’anima per me. L’altra ‘’ la tipa cristiana’’  mi ha detto che se ne era dimenticata, come fai a dimenticare il compleanno di una persona che fino a qualche anno fa giuravi di non lasciare mai da sola. Io le chiamo comparse tutte quelle persone che seppur volevano fare ed essere grandi cose per te si sono rivelate soltanto fumo nell’aria, e allora non possono che essere semplici comparse, che passano nella tua vita, a volte danno anche fastidio e poi svaniscono nel nulla, ma al diavolo loro, al diavolo tutti quelli che dicono cose senza avere la certezza di poterle mantenere in seguito. Al diavolo le comparse, al diavolo gli auguri mancati, al diavolo tutti quelli che ieri erano a conoscenza del mio compleanno e non hanno voluto sprecare neanche i quindici centesimi di un messaggio o i pochi secondi di una notifica face book.

Ma ringrazio invece tutti quelli che mi sono stati accanto, quelli che hanno impiegato il loro tempo e soprattutto il loro cuore per dedicarmi un pensiero, un augurio, un dolce regalo per il mio diciannovesimo compleanno. Grazie anche ai miei genitori, ai miei amici cari, alle mie ragioni di vita.

Vi voglio bene.

By miriana

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Sabato, 04 Agosto 2012, 17:27

Domani saranno 19 anni.

Potrei pure smetterla di crescere adesso..

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ci˛ che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte pi¨ o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virt¨, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno giÓ un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrÓ bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di pi¨ quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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