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Dentroadunsognomalconcio

Martedì, 25 Luglio 2017, 15:08

E mentre fuori tira vento, e quasi piove, me ne sto con le ginocchia piegate, vicino al mento, mi cullo piano avanti e indietro, aspetto che il fresco si faccia sentire sulla fronte e poi su tutto il resto del corpo. Quando sono così mi riscopro fragile e piccola, come sono sempre stata, quando sono così vorrei abbracciarmi da me, stringermi nelle braccia con la giusta forza che non fa male, ma che si fa sentire, è questione di pesi e leve, di equilibri e rapide discese. E’ che corro avanti e indietro, tengo gli occhi asciutti, sbraito, tento di difendermi, poi capita che mi finiscono le forze e mi tremano le ginocchia, e allora mi cade lo scudo e la spada e mi lascio infilzare. C’è che quando sono così potrebbero fare di me mangime per porci. Ho paura di questi miei vuoti, di quei momenti in cui la testa va in black out, gli occhi mi diventano di un grigio cupo, e non faccio altro che pensare che – questo mondo non mi appartenga-
Quando sono così fragile, prendo calci e pugni e non mi difendo, la voce grossa diventa una linea sottile di decibel che poi svanisce nel nulla, le gambe salde solo due stracci di pezza che si ripiegano su sè stessi, e le mani strette a pugno, solo due pezzi di carne lasciati cadere. Ho paura perché in quei momenti non sono brava a tenere duro, perché mi lascio andare, e perdo ogni buon proposito.
E’ un fatto di guadagnare terreno e poi perderlo tutto in una volta: certo che sei brava a fare progressi, mi dico, ma quando faccio passi indietro con la vita, mi rendo conto che non ho fatto abbastanza per me stessa.
Se smetto di sorridere per almeno un’ora, ho già fallito.
Se mi lascio prendere dalle ansie, ho smesso di pensare alle cose belle.
Se prendo tutto molto sul serio, le favole non esistono più.
Se mi lascio abbattere dagli insulti, il buono di me svanisce.

Trattengo il fiato quando con una spinta violenta vengo spinta all’angolo del muro, quando mi si guarda con gli occhi infuocati di rabbia non ho neanche la forza di tremare, divento solo un corpo vuoto.
Forse aver vissuto per tanto tempo nella violenza e nel dolore, mi ha cambiata, o forse mi ha stravolta.
Tutto quel male mi ha rivoltata come un calzino vecchio, mostrando agli altri solo le parti bucate e consunte: chi non è bravo a vedere al di là dei buchi, non vede niente di bello in me.
C’è che forse sono stata messa per troppo tempo all’angolo, spintonata e presa a calci, anche solo con l’indifferenza – un po’ come se, se vivi e sei felice ok, se non sei felice sono problemi tuoi.- E’ da quando sono piccola che in fondo vivo così, adesso che sono più grande cerco di scappare dal dolore, cerco di essere più violenta dei violenti, e più grossa dei giganti: cerco di coglierli di sorpresa, batterli sul tempo, e mettermi in salvo. Quando qualcuno fa la voce grossa con me, mi ricorda di quante volte non mi è stato parlato con dolcezza, quando qualcuno mi spinge al muro, mi sento il cuore disfarsi, distrutto da un martello. Quando qualcuno arriva a minacciarmi, mi rendo conto che in fondo la tua vita, per qualcun altro può non valere nulla.
Adesso che sono poco più grande di prima, cerco l’oasi felice, un piccolo posto di mondo, dove non sempre sono io quella sbagliata, quella che non va, quella che non funziona, quella rotta da portare indietro. Adesso che sono poco più grande, quando qualcuno mi fa rivivere quelle sensazioni che ancora mi porto dietro, muoio un po’alla volta, perché non ho paura di quello che possono farmi gli altri, ma di quello che potrei fare a me stessa se oltrepassassi il limite.
Mi dico – amati- perché te lo meriti, poi qualcuno mi passa con un trattore addosso, e mi dico – che forse una come me non si ama, perché non lo merita, o perché c’è qualcuno di meglio là fuori, o perché sono nata sbagliata, per caso, in un mondo che non ho mai sentito mio abbastanza.
Ho sempre voluto che oltre me, qualcuno fosse – in qualche modo orgoglioso di me- 
Ho sentito pochi – brava- nella mia vita, ho avuto pochi premi, e poche gratificazioni, tutto quello che ho fatto è perché sentivo di doverlo a me stessa, allora se mi metto un po’ a pensare, cerco di capire se una come me ha qualcosa di buono addosso, anche se nessuno mi ha mai fatto complimenti al riguardo.
Ho studiato, sono stata una brava studentessa, una di quelle che quando si è trovata a mollare perché aveva i problemi fin sopra la testa, poi alla fine si è messa sotto e ha recuperato tutto, perché – le cose a metà, non si fanno.- Ho preso dei bei voti, che nessuno mi chiedeva mai, ma quando vedevo un bell’otto, o un bel nove, sorridevo e tornavo a posto. Qualcuno diceva – beh ovvio, è abituata- io non mi sono mai abituata alle prodezze che mostravo a me stessa. Alla fine mi sono scelta la scuola da sola, senza consiglio di nessuno, l’ho sbagliata, ho cambiato indirizzo, ho frequentato il liceo con coraggio anche se gli altri, i più, non mi volevano bene o se alcune materie erano più difficili di altre, alla fine anche quando stavo male, portavo i punti a casa, e quando ho discusso la tesi del mio diploma, mi hanno stretto la mano, e mi hanno detto – prosegui con gli studi, c’è qualcosa di brillante in te.-
Ho passato tutta la mia vita ad amare le stesse persone. I miei coetanei passavano le serate nei locali, o a girare per la strada sfatti e felici. Io anche se non venivo ricambiata, ero testarda come un mulo, perché – tanto non sei tu che non vai bene, è quello che gli altri vedono di te che non va bene, perché la gente parla, e perché devi solo aspettare un po’ di più- perché quando mi trovavo ad amare, dovevo sempre aspettare: aspettare che qualcuno si accorgesse di me, aspettare che crescessi, aspettare che fossi in grado, aspettare di essere più di un’amica, aspettare che gli ostacoli diventassero nulli, aspettare di soppiatto, aspettare e basta. Sono sempre stata brava ad aspettare, ma non per questo significa che sia poco doloroso. Ho amato poche persone nella mia vita, continuo ad amarne pochissime, si contano sulle dita di una sola mano, probabilmente, perché continuo a pensare che siamo fatti per pochi, e che se non mi sono data a tanta gente, forse c’è davvero qualcosa di diverso in me.

Ho proseguito col mio sogno, anche se non portava a niente, anche se al momento non porta a niente. Ho scritto, scritto, scritto, mi sono cavata il cuore a furia di scrivere, ho prosciugato gli occhi, e sono stata a corto di respiro, perché quando scrivo, in fondo vivo, e quando vivo sono lì a sentire le batterie del cuore lampeggiare e diminuire. Non ho mai pensato che fosse tempo sprecato, mi sono sempre detta che se un giorno dovessi accorgermi che proprio non ho speranze di diventare carta e inchiostro per la gente, allora lo sarò solo per le persone che mi amano, e per me stessa. Avere un sogno è faticoso, ed è per i pochi coraggiosi rimasti nel mondo che non hanno paura di schiantarsi e farsi male. Io non ho così voglia di farmi ancora male, ma non rinuncio al viaggio di andata e ritorno, se esso potrebbe portarmi in un posto bellissimo, forse, un giorno, o forse mai.

Ho amato mia madre, continuo ad amarla, e quando guardo le nostre foto messe vicino, sono orgogliosa di avere i suoi occhi, e molto del suo carattere. Mi dico che in fondo amare in modo profondissimo qualcuno è un’ esperienza che appartiene a pochi, è una rarità, è una magia che non si può spiegare, che in fondo è capace di toglierti tanto, ma tanto ti ridà indietro, se sai ascoltare le giuste parole, e seguire la giusta corrente.

Sono una persona leale, non mi piacciono i doppi giochi, non mi piacciono le bugie, e quando conosco la verità, e non posso parlare, le parole mi si arrugginiscono dentro. Capisco che esistono – bugie bianche- usate per non ferire, ma capisco che esiste anche la –verità dell’amore- che potrebbe fare molto più bene della prima cosa. La gente di oggi è veloce, non si guarda mai indietro, è capace di stravolgere la propria vita nel giro di qualche mese, dimenticando tutto e tutti. Io ho la qualità di saper ricordare, nel bene e nel male, ricordo tutto il bene che mi viene fatto, e tutto il male che mi viene dato, poi lo diluisco e ne traggo una pozione che bevo a poco a poco. Non mi vendo al miglior offerente, e vorrei avere i soldi giusti per non essere continuamente preoccupata sul mio futuro, vorrei poter non avere paura del domani. Non vendo i miei baci, e la mia giovinezza, non vendo la mia testa. Non sono in vendita, e mi va bene così. Non sono una di quelle che ti sbatte all’angolo e ti prosciuga, se ti sorrido è perché ne ho davvero voglia, se ti accarezzo è perché voglio che tu senta la mia carezza, e se ti guardo negli occhi è perché sono felice, triste, o tutte e due le cose. Non faccio parte del gregge, e per molti aspetti la gente mi guarda male, arricciando il naso, perché non sono nella loro fila, quella considerata – giusta- perché non seguo schemi, e perché anche se non sono perfetta preferisco essere me stessa e basta. Non sono uguale agli altri, e gli altri non mi appartengono.
Quando vedo qualcuno stare male, vorrei dirgli – che andrà tutto bene- anche se si tratta di uno sconosciuto o di un nemico. La cosa mi parte da dentro, come un fiume in piena che scorre, scorre, e non si ferma da nessuna parte. Quando leggo il dolore negli occhi, lo sento anche io, e più sei una persona a me vicina, più questa sensazione aumenta: io sento la gente, e non so se la gente sente me. E’ un po’ come essere collegati a tutti e nessuno, un po’ come sentire il battito del cuore di chi ti dorme accanto, sovrapposto al tuo. Il sentirsi smarriti è una sensazione che conosco bene, e se potessi, se ne avessi le capacità, mi piacerebbe cancellare quel vuoto dagli occhi di tutti. Due occhi che sorridono, sono la cosa più bella del mondo, privarsene è da pazzi.
Ogni volta che sto a pezzi, ho imparato a guardarmi allo specchio, per almeno venti minuti, mi tocco la faccia, mi accarezzo le lacrime, e ricordo a me stessa che anche se tutti dovessero andare via, con me – ci sono io, e ci sarò sempre, fino a quando riuscirò a resistere.- Ho imparato a regolarizzare il respiro da sola, a trasformare i singhiozzi in lamenti, i lamenti in sussulti e i sussulti in vuoti d’aria. Sono cose che andrebbero imparate, io ho imparato un po’ da me, perché quando sto male, in fondo ci sono solo io con me stessa.
C’è che altre cose belle di me, non mi vengono in mente, perché forse ho finito la lista, perché forse non ce ne sono più. La cosa più bella che qualcuno possa dirti, col cuore, in mezzo alla lista dei – ti amo, sei bellissima, sei pulita, ti auguro di essere felice, c’è : sono orgoglioso di te.-
E’ una frase che mi lascia senza fiato, perché va meritata, e perché mi piacerebbe meritarla, in qualche modo per le cose che ho fatto, ma soprattutto per come sono riuscita a rimanere, al di là di tutto. Allora visto che non c’è nessuno che lo pensi, posso dire che - sono un po’ orgogliosa di me- per quello che ho fatto, per come sono stata e per come riesco ad essere, ancora oggi, anche se mi sono persa più volte.
Sperando che un – un po’ orgogliosa- un giorno si trasformi in un - pazzamente orgogliosa –
Sperando di meritare un po’ del mio amore, sempre, qualunque cosa io faccia, ovunque io sia, in mezzo a milioni di persone migliori di me.
Mi accarezzo gli occhi un po’ tristi, cerco di diluire la paura, mi tengo stretta stretta, come la bambina che non ha mai smesso di esistere in me. Mi dico che – andrà tutto bene- mi dico che – ieri è stata solo una brutta giornata- che – merito carezze, non spinte. – e che – nessuno al mondo potrà mai spingermi così oltre da dover lasciare questo mondo.
La paura non è un marchio a fuoco, è solo qualcosa che ti porti dietro, troppo spaventata anche solo per disfartene, poi ci si abitua, poi perde fuoco, come un tatuaggio che resta sotto al sole per anni.
Se riesci, se trovi ancora un po’ di forza in te, anche per questa cosa, allora perdonami Miriana, tu fallo e basta.
Nessuno ti farà del male..

By miriana

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Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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