Web Irish Pub - iscriviti e crea il tuo blog ;)
Dentroadunsognomalconcio

Martedì, 07 Febbraio 2017, 16:47

Quando andavo alle medie avevo problemi con la mia professoressa di matematica. Lei non vedeva in me quello che in molti vedevano. Mi diceva spesso con la sua espressione arrogante, che non mi sarebbe bastato fingermi una scrittrice se poi nelle altre cose non ero brava, o meglio non lo diceva mai a me, si riferiva all’intera classe, 30 ragazzi assolutamente ordinari, non che nell’essere ordinari ci sia qualcosa di brutto, dicendo che non sarebbe bastato a qualcuno di noi fare gli scrittori se poi di numeri non ci capivamo niente. Elargiva il suo discorso a tutti, per poi, sulla fine, puntare il suo sguardo cattivo su di me. Lei odiava il fatto che io avessi un sogno, e che per quel sogno ero disposta a grandi cose. Non sopportava il fatto che la professoressa d’italiano portasse i miei temi in sala di consiglio per farli leggere agli altri. -E’ solo una ragazzina che sa usare bene il congiuntivo- diceva lei sottovoce. Per la mia professoressa ero molto più di una ragazzina che sapeva coniugare i verbi, lei pensava che io avessi talento, ripeteva ai miei di permettermi di sbocciare, di non lasciar morire tutto quel talento, e di valorizzarmi, starmi a sentire, anche se spesso riuscivo a parlare poco. Anche il professore di francese mi amava a modo suo, diceva che io avessi un’ attitudine alla lingua piuttosto eccezionale, pensava che certe cose mi venissero spontanee come a pochi. Io con loro due mi sentivo a casa, non che mi piacessero solo i loro complimenti, ma mi piaceva il fatto di non voler deluderli, di dare il massimo ogni volta per sbalordirli sempre di più. Le prima volte che la prof di matematica mi muoveva quelle accuse, io abbassavo la testa, pensavo tra me e me se scrivere così, in modo diverso dagli altri, non mi avrebbe portato problemi, non avesse fatto di me quella strana, quella incomprensibile. Sentivo la mia diversità come un peso da portare piuttosto che un premio del destino. D’altra parte cercavo di innamorarmi dei numeri, cercavo di impegnarmi sul serio, di prendere dei bei voti, di interessarmi alle espressioni algebriche molto più che a Leopardi o Manzoni, o al tema libero. Passavo i miei pomeriggi a buttare sangue sul libro giallo di algebra, mia madre mi diceva- basta così, se non ci riesci lei ti capirà- Io sapevo che non avrebbe capito, soprattutto se a non aver capito la lezione ero io. Consumavo le matite e le gomme a furia di segnare e cancellare, calcolare e riprovare, spesso la mia testa dura riusciva a combinare qualcosa di buono, arrivavo alle nove di sera con le dita sporche di matita e il tavolo ricoperto di cancellature. Il giorno dopo speravo che lei avesse apprezzato i miei sforzi, che in qualche modo riuscisse a vedere anche un quarto di ciò che vedevano gli altri in me, ma per lei restavo solo una ragazzina presuntuosa dalla penna fortunata. Nonostante tutti i miei sforzi, i numeri non mi piacevano mai più delle lettere, non riuscivano a mettere ordine nella mia testa, per quanto un calcolo riuscito bene desse la soluzione di un casino, le lettere per me restavano il modo migliore di mettere in ordine le cose. Scrivere mi faceva sentire me stessa, rendeva possibile cose che in realtà non lo erano, e soprattutto mi davano una dimensione che fosse mia. Io ero quello, io ero brava in quello, io potevo essere quello se mi fossi impegnata ancora e ancora. Sfortunatamente agli esami di terza media la mia professoressa di italiano si ruppe una gamba, il mio tema fu letto anche dalla prof di matematica. Quando mi sedetti al tavolo della commissione sapevo benissimo che mi avrebbe fatto nera. Lei era molto amica del professore di tecnica. Erano cucchiaio e forchetta, bottone e camicia. Non abbassai mai la testa, non mostravo la mia paura. Mi tenevo la mano stretta ai jeans, e li fissavo negli occhi. Non furono per niente gentili o carini, o comprensivi. Nonostante io avessi fatto i miei tre anni in modo impeccabile, alcuno sconto mi fu fatto. La prof mi sventolò il tema sulla faccia, mi guardò e mi disse –niente da dire, ordinario come sempre, nessuno si aspettava il contrario.- Non c’erano errori di ortografia o grammatica, ma che fosse corretto non mi rendeva entusiasta neanche un po’, volevo che qualcuno ci avesse visto il cuore in quelle righe blu su un foglio bianco, ma lei non ce lo vedeva mai, lei notava solo i numeri che mi mancavano. Con lo stesso sguardo incattivito iniziò a farmi una serie di domande tutte difficili. Pensai che fosse davvero facile farmi la guerra senza il mio generale presente, tuttavia pensai che la vita mi avesse messo alla prova, così, pensai di potercela fare. Risposi a molte delle domande, quando arrivammo agli esercizi di matematica, mi disse che avevo svolto bene più o meno tutto, ma che i numeri non sarebbero mai stati dalla mia parte. Lo credo anche io, d’altronde nel corso degli anni ho sempre impiegato molta fatica a capirci qualcosa, anche se a dire il vero il non essermi mai arresa ha dato i suoi frutti.

A distanza di anni ho capito che i numeri, aveva ragione Lei, non saranno mai dalla mia parte, ma che le lettere lo saranno sempre, perché sono mie, perché mi appartengono, perché le sento dentro e fuori, perché mi mettono pace, mi distraggono, mi incollano gli squarci, stanno a sentire i miei malesseri, e qualche volta emozionano chi in me vede qualcosa, a differenza sua.

Le lettere mi permettono di non pensare a nulla, esattamente come in questo momento disperatissimo, dove non voglio pensare, dove non posso pensare, e allora scrivo, e parlo di me, di una me lontana, che non si è mai allontanata troppo.

By miriana

Link - commenti
+ * + * +









 

Il mio Blog

Image and video hosting by TinyPic Image and video hosting by TinyPic Image and video hosting by TinyPic Image and video hosting by TinyPic Image and video hosting by TinyPic Image and video hosting by TinyPic Image and video hosting by TinyPic Image and video hosting by TinyPic

Dentroadunsognomalconcio

Fino in fondo alle<br
/>radici<br />del
mio cuore


Io

Ho diciannove anni. anni, sono un Leoncino e vivo a Sulla luna.

Ho letto:
Leggo sempre ciò che scrivo, almeno due volte consecutive, per poi dimenticarmene del tutto.

Ho visto:
Amo il cruento ma non troppo, l'avventura, gli amori impossibili, complicati, spietati, che portano alla morte più o meno fisica.

Ascolto:
Vivo di musica, e per la musica.

Amo:
Amo restare a guardare le persone che si amano, quelle che si prendono per mano come se stessero facendo l'amore, amo quando piove ed io non ho impegni se non quello di poltrire sotto ad un piumone, amo stare a guardare il cielo, soprattutto quello notturno, dove il silenzio diventa una virtù, amo gli amanti dell'amore, e le cose che esprimano arte pura, amo scrivere e perdere ore a parlare di persone e cose che neppure esistono, ma che dentro la mia testa hanno già un posto privilegiato. Amo quando sono forte, quando mi asciugo le lacrime e dico a me stessa '' andrà bene''. Amo il sorriso di mia madre, e la risata di mio padre, amo i loro occhi a volte spensierati, altre tristi e spenti. Amo le persone che mi afferrano il cuore e lo tengono stretto stretto al loro petto come fosse un gioiello d'alta moda.

Odio:
Odio l'odio, odio il perbenismo, la presunzione, l'ozio non artistico, odio gli arrivisti, e quelli che si abbattono alla prima sconfitta, odio quelli che non hanno sogni ma che nel loro cassetto hanno solo degli sporchi soldi, odio i malditesta, e quelle domeniche che mi ricordano quanto io ci stia male, odio sentirmi sola al mondo, e odio ancora di più quando ho voglia di piangere, odio chi dimentica sempre in fretta, e chi si lascia le persone alle spalle come fossero le bucce di un frutto marcio.


I miei amici

Mia Pagina FB<3


230891 visite


Il passato da ritrovare

ultimi giorni
Febbraio 2017

Categorie



Feeds


Ringraziamenti

Layout&Template by Arkvallish
Host by Splinder
Image: Link

Brushes
Thanks to:
http://dead-brushes.deviantart.com
http://spiritsighs-stock.deviantart.com


Adesivi

Metti i tuoi adesivi