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Dentroadunsognomalconcio

Martedì, 13 Giugno 2017, 18:11

Ti mando mille baci, tu tienili sul cuore. Non c’è bisogno di ricambiare, puoi solo stare zitta, se ti va, o straparlare, ma quello ti va sempre. Un bacio per quella volta che eri ai piedi di un treno, e il vento ti spostava con forza i capelli, che avevi sulle spalle il tuo zaino, e i tuoi pantaloni larghi, che annuivi con la testa a quelli che ti stavano vicino, e ti raccontavano della festa a cui eravate stati la sera prima, ma dove tu ti eri persa in una bottiglia e in un grosso fumo verde, fino a non ricordare più niente, fino a trovarti in piedi a fissare quel treno e ad annuire con la testa senza capire.

Un bacio per quella volta che era notte fonda, forse il mattino era già iniziato, e avevi nella testa una canzone e la cantavi a ripetizione, in un loop infinito di frasi e note, che forse non esistevano neppure, o che avevi rubato a qualcuno, e allora mentre cercavi la strada per casa, ti venivo in mente, e prima che il sole potesse sorgere nel cielo, sorgevi nella mia vita, e mi mandavi a scuola, con le tue parole severe che profumavano d’amore, perché mi stavi pensando, mentre io dormendo non avevo fatto altro che pensarti.

Un bacio per quando eri inca**ata nera e ti tenevi appesa ai tuoi sbagli, quando sbagliavi ed eri felice, quando sbagliavi ed eri profondamente triste, quando accavallavi le gambe seduta sul muretto, e gridavi forte tutti i suoi sogni, e ti trovavi a vomitare quelle paure in scatola che ti eri fatta nascere nella testa: fino a quando non ti addormentavi su un paio di ginocchia amiche, e ti lasciavi accarezzare la fronte, fino al giorno dopo: ed io avrei voluto essere quelle mani, e quelle ginocchia, e tutta l’aria intorno che ti accarezzava la pelle umida e pallida. 

Un bacio per quando eri lì seduta in macchina, a baciare chi c’era stato, a chi avevi costretto ad esserci coi tuoi modi perfetti di fare e di esistere. Un bacio anche se ne avevi già cento, adagiati sul sedile, stesi al finestrino, mentre i passanti guardavano il tuo imbarazzo e la tua faccia tosta, e dimenavano i pensieri, fino a non capirci niente. Un bacio sulla bocca, anche se avevi la bocca già sazia. Uno sulla fronte, anche se bruciava di paure, uno sulle braccia, che lasciavi cadere sui fianchi, ed uno sulle dita, incollate ad un plettro maledetto che non trovavi mai in mezzo al tuo disordine.

Un bacio per quella notte che pioveva, e sotto le coperte faceva freddo, che fuori i cani poi abbaiavano, e tu avevi addosso tutta la paura di una bambina. Un bacio perché te l’avevo gridato, e tu mi avevi risposto ridendo: che poi era solo un sorriso, che non mi hai fatto vedere, perché nel buio si perdevano i dettagli, e anche le stelle non brillavano abbastanza. Perché se avessi avuto il mio bacio sul cuscino, allora mi sarei addormentato accanto a te, ti avrei toccato le labbra fino a saperle disegnare su un foglio, ti avrei tenuta al caldo col mio corpo, ti avrei fatto da mangiare, e ripiegato i vestiti in disordine, sarei stato grande anche se non ne ero all’altezza, sarei stato forte quando a te sarebbe servita la forza, sarei stato io, pensando di bastare come tu bastavi a me.

Un bacio per quelle volte in cui sparivo, e a te mettevo paura: perché una radio sempre accesa, quando è spenta ti mette addosso delle domande. Tu mi domandavi perché non fosse più domenica, io mi nascondevo dentro un lunedì noioso, ma ti baciavo, anche se di nascosto.
Fino a quando nascondersi non è bastato, perché un mondo non lo nascondi sotto uno strofinaccio da cucina. Ero diventato così grande e grosso, che non ci sarebbe stato modo di tenerti all’oscuro, allora ho puntato dritto i piedi per terra, tenendo un braccio rigido, accanto alla testa, come per tenerti buona, ti ho baciato sulla bocca, ho chiuso gli occhi e ho pensato a quanto sarebbe stato spiacevole sentire un tuo schiaffo.

Allora non mi hai toccato, non mi hai sgridato, non mi hai respinto.

Immobile e bellissima, sotto un porticato di fiori invisibili.
Silenziosa e caotica, come la radio che ero io.

Mi hai baciato come ti avevo baciato io, dentro e fuori, come una cucitura a doppio filo. 
Dentro e fuori, per non permettere al sangue di gocciolare via, o ad altro di entrare dentro.
Mi hai baciato ed io ho aperto gli occhi, come una sorpresa che arriva e ti spaventa.
Allora sono ritornato una domenica. Il lunedì è sparito sotto la presa gentile di ogni tuo bacio.

Non abbiamo più smesso d’allora, è sempre domenica quando sei con me.

By miriana

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Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


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