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Dentroadunsognomalconcio

Sabato, 26 Agosto 2017, 19:20

Ho pensato per anni alle cose sbagliate, pensavo di essere pronta, pensavo di essere giusta, un po’ come una che pensa di avere le misure adatte per quella giacca da sogno, vive per avere quella giacca dai bottoni d’oro, fa esercizio, mangia sano, indossa cose brutte per abituarsi all’idea che poi avrà qualcosa di meraviglioso, poi arriva in negozio, e indossando quella giacca scopre che è di una taglia più piccola, o che non le sta così bene addosso, o che ha quattro bottoni d’oro invece di tre.
Delusione, rabbia, angoscia.
E poi ti perdi, perché hai desiderato così tanto quella giacca, che ti eri capacitato dell’idea che fosse solo tua, che fosse adatta a te, e che tu fossi in grado di portarla bene.
Non tutte le giacche che ci piacciono ci rendono belli, qualcuna è un pezzo di stoffa che ci rende invisibili.
Sono cresciuta per anni con l’idea di essere forte abbastanza da reggere certi urti, non ho mai avuto così tanta paura da scappare via, ho sempre pensato che in fondo ero una ragazzina sveglia, una che prende colpi e sa incassare, una che anche se spingono giù alla fine si rimette sempre in piedi sulle sue ginocchia.
Pensavo, scioccamente che anche le cose più brutte del mondo potessero solo scivolarmi addosso, arrivare alla mente e diventare idee e basta, poi problemi, e poi soluzioni.
Ho sempre pensato che tanto prima o poi si risolve tutto, che ogni cosa trova il modo di fluire, e tornare a casa, o trovare una nuova casa.
Pensavo che i mostri avessero delle facce buffe, fino a quando non li ho visti davvero, e ho capito che forse i tuoi mostri sono mostri, e fanno paura, ma quelli che inseguono le persone che ami sono ancora più spaventosi, perché da un momento all’altro potrebbero attaccarle, e fargli del male, e tu che hai i tuoi mostri cuciti addosso, e scopri di non essere all’altezza, di non avere tutta quella forza dentro, non puoi che restare a guardare mentre quelle bestie feroci divorano chi ami.
Poi inevitabilmente quel massacro fa di te la preda perfetta, e muori, insieme a chi hai visto morire.
La realtà delle cose mi è rimbalzata addosso creando una grande voragine, ma solo interna. Come un grosso cratere di un vulcano ancora acceso che non si mostra più, ma è pronto a scoppiare. Dentro ho sentito dei filamenti di pelle squarciarsi in più direzioni, ho sentito nello stomaco formarsi un groviglio di lamenti e dolore: una sfera di urla strazianti che non viene lanciata fuori.
Le cose che non riescono ad uscire sono quelle più tremende: come farfalle carnivore che ti fanno del male, senza che tu te ne accorga, senza che l’insetticida riesce a toccarle e ucciderle senza uccidere anche te.
Ho sempre pensato di essere una ragazzina sveglia e capace: mi rendo conto che non sarei stata né sveglia abbastanza né capace. Che tutto quel male mi avrebbe travolta, come ha fatto adesso, allo stesso modo, forse prima in modo peggiore.
Non sarei stata capace di mettere sul fuoco il veleno e darglielo a bere come minestra, non sarei stata capace di vederlo in orizzontale sul ciglio della strada e tirarlo su senza mettermi distesa accanto, a sentirgli il respiro e poi forse a piangere forte.
Non sarei stata capace di dirgli – bevi, se vuoi- - vai a comprare il vino per gli ospiti- senza sentirmi il cuore scoppiare e l’ansia mangiarmi da dentro.
Per tutto quel – coraggio- ci vuole una pietra nel cuore. Io sono soffice dentro e fuori.
Le pietre non mi riempiono, né mi toccano.
La prova più grande forse sarebbe stata la mia: vuoi davvero perderlo senza perderti?
Mi sarei persa, solo per stare con te.
Ho pensato per molto tempo che non mi importasse di quanto tu fossi sporco fuori e dentro, di come le tue mani avessero toccato le cose sbagliate, di come la tua testa fosse stata usata per scopi diabolici: volevo che quello sporco fosse anche mio, che le mie mani toccassero le tue quando avevi stretto tra le dita le cose sbagliate, volevo che la mia testa si fosse unita alla tua per – scopi diabolici-
Tutto questo, se fosse stato con te.
Fai rampe di scale pericolose, anche se non sono della tua misura, se alla fine della tromba di scale c’è chi desideri ad aspettarti.
Forse è verità, o forse è solo pazzia, la stessa che non mi abbandona, la stessa che è sempre stata con me.
Vedere qualcuno che ami distruggersi è devastante, essere la sorvegliante di quella distruzione, forse lo è ancora di più: fare la cosa giusta non è sempre fare la cosa più semplice, anzi.
Non è tanto l’atto in sé, non senti dolore fino a che l’ago non ti buca la carne, prima che il dottore ti dica giù i vestiti, non immagini quanto sia doloroso, ma per uno che ha mangiato quintali di torte, e pasticcini, fino a diventare un diabetico cronico, desiderare – una mousse al cioccolato- dopo molto tempo, forse è ancora più pericoloso.
Il desiderio è più grave della cosa in sé, il peccato tenta il peccatore, il peccatore desidera il peccato.
Sarà che sono una debole sotto sotto, sarà che chi ama non riesce ad essere forte abbastanza, che il tuo carattere va a farsi fo**ere e basta, perché la paura di vedere quella persona star male è più grande di tutto, persino di te stessa.
Ho messo su le basi, anche se non mi viene riconosciuto, o se il –suo lavoro- è stato più valido ed importante del mio: ho cercato di insegnargli qualcosa, di spiegargli cosa fosse giusto, di legarlo a qualcuno, di legarlo a me, in modo che il mio ricordo/presenza gli avesse aperto gli occhi e tenuto ancorato a qualcosa quando le cose si sarebbero messe male.
Non era importante sentirmi dire –scappa- io non scappavo perché non mi andava, perché non c’era un posto sicuro nel mondo, se al sicuro non c’eri anche tu.
Andare a dormire pregando, sperando, immaginando che stesse andando tutto ok… mentre là fuori c’era la guerra del tuo cuore, la sfida dei tuoi sensi, e il delirio della tua vita.
La mia idea non lo teneva legato a niente, era perso, ed io mi perdevo di riflesso.
Stavolta posso dire che probabilmente lei è meglio di me, non che non l’abbia già ammesso tante volte, almeno cento volte a me stessa: a me mancano le qualità per resistere alla guerra, non ho le pietre nel cuore, e non ho le riserve giuste, sparo poco e male, solo quando mi parte la testa.
Lei è meglio di me per mille e uno motivi, ma quello più importante è che grazie a lei – ha smesso di darsi alla morte per darsi alla vita- io ero poco brava in questo, io ero solo la pace di qualche ora.
Non sono un granchè, non lo sono mai stata, e credo sia sbagliato dire – sei troppo per me- non sono abbastanza neppure per me stessa, figuriamoci per qualcun altro. Non sono mai stata così speciale, come si diceva in giro, non ero una ragazzina prodigio come pensavano, non ero più avanti degli altri, volevo solo che fosse così, che fossi all’altezza delle persone che ammiravo, all’altezza dell’ amore che volevo.
Ogni giorno che passava mi dicevo – che bello, sono più grande di un giorno-
Pensavo che crescere gli avrebbe permesso di vedermi in modo più chiaro, di sentire che ero quella da portare per mano, o in qualche posto in mezzo alla gente, o in mezzo al nulla.
Insieme e basta.
Invece tremo perché sono fragile, perché la morte mi spaventa, e non parlo della mia, forse della mia non mi importa un granchè, ma della morte di chi amo, me ne importa fin troppo.
Ho paura che la grande signora incappucciata una volta che ti ha marchiato sul collo, non smetterà mai di cercarti. E’ avida, è lussuriosa. Vuole averti per sé.
Io mi sono persa in altri modi, mi sono data altri tipi di morte, forse il marchio ce l’ho anche io, perché a volte l’ho cercata io per prima.
Ci rincorrerà sempre, perché ha imparato il nostro nome.
Invece tremo e resto paralizzata, perché le rocce che mi mancano dentro si formano fuori.
Perché ho paura di vedere i fiori appassirsi, gli occhi spegnersi, le braccia cadere, ho paura perché non riesco a cambiare le cose, perché non valgo abbastanza, perché sono un vetro già rotto in più punti.
Non reggo agli urti, non reggo agli incidenti, e non reggo alla morte anche se in piccole dosi.
Ho sempre voluto tenerlo al sicuro, anche a mio discapito, ho sempre cercato di fare il mio meglio, anche se non avevo un meglio da dare.
Tutto quel male mi si piazza dentro: riesco quasi a sentire le macchine tirare i freni e far casino, gli spintoni, le armi affacciate sugli occhi, la rabbia, il respiro affannoso, l’orologio che ticchetta, il tempo che non passa, il giocattolo che arriva e ti sveglia, il sesso, la voglia, il fuoco negli occhi, di nuovo le attese, i soldi cadere, gli amici crollare, il male… 
Sento tutto,perché mi hanno costruita male, e tutto entra e tutto taglia.
Le idee che avevo di me erano tutte sbagliate, non ero un pugile pronto a colpire, ma un cucciolo di panda spaventato e sudato.
Caduto a picco in fondo al mare, anche coi braccioli e la ciambella.
Caduto a picco sul fondo del mare, perché tutto fa male.
Nessuno ha colpe speciali, o cose per cui sentirsi in colpa, le cose succedono perché devono succedere.
Il problema sono sempre stata io, mi sopravvalutavo, mi credevo la chiave giusta per una serratura sbagliata, e c’erano almeno un’altra dozzina di chiavi più adatte, solo che non volevo accettarlo.

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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